Introversi o estroversi? Alle radici della morfopsicologia

di Bartolomeo Valentino.

Il problema della incomunicabilità è dibattuto da sempre e ha ispirato, tra l’altro, scrittori, poeti, registi. La sua importanza scaturisce dal suo effetto negativo nella società in generale e, più specificamente, nei rapporti tra genitori e figli, docenti e alunni, dirigenti di azienda e lavoratori, marito e moglie.

Nel presente articolo intendiamo affrontare solo alcuni aspetti del problema di ordine psicologico, ma anche morfopsicologico e dall’aiuto che può venire proprio dalla morfopsicologia accennando dunque a questo nuovo linguaggio extraverbale. Fondatore della morfopsicologia è stato il neuropsichiatra francese Louis Corman, che ne ha stabilito le leggi fondamentali ed è riuscito ad inserirla nell’ordinamento universitario francese. E infatti in Francia la professione del morfopsicologo è molto gettonata dai giovani con tanto di albo professionale.

La morfopsicologia affonda le sue radici nella Psicologia di Jung: secondo questo autore l’intera umanità può dividersi in due grandi categorie a seconda del “tipo generale di atteggiamento”: introversi ed estroversi. Vedremo più avanti come Corman ha individuato una precisa relazione tra l’atteggiamento psicologico di estroverso con il morfotipo del dilatato, e quello di introverso col morfotipo del ritratto. È da questo connubio tra psicologia e morfologia che nasce appunto la morfopsicologia.

La distinzione essenziale tra introverso ed estroverso è basata sull’atteggiamento diverso, direi opposto, che queste due tipologie psicologiche hanno nei confronti del mondo esterno, inteso come uomini, cose, ambiente in generale. L’introverso è caratterizzato da un atteggiamento negativo verso l’oggetto; l’estroverso da un atteggiamento positivo. Pertanto gli introversi appaiono come persone timide, chiuse, riservate, riflessive, che difficilmente si lasciano scrutare. Al contrario, gli estroversi sono persone generalmente molto socievoli, più allegre, amanti dell’amicizia, buona tavola, ecc. Potremmo aggiungere che l’introverso e l’estroverso si rifanno ai due movimenti principali della vita. Infatti l’estroverso trova riscontro nell’istinto di espansione che tende a proiettarsi verso l’esterno; quindi corrisponde all’insieme delle funzioni fisiopsicologiche che si realizzano con l’adeguamento all’ambiente esterno. L’introverso, invece, si proietta nel proprio interno, dunque passando per una rottura con l’ambiente. L’introverso tende a conservare la forze, che utilizza con grande economia, l’estroverso è uno sciupone di tali forze. L’introverso assume un atteggiamento di difesa nei confronti dell’ambiente, l’estroverso risulta più spregiudicato e incosciente.

Questa distinzione in estroversi e introversi ricorda un poco quella dei due tipi razionalisti ed empiristi adottata da William James, filosofo pragmatista, sui quali non è il caso adesso di soffermarci.

La distinzione dei due gruppi, estroversi ed introversi, avviene in maniera del tutto casuale, ovvero senza distinzione di sesso, razza, ceto sociale. Certamente affonda nelle leggi della biologia. Una cosa è, tuttavia, certa: che la società attuale è più a favore degli estroversi che degli introversi, in quanto tende a valorizzare di più le cose concrete e oggettive e non quelle soggettive ed interne. Insomma il mondo è più degli estroversi, mentre gli introversi incontrano maggiori difficoltà ad imporsi in qualsiasi campo.

Secondo Corman l’introverso trova corrispondenza morfologica nel ritratto, l’estroverso in quella del dilatato. Sono queste le due morfotipologie di base secondo la prima Legge di Corman. Ma come in Psicologia esiste una vasta gamma di estroversi ed introversi, cosi esistono altrettanti dilatati e ritratti. Basta ricordare che Jung parla di otto tipologie psicologiche di base. Naturalmente la morfologia del ritratto, ovviamente del suo viso, è completamente diversa da quello del dilatato. E tutti sono in grado di riconoscere questa differenza.

Nel ritratto, infatti, il viso è appiattito in senso latero-laterale (il diametro bizigomatico è molto stretto) e allungato in senso supero-inferiore (fronte-mento). La muscolatura mimica e dei masticatori (il modellato) è ben tonica, mentre occhio, bocca, naso (i recettori) sono piuttosto chiusi.

Al contrario nel dilatato il viso è rotondeggiante (si pensi al neonato o a Budda, estremi dilatati). I tre diametri latero-laterale, supero-inferiore e antero-posteriore tendono ad equivalersi. La muscolatura è più ipotonica, mentre i ricettori sono aperti e carnosi. Si comprende allora che riuscendo abbastanza facilmente a leggere e ad interpretare il viso dell’altro si può risalire indirettamente al suo atteggiamento psicologico. Pertanto la morfopsicologia è da ritenersi il chiavistello molto utile e pratico per capire e inquadrare l’altro, dunque a meglio comunicare. È un formidabile linguaggio extraverbale, come ce ne sono tanti altri, dalla prossemica alla cronemica, dalla postura alla gestualità, ecc.

Ma quali sono i principali campi di utilizzo onde comunicare meglio?

a) in famiglia: nel rapporto genitore-figli, marito-moglie. Un figlio estroverso-dilatato non può essere trattato come uno introverso-ritratto. Ne deriverebbero altrimenti effetti disastrosi. Due coniugi, uno estroverso e l’altro introverso, hanno difficoltà a rapportarsi. Occorre che entrambi prendano coscienza del loro morfotipo per creare un raccordo (compatibilità di coppia).

b) nel mondo del lavoro. Un dirigente d’azienda non metterebbe mai a contatto col pubblico un ritratto-introverso: vorrebbe il fallimento della sua azienda.

c) magistratura, legge. Un magistrato o un avvocato hanno bisogno di capire morfopsicologicamente un imputato per arrivare più facilmente alla verità.

d) scuola. Un docente, perché il suo messaggio possa raggiungere tutti gli alunni, deve poterli inquadrare morfopsicologicamente stimolando il ritratto-introverso e frenando il dilatato-estroverso.

A conclusione precisiamo che in questo articolo abbiamo solo accennato al problema. Prossimamente entreremo più nei dettagli studiando le tipologie psicologiche di Jung e i relativi morfotipi. Non può, comunque, sfuggire la valenza sociale di questo linguaggio extraverbale che aiutandoci a costruire una famiglia più sana e ben armonizzata costituisce il presupposto di una società più giusta e con meno violenze.