Che ne è stato della fraternità?

Aldo Zanca, Dipartimento di Studi europei e dell’integrazione internazionale, Università degli Studi di Palermo.

 

L’Histoire et dictionnaire de la Révolutione française di J. Tulard, J.-F. Fayard e A. Fierro[1] dedica queste poche parole a Fraternità: «Terzo elemento del motto della Repubblica francese, la fraternità è così definita nella Dichiarazione dei diritti e dei doveri del cittadino posta in apertura della Costituzione dell’anno III (1795): “Non fate ad altri quello che non vorreste vi fosse fatto; fate continuamente agli altri il bene che vorreste ricevere da loro”». Questa «parente povera, cugina di campagna rispetto ai temi più nobili e urgenti dell’uguaglianza, e poi della libertà, la fraternità […] lasciava intravedere molte cose, ma rimaneva allo stato di accenno silenzioso»[2]. Rimasta in ombra per un paio di secoli, emarginata e surclassata dalle ideologie della libertà (liberalismo) e dell’eguaglianza (socialismo), «interessa invece capire come e perché, di quelle grandi narrazioni, la fraternità, accennata allora ma rimasta inedita e irrisolta rispetto agli altri due temi dell’uguaglianza e della libertà, ritorni prepotentemente oggi, quanto più il presente impone, con le sue giacobine accelerazioni, la questione del globale, della dipendenza di tutto da tutto»[3].

Un altro dizionario[4] ci fornisce maggiori ragguagli:

è facile (troppo facile) interpretare la sua presenza come il frutto di un’infatuazione passeggera, come il portato di quel poco (o molto) di entusiasmo religioso che animò quel passaggio cruciale attraverso cui l’ancien régime fu spazzato via e furono poste le basi, nell’Europa continentale, dell’epoca nuova. Quasi che, passata la sbornia rivoluzionaria, il presunto “terzo principio” dovesse rivelarsi per quello che era: una crasi abborracciata e un po’ dionisiaca dei due apollinei, razionali, illuminati principi della libertà e dell’uguaglianza, unici a poter tenere legittimamente il campo in epoche di ormai raggiunta “normalità”.

Le cose, tuttavia, non sono riducibili in questi termini. […] proprio in nome della fraternité si darà vita, a partire dal primo anniversario della Bastiglia, agli episodi “federativi” destinati a cementare la volontà e lo spirito rivoluzionari. […] l’albero della fratellanza sarà piantato anche sulle frontiere come simbolo di unione fra i popoli, di concreta universalità rivoluzionaria. […] la proclamazione della Repubblica da parte della Convenzione (settembre 1792) avviene nel segno dell’equiparazione fra la stessa Repubblica e la fratellanza[5].

Nell’idea rivoluzionaria di fraternità è insita una contraddizione difficilmente sanabile.

[1]  R. Laffont, Paris 1987, trad. it. Dizionario storico della Rivoluzione francese, Ponte alle Grazie, Firenze 1989.

[2]  E. Resta, Il diritto fraterno, Laterza, Roma-Bari 2002, pp. V-VI.

[3]Ibidem.

[4]Dizionario critico della Rivoluzione francese,a cura di F. Furet e M. Ozouf, pubblicato da Flammarion nel 1988 e la cui edizione italiana, a cura di M. Boffa, è uscita lo stesso anno presso Bompiani.

[5]  Ivi, pp. 657-658.

(… segue …)

(Leggi l’articolo completo: Aldo Zanca, Che ne è stato della fraternità?, in Scienze e Ricerche n. 13, 15 settembre 2015, pp. 5-22)