La Morfopsicologia e la Storia. Analisi di Umberto II, il Re di maggio

di Bartolomeo Valentino.

Questo dossier comprende una prima parte in cui sono esposti i principi essenziali della Morfopsicologia, uno dei tanti linguaggi extraverbali, e una seconda parte in cui è stata analizzata la Morfopsicologia dell’ultimo Re d’Italia, Umberto II. Va puntualizzato che, non essendo l’Autore uno storico, né un critico storico, prima della interpretazione delle foto relative ai periodi più significativi della vita di Umberto II, mi sono limitato a riferire delle scarne notizie biografiche. Ciò, unicamente, allo scopo di porre in rapporto l’analisi morfopsicologica, quindi il cambiamento del Morfotipo, a seconda dei vari periodi storici e della vita del Re studiato.

Parte I - Concetti essenziali di Morfopsicologia

La Morfopsicologia (2), ovvero la relazione esistente tra aspetti della morfologia del viso e della personalità, fu fondata da Louis Corman in Francia nel 1937 (foto 1). Corman (4, 5) è stato anche il fondatore della Società Francese di Morfopsicologia e riuscì a farla inserire nell’ordinamento universitario francese come Laurea.

La morfopsicologia (3, 16) può essere considerata una sorta di psicologia pratica, interpretabile da tutti e senza il ricorso a complicati test psicologici di difficile comprensione. È un metodo di lettura del volto che ci aiuta a capire noi stessi e, quindi, gli altri, onde migliorare la qualità della vita.

La parola Morfopsicologia non significa affatto studio del volto e personalità come è considerato nell’accezione corrente del termine. Infatti, dobbiamo intendere la relazione di tutto il corpo nel suo insieme e la personalità (7). Tale rapporto è stato affrontato, e lo è ancora, dagli studiosi di Biotipologia, ossia di quella branca che si occupa dello studio dei vari tipi Costituzionali. E diverse sono state le Scuole in questo settore. Tra le più importanti ricordiamo la Scuola francese, americana, tedesca, italiana. Si è distinta, a mio parere, la Scuola francese che ha avuto il massimo esponente in Claude Sigaud (1865-1921) (foto 2).

Sigaud, infatti, ha classificato i biotipi in quattro gruppi fondamentali: respiratorio, digestivo, muscolare, cerebrale. Ad ogni biotipo corrisponde una determinata morfologia del corpo, in particolare del viso, ed altrettanti aspetti psicosomatici. Secondo Sigaud anche l’ambiente esterno può determinare la prevalenza di alcuni aspetti di un morfotipo su un altro. Per Martiny, allievo di Sigaud, la morfologia in un determinato morfotipo è da far risalire allo sviluppo prevalente di un foglietto embrionale sull’altro (18). Infatti, è noto che tutti i nostri organi derivano dai tre foglietti embrionali: endoderma, mesoderma, ectoderma. Questi concetti sono stati ripresi ed ulteriormente sviluppati dall’americano Sheldon. Alla luce di queste brevi considerazioni, pertanto, gli antesignani della tradizionale Morfopsicologia sono da considerarsi questi studiosi di Biotipologia, branca scientifica medica universalmente riconosciuta.

La Morfopsicologia si differenzia dalla Fisiognomica, ormai completamente superata, poiché quest’ultima si proponeva di considerare il viso per tratti statici, disgiunti gli uni dagli altri, senza connessioni delle varie parti di esso. La Morfopsicologia propone, invece, una interpretazione dinamica del viso, che si rimodella con l’età, ma anche a causa di vicissitudini della vita, ossia del nostro vissuto (12, 13, 15, 16).

BREVE STORIA DELLA MORFOPSICOLOGIA

La FISIOGNOMICA MITOLOGICA (13,15)

Circa 5000 anni fa, nella regione del Sumer, ossia nella bassa Mesopotamia sul golfo arabo-persiano, in una località denominata Caldea, furono trovate delle tavolette particolari. Infatti, in queste era descritta la psiche dell’uomo rapportata a quella degli dei e alla morfologia del loro volto.

Ad ogni personaggio mitologico si attribuiva una morfologia specifica del viso ed altrettanti aspetti della personalità. Nasceva, pertanto, la fisiognomica mitologica ricorrendo a nomi di divinità che si identificavano con i cinque pianeti del sistema solare: Mercurio, Marte, Venere, Giove, Saturno. A questi, successivamente, si aggiunsero Terra, Sole, Luna.

Circa 2500 anni fa in Grecia Ippocrate (460-377 a.c) parla dei quattro umori del corpo umano: linfa, sangue, bile (o bile verde), atrabile (bile nera), alla base di quattro temperamenti. A seconda della prevalenza in un soggetto di uno di questi quattro umori vi corrispondevano precisi aspetti della personalità.

