La salvaguardia delle specie ittiche di allevamento attraverso la conoscenza del loro benessere

Alessandra Pelagalli, Università degli Studi di Napoli Federico II.

L’acquacoltura fornisce a livello mondiale oltre 60 milioni di tonnellate di pesce (dati ISMEA). Tale attività secondo recenti ricerche della FAO è destinata a crescere in considerazione dell’aumento della popolazione mondiale e soprattutto come risultato dell’impoverimento delle risorse ittiche attualmente disponibili. I dati FAO confermano che ogni anno la produzione di pesce ottenuto da acquacoltura cresce del 7% e che nel 2006 sono stati consumati come cibo oltre il 75% della produzione ittica mondiale (FAO 2012 e 2006).

Sicuramente, l’attualizzazione e lo sviluppo delle differenti branche dell’acquacoltura è conseguito alla crescente acquisizione di conoscenze nel campo non solo dell’alimentazione e della nutrizione di queste specie, ma anche del comportamento e di conseguenza di tutela del loro benessere.

La salvaguardia delle specie ittiche è un tema di grande interesse che si è sviluppato e si sta sviluppando grazie all’impegno e l’interesse costante da parte di istituzioni, scienziati e consumatori.

A livello europeo l’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) e al livello mondiale l’OIE (Organizzazione mondiale per la salute animale) hanno promosso una serie di iniziative volte allo sviluppo di nuove conoscenze scientifiche che di fatto hanno maturato lo sviluppo di linee guida per la salvaguardia del benessere dei pesci. In particolare nel 2005 la normativa europea ha adottato una raccomandazione, costituita da ben 21 articoli. Quest’ultima definisce sinteticamente, non solo le caratteristiche anatomiche e fisiologiche del pesce, ma anche le norme disciplinanti la sua uccisione (con metodiche che prevedano la morte immediata e quindi con rapida perdita della coscienza) ed incoraggia lo sviluppo di ricerche riguardanti l’allevamento nel rispetto delle necessità biologiche, del benessere e dello stato di salute del pesce.

Tali normative si riferiscono allo sviluppo di conoscenze sempre più sofisticate ed avanzate in termini di conoscenze della fisiologia dell’animale, ed in senso stretto delle sue capacità di relazionarsi all’ambiente in cui vive. In tale relazione va considerato anche il rapporto con l’uomo che opera in tale ambiente (rifornimento alimento, procedure in vasca, trattamenti farmacologici, ecc).

Concetto di benessere e di “sentience” 

Gli studi condotti, sulla base delle conoscenze acquisite, da oltre una quindicina di anni, inerenti il benessere delle specie animali e l’individuazione di indicatori di benessere, hanno permesso in questi ultimi anni di aprire la via verso nuovi approcci metodologici, in particolare con riferimento alla capacità dell’animale di provare sensazioni quali dolore, paura o altro tipo di reazioni. Questo ha permesso di superare un antico retaggio, che considerava le specie animali delle pure e semplici macchine di produzione, e di far emergere un nuovo concetto, quello dell’animale come essere SENZIENTE, ossia con un anima e quindi capace di provare sensazione e mettere in atto azioni. A gettare le basi di questa nuova impostazione è stato nel 1997, il trattato di Amsterdam, che per la prima volta ha definito gli animali esseri senzienti e ha proposto nuove iniziative politiche rivolte a nuove conoscenze in tele campo. Otto anni più tardi la nuova costituzione adottata nel 2004, contiene un articolo riguardante specificatamente la protezione ed il benessere degli animali.

Questo nuovo concetto è stato sentito molto dai consumatori che in uno studio finalizzato del 2001 (EU FAIR CT98-3678), ha evidenziato quanto il benessere rappresenti un indicatore importante.

La questione resta, tuttavia, ancora controversa, non esistendo al momento prove scientifiche sufficienti in grado di comprovarlo. In particolare, nel corso di questo ultimo secolo, le ricerche scientifiche di neuro-anatomia hanno consentito di distinguere le specie ittiche dai mammiferi contribuendo ad invertire un antico concetto dell’evoluzione del cervello. Secondo queste nuove conoscenze, la classificazione tassonomica non viene più rappresentata come una scala ascendente ma bensì come un albero con tante ramificazioni in cui il livello di competenza relativamente a specifiche attività si sviluppa in parallelo nelle differenti specie. Questo ha permesso, inoltre, di introdurre il concetto di meccanismo adattativo applicato a differenti attività (sviluppo della comunicazione, risposta allo stress, capacità di percepire sensazioni, ecc.).

Il concetto di SENTIENCE dunque, racchiude in se complessi fenomeni a livello cerebrale quali: l’intelligenza, la coscienza e la percezione di se stessi.

Tali concetti sicuramente vanno correlati a strutture anatomiche specifiche ed in particolare ad una tipica organizzazione del cervello. Differenti studi comparativi hanno evidenziato similarità nell’organizzazione del cervello nei pesci rispetto all’uomo e ad altri mammiferi (Figura 1). Allo stesso modo studi di neurofisiologia hanno ipotizzato forti similarità nella percezione emozionale da parte delle specie ittiche (Le Doux, J. 1996). Differenze anatomiche e quindi fisiologiche sono state comunque osservate in relazione alla sensazione dolorosa. I pesci sono dotati di una regione a livello della corteccia media con funzione omologa all’amigdala (che nell’uomo presiede allo svolgimento di questa funzione). Inoltre, il concetto di “sentience” va sicuramente legato a quello di percezione dolorosa che rappresenta normalmente un processo di elaborazione che si realizza a livello razionale tramite la neocorteccia.

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Leggi l’articolo completo: Alessandra Pelagalli, La salvaguardia delle specie ittiche di allevamento attraverso la conoscenza del loro benessere, in Scienze e Ricerche n. 14, 1° ottobre 2015, pp. 63-69