Uno, due, tre… Olivetti!

«L’unità era spirito, il paio era materia, il numero tre il tempo, il numero quattro era lo spazio e l’ordine del mondo» questa, secondo tradizione, è l’indicazione data da Pitagora e dalla scuola pitagorica sul significato dei primi quattro numeri, la cui somma (1+2+3+4), pari a 10, si chiama tetractys, nome con cui Franco Fortini ha battezzato la macchina da calcolo Olivetti progettata, nel 1956, da Marcello Nizzoli, per la carrozzeria, e da Natale Capellaro, per la meccanica. Il nome Tetractys – «famosa parola della cultura greca» – sintetizza le «molteplici capacità della nuova macchina Olivetti […]. Nel quinto secolo avanti Cristo, Pitagora fondò a Crotone in Calabria […] una scuola dove si insegnavano matematica e geometria. Le relazioni fra i numeri sono, secondo i pitagorici, la chiave del mondo, la sua struttura, l’essenza della realtà. Alla base dei numerosi e complicati significati simbolici che i pitagorici attribuirono alle cifre e ai loro rapporti, stanno i primi quattro numeri, cioè l’uno, il due, il tre e il quattro. Da essi si possono ottenere per somma o moltiplicazione tutti i primi dieci. Pitagora aveva cercato di rappresentare geometricamente i numeri e s’era accorto che si potevano disporre i numeri da uno a dieci in un triangolo equilatero (1 al vertice – 2 e 3 nella seconda fila – 4, 5, e 6 nella terza – 7, 8, 9 e 0 alla base). Il numero quaternario formato dall’addizione dei primi quattro numeri ed equivalente a dieci, fu detto da Pitagora tetractys (dal greco “tetra” che significa quattro). La tetratti fu considerata sacra e venerabile. Un matematico e filosofo di Taranto, Filolào, vissuto una cinquantina d’anni dopo Pitagora, chiamò la tetractys “grande, onnipotente, onniproducente”, i pitagorici giuravano su di essa e chi osava violare tale giuramento era come se tradisse l’intero universo. Le intuizioni dei filosofi e dei matematici di un tempo hanno oggi trovato le più svariate e complesse applicazioni tecniche nelle macchine, che riducono al minimo lo sforzo mentale richiesto dai calcoli. Non è quindi presunzione se la nuova superautomatica Olivetti, il modello più avanzato e moderno nella produzione mondiale delle macchine da calcolo, è stata chiamata Tetractys: il nome richiama la componente umanistica della scienza e della tecnica italiana, riassume le quattro operazioni che la macchina compie, significa perfezione, struttura meccanica e di impiego».

Nel ricercare, tra i documenti dell’Associazione Archivio Storico Olivetti di Ivrea, materiali sulla Tetractys si trovano documenti dattiloscritti, articoli e filmati; i contenuti di questi documenti vanno dalle caratteristiche tecniche della macchina da calcolo sino al significato del nome; in pieno Stile Olivetti, la macchina è presentata e descritta attraverso l’evidenza della sua assoluta novità, insieme alla sua appartenenza alla continuità di un processo di trasformazione delle macchine da calcolo, sia di quelle prodotte dall’azienda sia di quelle che si collocano, all’interno della storia dell’innovazione, come soluzioni memorabili. Difatti l’innovazione alla Olivetti è stata sempre interpretata come un evento all’interno di un lungo processo; in tal senso la storia delle macchine da calcolo è legata «ai nomi di grandi matematici, filosofi e scienziati, come Pascal, Leibniz, Dalton, che realizzarono macchine e le impiegarono per i loro calcoli scientifici. […], le tappe dell’evoluzione e del progresso sono segnate da alcuni modelli che, per le innovazioni meccaniche e tecnologiche, per le possibilità operative e per le influenze che hanno esercitato nel mercato, hanno costituito un salto qualitativo di grande importanza».

Fare intervenire Pitagora – insieme a Pascal, Leibniz, Poleni, Babbage – nella storia olivettiana è la conferma di una consapevolezza e di una conoscenza storica; dimostra l’appartenenza dell’impresa di Ivrea a un processo e, anche, la sua aderenza a una precisa concezione del lavoro e del rapporto tra arte e tecnica. (… segue …)

Caterina Cristina Fiorentino, Dipartimento di Architettura e Disegno Industriale, Seconda Università degli Studi di Napoli.

Leggi l’articolo completo: Caterina Cristina Fiorentino, Uno, due, tre… Olivetti!, in Scienze e Ricerche n. 21, 15 gennaio 2016, pp. 35-38