Questa, in sintesi, la morfopsicologia dei quattro grandi tipi stabiliti da Ippocrate.

1) tipo linfatico: il viso è largo, colorito pallido, corpo piccolo, flemmatico,

2) tipo sanguigno: viso lungo, colorito roseo, corpo tarchiato, gestualità ricca,

3) tipo bilioso: viso stretto, muscoloso, gestualità controllata che sta a significare il controllo sul modo di comportarsi.

4) tipo nervoso: viso stretto, colorito pallido, corpo slanciato, curvo; la gestualità è agitata.

Aristotele (384-322 a.c) ha contribuito all’origine della Morfopsicologia con il suo trattato ANIMA, in cui ha identificato tre anime:

a) anima vegetativa

b) anima sensitiva

c) anima razionale

Tale suddivisone costituisce il presupposto della Morfo-psicologia successiva.

PRINCIPI FONDAMENTALI DELLA MORFOPSICOLOGIA

I Principi Fondamentali della Morfopsicologia (19) individuati dal Corman, sono quelli della RITRAZIONE (o conservazione) e della DILATAZIONE (o espansione). Vedremo che questo Principio si identifica con la Prima Legge della Morfopsicologia. In sintesi, la Ritrazione di un volto sta a significare chiusura verso il mondo esterno, mentre la dilatazione significa apertura verso di esso. In ogni individuo, è possibile evidenziare elementi di Ritrazione e quelli di Dilatazione. È solo il dosaggio diverso di queste due componenti che determinano un morfotipo diverso. Un ruolo fondamentale lo svolgono le stimolazioni esterne, che entrano nel nostro organismo attraverso i recettori (occhi, naso, bocca, orecchie, cute), che, a loro volta, possono essere più o meno aperti. Ma anche le diverse fasi della vita, come fatto fisiologico, portano ad un cambiamento della forma del volto e, quindi, della personalità, andando da una dilatazione eccessiva del neonato, quindi massima recettività e vulnerabilità, passando per una ritrazione nel giovane, fino ad una ritrazione estrema della vecchiaia con chiusura, egoismo, interiorizzazione.

Quadro, Modellato, Recettori (19)

A – QUADRO

Onde facilitare la comprensione, sono solito ricorrere, in questo caso, all’esempio di una casa. Il Quadro corrisponde alla parte più stabile della casa, alla sua struttura in cemento, dunque, più difficilmente modificabile, quale è nell’uomo la camponente ossea del viso. Il modellato ai tramezzi di divisione degli ambienti, facilmente modificabili, quindi la muscolatura mimica e masticatoria. Le finestre sono da porsi in corrispondenza con i cosiddetti Recettori, ossia gli organi dei sensi (occhio, orecchio, naso, bocca, cute).

In particolare, il Quadro è la struttura ossea del viso che può essere più “espansa” o più “ritratta”. Il modellato, di cui fa parte anche la cute sovrastante ai muscoli, può presentarsi più o meno tonico, piatto, ecc. I ricettori, a loro volta, si possono presentare più o meno aperti con relativo significato psicologico diverso.

Più dettagliatamente, potremmo affermare che il Quadro è il serbatoio delle energie, una sorta di cisterna. Più è grande, più il soggetto è dotato di grande forza di realizzazione. Esso è in rapporto con il nostro inconscio, che è una specie di forza che ci spinge all’evoluzione. Il viso costituisce lo strumento attraverso cui l’inconscio può venire alla luce. Infatti, il viso deve far fronte ai messaggi continui che dallo stato inconscio tendono a divenire coscienti.

B – IL MODELLATO

È costituito dalla muscolatura mimica e da quella masticatoria, nonché dalla cute sovrastante. Potremmo definirlo come una sorta di campo di battaglia dove si scontrano stimoli interni e forze esterne; pertanto, può plasmarsi, modellarsi, essere piò o meno tonico con relativo significato psicologico.

Riportiamo uno schema comparativo tra gli aspetti psicologici dell’atono e del tonico.

 

La forma del modellato può essere rotondeggiante; quella di un neonato o di Budda per esempio. Gli aspetti psicologici in una persona con modellato atono, oltre a quelli riportati nello schema comparativo, sono iposensibiltà, scarsa selettività, bisogno di protezione, segno di una certa immaturità. Sono persone che rifuggono la solitudine, avendo bisogno degli altri, assenza di autonomia. Il modellato piatto munisce il soggetto di una sorta di barriera per difendersi dagli attacchi esterni. Si pone più in difesa, è ipersensibile. Un modellato piatto può essere, a sua volta, tonico, atono, armonioso. Se tonico tende ad attaccare e porsi in difesa; se atono consente di sintonizzarsi meglio con lui meritando la sua fiducia. Se è armonioso il soggetto si mostrerà equilibrato, dinamico.

