Evoluzione geomorfologica quaternaria delle Isole Tremiti

di Enrico Miccadei, Tommaso Piacentini, Vania Mancinelli, Francesco Mascioli.

L’arcipelago delle Isole Tremiti, situato nel centro del mare Adriatico (Fig. 1), in posizione mediana tra l’Appennino centro-meridionale e la catena dinarica, è considerato, a livello nazionale ed internazionale, un importante laboratorio geologico e geomorfologico, ricco di studi stratigrafici cenozoici, tettonico-sismici e, recentemente, geomorfologici. Nonostante le piccole dimensioni, le isole e la piattaforma continentale sottomarina mostrano una straordinaria ricchezza di morfologie terrestri e marine, passate e presenti. Lo studio di tali elementi e dell’evoluzione geomorfologica a lungo termine delle Isole Tremiti fornisce una chiave per la comprensione dell’evoluzione dell’Adriatico nel passato, ma rappresenta anche uno strumento fondamentale per l’analisi del contesto geomorfologico ambientale attuale e per la pianificazione territoriale.

L’arcipelago è compreso in un’area marina protetta inclusa nel Parco Nazionale del Gargano ed è composto dalle isole di San Domino, San Nicola, Capraia, Cretaccio e Pianosa, e dallo scoglio La Vecchia. Le isole sono allineate in direzione SO-NE e si elevano da una debole dorsale sottomarina caratterizzata da un’evidente asimmetria e da un’ampia piattaforma continentale, a NO, e una più piccola, a SE. Le isole mostrano un paesaggio tabulare, con superfici sommitali sub-pianeggianti, a quote tra i 116 m (San Domino) e i 55 m sul livello del mare (Capraia), delimitate da scogliere molto ripide o verticali (Fig. 1b).

Per molto tempo, il nome dell’arcipelago è stato collegato con l’eroe greco Diomede; il loro antico nome era, infatti, Isole di Diomede (Insulae Diomedae in latino e Διομηδιες in greco antico) (Fig. 2). Il mito vuole che le isole siano state create dall’eroe gettando in mare tre rocce enormi prese da Troia (San Domino, San Nicola e Capraia). Secondo un altro mito, la dea dell’amore Afrodite avrebbe trasformato i compagni di Diomede in diomedeae, rari uccelli marini che nidificano sulle scogliere calcaree costiere di San Domino. Infine, il nome Tremitis appare per la prima volta in manoscritti medievali e si riferisce ai terremoti storici che hanno interessato la zona, dal momento che la parola significa “tremori”.

Caratteristiche geologiche

Le isole sono state e sono ampiamente studiate dal punto di vista geologico e geomorfologico per la loro posizione, che ricade in un settore geologico molto complesso, e sono note per la loro sismicità storica e recente (Argnani et alii, 1993; Argnani, 1998; Castello et alii, 2006; Cattaneo et alii, 2007; Ridente & Trincardi, 2006; Del Gaudio et alii, 2007). I numerosi studi geologici sono iniziati alla fine del 1800 e proseguiti nel 1900 per la stratigrafia, le ricerche di idrocarburi e soprattutto per la sismicità, in relazione alla geologia adriatica. Tali studi evidenziano un’importanza rilevante nello studio della geodinamica dell’area (comportamento della microplacca adriatica in relazione all’evoluzione della catena appenninica e di quella dinarica) e nell’analisi dell’evoluzione geomorfologica quaternaria, nel contesto delle variazioni tettoniche, climatiche ed eustatiche (Caldara & Palmentola, 1993; Mastronuzzi & Sansò, 2002; Antonioli & Vai, 2004; Ferranti et alii, 2006).

Dal punto di vista geologico, l’arcipelago delle Isole Tremiti è costituito da una successione di rocce marine cenozoiche (Eocene-Pliocene medio), composta prevalentemente da calcari, con intercalazioni di calcari dolomitici, dolomie e marne (Selli, 1971; Pampaloni, 1988; Andriani & Guerricchio, 1996; Dall’Antonia, 2002, 2003; Lirer et alii, 2002). Al di sopra di tali rocce, che costituiscono il substrato delle isole, è presente una complessa successione di depositi superficiali quaternari formatisi in ambiente continentale; questi sono composti da sabbie e ghiaie alluvionali e di versante (con presenza di resti di mammiferi del Pleistocene medio; Pasa 1953), sabbie eoliche e loess (depositi eolici), crostoni calcarei, paleosuoli e depositi colluviali (con presenze di industrie litiche; Zorzi, 1958) di età complessivamente compresa tra il Pleistocene medio e l’Olocene (da circa 500 mila anni ad oggi (Di Bella et alii, 2008; Selli, 1971; Miccadei et alii, 2011 a,b; 2012).

