I paradossi dell’ambiente: perché non si può non essere “Smart”

di Giovanni Perillo, Università degli Studi di Napoli Parthenope

 

Ottimizzare la produzione di energia attraverso un’efficiente riduzione dei “rifiuti”: con l’information management è possibile contribuire in modo più concreto all’affermazione di un sistema energetico vantaggioso, pulito e sostenibile.

Partiamo da un apparente paradosso: ogni anno vengono prodotte nel mondo 20 miliardi di paia di scarpe; di queste 400 milioni non saranno mai utilizzate!!!

Questa contraddizione ci aiuta ad analizzare le modalità dell’energia consumata nel mondo; essa può essere suddivisa in tre parti, di cui un terzo consumata dalla produzione industriale (dal trasporto della materia prima al prodotti finale). La produzione industriale stessa, basata sul paradigma della produzione di massa, è efficiente per portare i beni di consumo al cliente, ma è altamente inefficiente dal punto di vista energetico.

Per analizzare la sostenibilità della produzione di massa, torniamo all’esempio delle scarpe: quante paia rimangono invendute ogni anno? Nel settore delle calzature si stima una percentuale di invenduto pari al 20 per cento. Pertanto, su 100 scarpe prodotte, 80 saranno vendute.

Chi si preoccupa del 20 per cento delle scarpe invendute?

Ciò significa che le fabbriche hanno consumato il 20 per cento di energia e materiali per prodotti che nessuno vuole e vorrà mai. Ne deriva che la produzione di massa può definitivamente non essere considerata sostenibile. Ma quanto “pesa” questa insostenibilità?

Dovremmo prendere in considerazione l’energia consumata per il 20 per cento di scarpe invendute, tenendo presente che circa l’80 per cento della produzione mondiale annuale, pari a 20 miliardi di paia, è detenuta dalla Cina.

Un semplice calcolo basato sulla produzione dei materiali e sulla manifattura di un paio di scarpe di pelle ci porta a valutare un’energia pari a 54 milioni di megawatt/ora.

Una centrale di produzione di energia da 1.000 megawatt (a carbone, o petrolio, o atomica), lavorando 24 ore al giorno, in un anno genera quasi 9 milioni di megawatt ora. Ciò significa che sono necessari 6 grandi impianti di energia per la produzione di prodotti che nessuno comprerà mai.

Questo, dunque, è il paradosso: tutti noi badiamo alla fine della vita utile dei nostri prodotti, ma non ci curiamo dell’inizio del loro ciclo di vita, producendo cose che nessuno comprerà mai. Una proposizione che può apparire contraddittoria con l’esperienza comune o con i principi elementari della logica, ma che all’esame critico risulta estremamente valida.

Rapportiamo questo ragionamento ai servizi multipli non connessi delle nostre città: utilities (acqua, luce, gas), rifiuti, traffico, parcheggi, ordine pubblico e security, trasporti pubblici e ambiente, che potrebbero essere gestiti in termini di efficienza, management, energy generation, evitando inquinamento, congestione e perdite di ore di lavoro a favore della sicurezza, della pulizia urbana e della salute pubblica.

Al 2040 si stima che il 65 per cento della popolazione mondiale vivrà nelle grosse aree urbane, con oltre 1,3 milioni di persone che ogni settimana migrano in città. Di contro, solo per affrontare i temi connessi al traffico e alla congestione dei centri cittadini, in tutto il mondo è inferiore all’1 per cento la percentuale di semafori controllati, con una percentuale di traffico maggiore del 50 per cento dovuta alla ricerca di parcheggio, con un tempo medio per parcheggiare di 15-20 minuti. Risultato: in Europa il costo annuale della congestione da traffico e pari all’1 per cento del PIL.

Passiamo ad un altro paradosso: noi viviamo in città moderne e sempre più grandi, ma queste presentano ancora un insieme di servizi “sconnessi”.

Anche qui ci troviamo di fronte ad un’apparente contraddizione con la nostra esperienza comune. Pur tuttavia parliamo di vivibilità in termini di qualità della vita, urbanizzazione sostenibile, incremento della sicurezza. Parliamo, inoltre, di sostenibilità puntando a piattaforme unificate per supportare investimenti condivisi per incrementare i benefici e di soluzioni “open” standard a protezione di investimenti e programmazione.

Questa visione di come dovrebbero essere le città ha un risvolto sul piano economico, con un maggior dinamismo di open data e soluzioni “aperte”, al fine di incrementare opportunità per cittadini e comunità.

Le città che condividono informazioni, nei settori della vivibilità, sostenibilità ed economia, possono incrementare la loro efficienza del 30 per cento in servizi pubblici afferenti all’illuminazione, la salute, i rifiuti, traffico, parcheggi e trasporti, tutela dell’ambiente, risorse energetiche e smart grid (elettricità, acqua, gas).

Lo scenario della smart city sarà basato, dunque, sempre più su interconnessioni di reti e servizi basate su comunicazioni bidirezionali, interfaccia con ogni tipo di sensore, bassi consumi energetici, acquisizione di informazioni da dati condivisi, flessibilità, modularità, interoperabilità, open standard e “internet delle cose”.