Due Morfotipologie da collegarsi ad un modellato tonico sono la RITRAZIONE LATERALE e la RITRAZIONE FRONTALE.

La Ritrazione Laterale (appiattimento del viso) psicologicamente significa presenza di dinamismo. È tipica del giovane. La Ritrazione Frontale è in rapporto con l’età più matura. Sta a significare riservatezza, vigilanza, autocontrollo, selettività. L’ultima forma di modellato è quello ESTREMO. Non dovrebbe essere presente in un giovane. Riscontrata in un ragazzo, significa sofferenza, che i colpi negativi della vita sono stati tanti per cui l’ambiente esterno è guardato con una certa ostilità. Risulterà molto difficile il contatto con gli altri e degli altri con lui.

Importanza della interazione funzionale emozioni-muscoli mimici in Morfopsicologia (17)

Abbiamo ribadito l’importanza del ruolo dei muscoli mimici ai fini di un’analisi morfopsicologica. Infatti, sono implicati sia nel processo di sviluppo delle strutture ossee del viso che in quello di apertura e chiusura dei ricettori occhio, naso, bocca, orecchio. Ciò in relazione alla duplice inserzione che hanno. La maggior parte si inserisce su strutture ossee, quindi contribuisce allo sviluppo di queste. Si pensi all’osso frontale, al mascellare superiore, allo zigomatico. Per la mandibola, tuttavia, un ruolo fondamentale per il suo sviluppo è svolto dai muscoli masticatori. Dunque, il piano istintuale, per la componente ossea, è legato non tanto ai piccolissimi muscoli mimici regionali, quanto ai possenti muscoli della masticazione.

La inserzione cutanea-mucosa dei muscoli mimici è correlata, invece, al meccanismo di apertura e chiusura dei ricettori, soprattutto occhio e naso. Ma quale è il meccanismo alla base del tono muscolare e dell’apertura e chiusura dei ricettori? Siamo di fronte ad un complesso arco riflesso (vedi grafico); quindi, con una periferia sensoriale, a livello della quale si genera lo stimolo, un tratto afferente di esso che si porta ai centri nervosi, a livello dei quali viene elaborata una adeguata risposta, un tratto efferente di tipo motorio che va a terminare sulle piastre motrici muscolari. Nel caso specifico della muscolatura mimica tutto parte dalle spinte emozionali. La sede delle emozioni è a livello di alcuni neuroni specchio specializzati presenti nel cervello limbico (1). Il primo effetto di una emozione è una stimolazione enterocettiva, ossia di recettori presenti a livello gastro-intestinali. Da questi parte lo stimolo afferente ai centri nervosi che poi si traduce in una risposta motoria a livello dei muscoli mimici, diversa in rapporto al tipo di emozione. Tutto si rifletterà sulla tonicità o atonicità e sull’apertura o chiusura dei ricettori. Va ribadito che a livello centrale tali spinte emotive devono essere sottoposte al filtro neocorticale, diverso da persona a persona. Anche i muscoli masticatori e del collo hanno una loro valenza in Morfopsicologia, legati al piano inferiore.

EMOZIONI E MUSCOLATURA COINVOLTA (17)

1 – Sorpresa – muscolo frontale sollevando le sopracciglia.

2 – Rabbia, preoccupazione, sofferenza, dolore, concentrazione – m. corrugatore delle sopracciglia. corrugando le stesse.

3 – Riso forzato – m. Risorio del Santorini tirando la commessura labiale in fuori ed indietro.

4 – Boccuccia – m. orbicolare delle labbra con tipica chiusura.

5 – Fare il muso, dubbio, sdegno, disgusto – m. mentale ed altri sollevando e portando in avanti il labbro superiore.

6 – Tristezza – m. triangolare delle labbra e corrugatore delle sopracciglia abbassando le commessure labiali.

7 – Spavento, terrore, collera, sofferenza – m. platisma stirando in basso la commessura labiale con modificazioni della rima labiale e comparsa di pieghe cutanee.

8 – Disgusto – m. quadrato del labbro inferiore con debole contrazione.

9 – Riso gioviale, non forzato -m. zigomatico stirando in alto ed indietro la commessura labiale.

10 – Tristezza fino al pianto – m. quadrato del labbro superiore sollevandolo.

11 – Minaccia, brontolio – m. canino, elevando la commessura labiale come per mostrare un dente canino.

12 – Stupore – m. auricolare, frontale, occipitale con contrazioni associate.

13 – Sensualità – m. nasale ed altri dilatando le narici.