Le fasi evolutive quaternarie dell’arcipelago lasciano nette testimonianze nella complessa successione continentale, riferibile ad ambienti di versante, fluviali ed eolici. I termini continentali sono generalmente esposti per uno spessore massimo di circa 40 metri, a quote comprese tra il livello del mare e oltre 100 metri (Fig. 3). L’intera successione continentale poggia su una superficie erosiva impostata nel substrato carbonatico ben visibile soprattutto nell’Isola di San Domino, San Nicola e nello scoglio di Cretaccio (Fig. 4). Ai processi deposizionali si alternano fasi di erosione che sono ben scandite da superfici erosive rilevate e datate (datazioni U/Th Uranio Torio) a partire da 125 mila anni fa (Fig. 3).

I depositi più antichi (Pleistocene Medio) sono costituiti da brecce (con paleosuoli intercalati) relativi ai processi di versante e, localmente, da sabbie eoliche. Questi sono in appoggio sulla superficie erosiva che modella il substrato carbonatico e, in alcuni casi, riempiono depressioni carsiche preesistenti (San Domino, Cala degli Inglesi, Cala delle Roselle, e Capraia, Fig. 3). San Nicola è caratterizzata da una seconda sequenza di depositi clastici (Br1, Ps1, Cg1), costituita da brecce e paleosuoli (Fig. 3, 4a), seguiti da livelli di conglomerati sub-arrotondati (Cg, Cg1, Fig. 3), in cui sono presenti resti di un coniglio fossile (Oryctolagus cuniculus; Pasa, 1953); tali depositi sono forse riferibili a conoidi alluvionali sviluppati sulle isole durante le fasi di livello del mare più basso dell’attuale nel tardo Pleistocene medio. Le unità clastiche sono coperte da loess (depositi eolici) e calcretes (concrezioni calcaree, Cr) riferibili alla parte iniziale del Pleistocene superiore (Miccadei et alii, 2011a) diffusi su tutte le isole (Fig. 3) e particolarmente nell’Isola di Cretaccio (Fig. 4b). La parte superiore dei calcretes è caratterizzata da una chiara evidenza di morfologie carsiche. Al di sopra dei calcretes sono presenti depositi sabbiosi eolici (AS) (San Domino), riferibili al Pleistocene superiore tramite datazioni OSL, luminescenza stimolata otticamente (Miccadei et alii, 2011a).

La parte più recente della successione continentale quaternaria è costituita da depositi eluvio-colluviali (S, Fig. 3) (San Domino, a Cala degli Inglesi, e San Nicola), riferibili all’Olocene antico e medio sulla base di industrie litiche e ceramiche neolitiche (Squinabol, 1908; Zorzi 1958).

La successione carbonatica del Cenozoico è disposta generalmente secondo una monoclinale con 10-20° di inclinazione verso SE. L’area è infatti collocata sul fianco di un’anticlinale a direzione NE-SO, disarticolata dalle varie fasi tettoniche che hanno coinvolto e sollevato la zona Adriatica pugliese nelle fasi finali dell’orogenesi appenninica (durante il Pliocene e Pleistocene inferiore; Argnani et alii, 1993; Doglioni et alii, 1996; Brozzetti et alii, 2006; Tropeano et alii, 2013); questo assetto è anche probabilmente legato a diapirismo di sequenze saline sepolte (Festa et alii, 2014). Nel dettaglio, le rocce carbonatiche sono disarticolate da numerosi elementi tettonici a direzione E-O ed ENE-OSO. Le faglie principali sono presenti sull’isola San Domino, presso Poggio del Romito, Cala degli Inglesi, Cala Tramontana, e nel settore settentrionale dell’isola Capraia, presso l’Architiello e Cala de Turchi.

Caratteristiche geomorfologiche

Le caratteristiche geomorfologiche delle Isole Tremiti presentano alcune peculiarità particolarmente significative che le rendono uniche nel contesto dell’area adriatica (Miccadei et alii, 2008, 2015; Ponti & Cerrano, 2015). Sono, infatti, presenti diverse tipologie di forme, sia nelle aree emerse che in quelle sommerse (Fig. 5), che evidenziano l’alternarsi nel tempo di processi in ambiente continentale (prevalentemente carsico, fluviale ed eolico) e in ambiente marino. I processi legati alla gravità (degradazione dei versanti e frane) sono particolarmente evidenti lungo le falesie costiere e sono prevalentemente legati all’evoluzione recente. Forme antropiche sono, infine, legate alla presenza dell’uomo nelle isole fin dall’epoca romana.

