Albert Einstein (Ulm, 1879 – Princeton, 1955)

di Roberto Fieschi, Professore Emerito di Fisica, Università degli Studi di Parma.

Ricorre il centenario della Relatività generale. La teoria fu enunciata il 25 novembre 1915 in una seduta dell’Accademia Prussiana delle Scienze dal giovane scienziato, 36 anni.

Ma Albert Einstein era già famoso per i numerosi contributi alla conoscenza fisica del mondo. Nel 1905, ricordato come annus mirabilis, pubblicò vari articoli riguardanti  aree differenti della fisica. I più importanti:

  • sull’effetto fotoelettrico, che gli sarebbe valso il Premio Nobel per la fisica nel 1921;
  • sul moto browniano;
  • una prima memoria sull’elettrodinamica dei corpi in movimento, teoria nota successivamente con il nome di Relatività ristretta, e un’altra memoria che conteneva la nota formula E=mc2.

Nel 1917, due anni dopo la Relatività generale, introdusse la nozione di emissione stimolata, che molto più avanti sarà applicata alla concezione del laser.

Verso la fine dei suoi anni Einstein dirà: “Durante una lunga vita ho dedicato tutte le mie facoltà a raggiungere una comprensione un po’ più profonda della struttura della realtà fisica”. Ma non intendo qui illustrare i fondamentali contributi di Einstein alla fisica, altri lo hanno fatto con maggiori competenze delle mie. E nemmeno dei suoi discutibili rapporti con la famiglia e con il genere femminile.

Vorrei invece illustrare la figura di questa coscienza dell’umanità che per mezzo secolo ha saputo dar voce, pur tra ingenuità e oscillazioni, alle esigenze della dignità dell’uomo. Senza mai dismettere l’abito dello scienziato, egli pose la sua straordinaria autorevolezza al servizio dei diritti dell’uomo e dei popoli, libero dallo spirito di parte, noncurante delle reazioni intimidatorie, da quelle della Germania nazista, a quelle della caccia alle streghe negli anni del maccartismo. Ripercorrere, attraverso l’impegno, le speranze e le frustrazioni di Einstein le vicende del secolo scorso suscita amarezza e pessimismo: la stessa miopia degli Stati, l’impotenza degli organismi sopranazionali, la corsa al riarmo e il commercio delle armi quasi senza controllo. Un altro dato caratteristico della sua personalità è il fatto che egli sentì profondamente il legame con i suoi simili, ai quali si avvicina sempre con modestia e col desiderio di comprensione, dimostrate anche dall’attenzione che prestò sempre alle persone che a lui si rivolgevano da ogni parte del mondo.

Il primo manifesto, e l’ultimo

L’arco dell’impegno pubblico di Einstein è delimitato da due manifesti, entrambi nati dalla guerra.

Il primo, della fine del 1914, invoca la fine del conflitto e una Europa unita. Nell’ottobre 1914, in risposta alle accuse rivolte alla Germania per presunte atrocità commesse dalle truppe tedesche nel Belgio occupato, 93 intellettuali tedeschi resero pubblica una dichiarazione, il Manifesto al mondo civile, nella quale si affermava, tra l’altro: “Se non fosse per il militarismo tedesco, la cultura tedesca sarebbe stata spazzata via dalla faccia della terra… L’esercito tedesco e il popolo tedesco oggi sono spalla a spalla …” Immediatamente il medico pacifista G. F. Nicolai, con la collaborazione di Einstein, stende un manifesto nel quale si appella a tutti gli europei perché esercitino la loro influenza a favore di una pace che non racchiuda i germi di guerre future. Solo due persone lo sottoscrissero, altri non osarono, data l’atmosfera nella Germania di allora.

L’ultimo manifesto ha origine da una proposta di Bertrand Russell. Nel 1955 la situazione era grave per la guerra fredda, la corsa agli armamenti nucleari e lo sviluppo della bomba H. L’11 febbraio Russell si rivolse a Einstein che aderì alla stesura di un Manifesto, sottoscritto da 11 altri eminenti scienziati, in favore del disarmo nucleare e della pace, il Manifesto Einstein-Russell, reso pubblico nel luglio. Questo ebbe amplissima adesione e risonanza mondiale. Sull’onda delle emozioni suscitate, due anni dopo si tenne, nel villaggio canadese di Pugwash, la prima Conferenza che diede origine al Gruppo Pugwash, attivo ancor oggi e, per molti anni uno dei pochi punti di incontro tra gli scienziati pacifisti dell’Est e dell’Ovest.

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Leggi l’articolo completo: Roberto Fieschi, Albert Einstein (Ulm, 1879 – Princeton, 1955), in Scienze e Ricerche n. 20, 1° gennaio 2016, pp. 11-14