14 – Riflessione, meditazione – m. orbicolare dell’occhio chiudendo la rima palpebrale.

C- I RICETTORI (11)

Sono il terzo elemento da analizzare in un esame morfo-psicologico.

Tutti i ricettori hanno una duplice funzione: emissiva e ricettiva. Così i ricettori occhi ci consentono di registrare immagini esterne (funzione ricettiva), ma svolgono anche funzione emissiva attraverso lo sguardo trasmettendo i nostri sentimenti. Non a caso si suol dire che gli occhi sono lo specchio dell’anima. Il naso ha funzione inspiratoria ed espiratoria, ma anche funzione olfattiva: questa ci permette di porci in rapporto con l’ambiente, di difenderci da esso, di sopravvivere facendoci distinguere gli odori. Si pensi, a tal proposito, alla funzione dell’olfatto in un neonato. È l’odore del capezzolo mammario che gli facilita l’attaccamento al seno materno (uno dei primi istinti attivi). Il naso fa parte del piano medio del viso, mentre gli occhi del piano superiore, come vedremo.

La bocca, che fa parte del piano inferiore, svolge funzione recettiva per la introduzione del cibo e funzione emissiva partecipando alla fonazione.

Le orecchie svolgono una funzione ricettiva grazie alla percezione dei suoni e della parola. La loro funzione emissiva è svolta dall’Apparato Vestibolare presente nell’orecchio interno, che controlla la nostra Postura, altro linguaggio extraverbale, come la Morfopsicologia. Ed, infine, la cute in Morfopsicologia assume un suo ruolo, sempre con duplice funzione. Entra nella respirazione, ma è anche sede di corpuscoli nervosi particolari, quali quelli del dolore, caldo, freddo, tatto, della vibrazione, ecc.

A – IL NASO (14)

Considerazioni morfopsicologiche sul naso

Nel neonato il naso, in particolare la sua punta, presenta la forma rotondeggiante rivolta all’indietro. Questa è un chiaro segno di dilatazione; dunque morfopsicologicamente assume un significato di massima apertura e di ricettività alle stimolazioni del mondo esterno.

Nei periodi successivi dell’infanzia, adolescenza, maturità la punta del naso tende a raddrizzarsi; ciò significa che propende alla ritrazione parallelamente alla acquisizione di un maggiore autocontrollo ed aumentata capacità di selezionare le stimolazioni esterne.

Nel vecchio si presenta generalmente più stretta e rivolta all’indietro, chiaro segno di ritrazione , ma anche di accentuata interiorizzazione

L’esame del profilo del naso assume un ruolo importante

1 – Naso con dorso convesso; avrebbe la corrispondenza psicologica in un temperamento nervoso, spirito polemico, energia repressa.

2 – Naso dal profilo diritto (naso greco); non sono prevalenti né elementi di dilatazione né di ritrazione. Corrisponde a personalità dotate di senso estetico, titubanza nelle decisioni, buon equilibrio.

3 – Naso a dorso concavo; come aspetti della personalità si riscontrano una certa passività.

4 – Naso con punta all’insù (alla francese); presenta un chiaro segno di dilatazione; dunque corrisponde a personalità con tendenza all’ottimismo, l’amore per la vita, giovialità, qualche volta presenza di superficialità e mancanza di interiorizzazione.

5 – Naso aquilino (alla Dante) con punta rivolta indietro; è chiaro elemento di ritrazione, con aspetti della personalità energica, predisposizione al comando, irascibilità, chiusura verso gli altri, interiorizzazione accentuata. Sono personalità con tendenza alla moderazione, miti, capaci di appassionarsi a certe iniziative, in grado di trasmettere agli altri entusiasmo, quindi dotati di carisma.

6 – Naso storto: è presente asimmetria del setto nasale; tra gli aspetti della personalità si ricordano atteggiamenti non sempre lineari e chiari, poca sincerità.

7 – Naso camuso: è un naso che si presenta schiacciato ed è molto largo alla narice. Tra gli aspetti della personalità si ricordano generosità e lealtà, predisposizione verso gli altri e il sociale in generale.

8 – Naso piccolino: secondo Patrice Ras, psicologo ed esperto in morfopsicologia, corrisponde a personalità molto gentili, idealiste, sensibili, amabili, dolci, ma un poco introverse.

9 – Naso lungo ma sottile: corrisponde a personalità molto decise, amanti dei cambiamenti, attive. È un poco la personalità dell’adolescente, con presenza di irrequietezza e mai soddisfatti di risultati raggiunti. (… segue …)

Leggi l’articolo completo: Bartolomeo Valentino, La Morfopsicologia e la Storia. Analisi di Umberto II, il Re di maggio, in Scienze e Ricerche n. 25, 15 marzo 2016, pp. 25-46