Gran parte della costa delle Tremiti è costituita da una costa rocciosa frastagliata (ad eccezione di San Nicola) impostata su rocce calcaree e, localmente, sul depositi continentali quaternari (Fig. 6a, b). La costa di San Nicola, Capraia e Cretaccio e parte della costa di San Domino sono caratterizzate da ripide falesie, alte fino a oltre 80 m (Fig. 5); sono caratterizzate alla base da solchi di battente, da frane da crollo, da numerose grotte e dalla presenza di scogli e faraglioni (ad esempio I Pagliai) (Fig. 6c). La morfologia e l’andamento delle falesie costiere sono nella maggior parte dei casi controllati dalla presenza di faglie e relative zone di fratturazione. All’interno di rientranze e insenature costiere sono presenti piccole spiagge tipo pocket beach. Sono presenti oltre 40 grotte sia al livello attuale del mare che completamente sommerse (Fig. 7a). La maggior parte delle grotte ha un piccolo ingresso e una lunghezza <25 m. Nella parte nord-occidentale di Capraia (Cala Caffè), a 25-30 m sotto il livello del mare, è presente una grande grotta sommersa chiamato Il Grottone, in cui sono stati trovati industrie litiche del neolitico (Cresta et alii, 1999).

I processi carsici hanno condizionato in modo fondamentale la storia geomorfologica quaternaria delle isole ed erano già attivi a partire dall’Eocene (tra i 50 e i 35 milioni di anni fa). Essi hanno generato forme sia epigee che ipogee, ampliamente diffuse sull’intero arcipelago (Fig. 5). L’azione carsica risulta evidente già nel modellamento delle superfici sommitali delle isole, che presentano ampie depressioni di forma sub-circolare, tipo doline. Numerose doline e inghiottitoi (forme epigee), già segnalate in letteratura (Selli, 1971; Andriani et alii, 2005), risultano ben sviluppate sulle isole di Capraia, San Domino e San Nicola, a quote variabili tra circa 40 metri e il livello del mare; esempi significativi sono presenti sull’isola San Domino, nei pressi de I Pagliai e presso Cala delle Roselle. Le forme carsiche epigee modellano, oltre al substrato carbonatico, anche i depositi continentali superficiali ed in particolare la superficie erosiva al tetto dei crostoni calcarei (ad indicare processi carsici tardo quaternari); talora le stesse depressioni carsiche sono riempite da depositi sabbiosi eolici.

Al di sotto del livello del mare, nelle aree di piattaforma continentale prossimale, è stata individuata la presenza di depressioni di ampiezza talvolta superiore a 100 metri, tipo doline, distribuite su fasce batimetriche comprese tra 25 e 35 metri di profondità (Fig. 5).

Le forme carsiche ipogee sono costituite da circa 50 cavità diffuse lungo tutto l’arcipelago poste a quote comprese tra 0 e circa 50 metri al di sopra del livello del mare; ulteriori cavità carsiche sono presenti nelle aree sommerse, fino a profondità di circa 50 metri sotto l’attuale livello del mare (Fig. 5).

Nelle aree sommerse di piattaforma continentale, ad una intensa morfologia carsica, si affiancano forme riferibili a processi fluviali e costieri (Fig. 5). La batimetria permette di delineare tre principali superfici sub-pianeggianti rispettivamente a 8-10 m, a 20-25 m, ed a 50-55 m di profondità; sono più evidenti sul lato nord-occidentale dell’arcipelago (Fig. 5) e sono delimitate da scarpate e pendii a elevata pendenza che conferiscono alla piattaforma continentale una morfologia a gradini. Queste sono riferibili a superfici di erosione costiera e marina e sono ricche di piccole forme di erosione, vaschette circolari di corrosione, con diametri che variano da alcuni decimetri a oltre un metro, collegate ai canali di drenaggio, e forme di erosione costiera (Fig. 7b). Tali forme sono riferibili a superfici di erosione costiera e marina relative a diversi livelli del mare del passato, più bassi di quello attuale.

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Leggi l’articolo completo: Enrico Miccadei, Tommaso Piacentini, Vania Mancinelli, Francesco Mascioli, Evoluzione geomorfologica quaternaria delle Isole Tremiti (Adriatico Centro-Meridionale), in Scienze e Ricerche n. 27, 15 aprile 2016, pp. 60-69