Lo sguardo mistificatore. Inganno e conflitto nelle interazioni familiari

Renato Vignati, Università di Macerata

Per quanto tempo si può sostenere lo sguardo di chi inganna? In che modo la manipolazione si trasforma in una rete che intrappola le relazioni di una famiglia? Attraverso quali percorsi di conversione l’identità può divenire confusa e smarrirsi, fino alla follia?

Le storie cliniche che Ronald David Laing incontra negli ospedali psichiatrici inglesi, a partire dai primi anni ’60, lo spingono a interrogarsi sulla natura e sul contesto dello smarrimento e della sofferenza umana. Prende corpo così l’intento di tracciare un nuovo orientamento clinico e di rendere intellegibile l’esperienza della follia, districandone il linguaggio, i comportamenti e gli eventi che la caratterizzano. Nel saggio Mystification, Confusion, and Conflict (1965), la ricerca intrapresa lo sollecita a definire il concetto di mistificazione, che trova una precisa configurazione e possibilità di decodifica nell’esame dei molteplici scambi relazionali e nelle implicazioni sociali della famiglia, considerata come un sistema. L’autore, che aveva aperto nuovi scenari nella conoscenza del mondo della psicosi con il saggio The Divided Self (1960), spinge così la sua indagine dialettica nella trama delle interazioni esperienziali e reciproche, tra persona e persona e nell’ambito delle dinamiche comunicative tipiche di alcuni gruppi familiari. E’ uno sguardo appassionato quello che presta alle storie familiari, ricercandone le esperienze, le radici esistenziali, e i nodi più profondi. Nel tentativo di costruire e articolare una scienza delle persone, rimette in discussione la visione più tradizionale del disturbo mentale come unità morbosa, e sovverte irreversibilmente la reputazione di ogni concezione riguardante la patologia.

1. L’indagine di Ronald David Laing

Nel lavoro di ricerca e di terapia, sviluppato presso la clinica londinese del Tavistock Institute of Human Relation, a contatto diretto con famiglie di soggetti definiti schizofrenici, nevrotici o normali, Laing sperimenta come le esperienze di vita reale e le azioni dell’individuo, considerate generalmente dalla psichiatria sintomi e segni di un processo patologico, organico o psichico, che resta comunque incomprensibile, siano invece spiegabili come una prassi sociale di quel particolare contesto familiare, inteso come insieme determinato di prassi e come processo che si dispiega nel tempo. Inoltre, identifica nella mistificazione una modalità di difesa, costellata di pressione e di violenza psicologica, a cui ricorrono i nuclei familiari per affrontare e dirimere le conflittualità che insorgono all’interno, sia le semplici divergenze quotidiane sia le convinzioni e gli interessi più profondi. La mistificazione, pur costituendo una forma rilevante di discomunicazione, che compare nella comunicazione patologica o propriamente schizofrenica (Anolli, 2002: 298), non è da identificare, in ogni caso, con uno specifico sintomo di una patologia presente nella famiglia.

La pratica clinica di Laing e collaboratori condotta secondo modalità di ascolto, empatia e assenza di pregiudizi di natura morale o clinica, ormai affrancata dalla concettualizzazione psicoanalitica, si afferma come reale comprensione della sofferenza e, nello stesso tempo, come azione diretta a demistificare l’insieme delle concezioni patologiche che si collocano nelle classificazioni psichiatriche attribuite alla condizione definita schizofrenica. Tale prassi, qualche anno dopo troverà continuità nell’esperimento innovativo di Kingsley Hall (1965), una comunità terapeutica alternativa all’ospedale psichiatrico, dove, abolite le gerarchie e praticata l’autogestione, si persegue un processo di crescita e di liberazione dalle comuni forme di angoscia e di insicurezza ontologica (identificate nei meccanismi di risucchio, pietrificazione e implosione), che spesso si intrecciano con la variegata fenomenologia delle problematiche psichiche. Per rappresentare con un concetto il percorso di trasformazione, potenzialmente liberatorio, che la struttura mira ad attuare, si fa riferimento alla metanoia, termine che esprime un mutamento totale della mente (Laing, 1968).

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Leggi l’articolo completo: Renato Vignati, Lo sguardo mistificatore. Inganno e conflitto nelle interazioni familiari, in Scienze e Ricerche n. 15, 15 ottobre 2015, pp. 9-16