La neuropsicomorfologia. Un metodo innovativo per decifrare il viso

di Bartolomeo Valentino.

La Neuropsicomorfologia è da considerarsi una continuazione ed approfondimento della tradizionale Morfopsicologia. Questa studia il rapporto tra l’Anatomia del volto e gli aspetti della Personalità e la sua nascita la si deve al grande Louis Corman,neuropsichiatra francese che riuscì a farla introdurre, come laure triennale, nell’ordinamento universitario francese. Tuttavia, la Morfopsicologia ha mostrato delle carenze nella sua impostazione. Infatti, avrebbe bisogno di attingere di più nelle neuroscienze, biologia, embriologia, nonché sui meccanismi di sviluppo delle strutture osteoartromiorecettoriali del nostro viso. Da tutto ciò è nata l’esigenza di denominare lo studio tra anatomia  del volto e personalità NEUROPSICOMORFOLOGIA. In questo termine sono racchiuse le tre parole chiavi per comprenderne il significato.

Neuro, in quanto si dovrà tener conto delle ultime ricerche in campo neurofisiologico; psico per indicare che studierà gli aspetti fondamentali della personalità; morfologia, perché sarà il dato anatomico del volto da cui bisogna partire. Non va assolutamente confusa con la tramontata fisiognomica che non interpretava il volto nella sua unitarietà. Sono stati individuati una decina di principi su cui  questo metodo innovativo può fondarsi. Per esigenze di spazio accennerò solo a qualcuno di essi. Il primo riguarda quello della conservazione–espansione. Tutte le strutture del volto, nel corso dello sviluppo, tendono o alla conservazione (ritrazione) o alla espansione (dilatazione). E ciò in base alla Prossemica, linguaggio extraverbale che si occupa della gestione dello spazio fisico e psicologico. Sul piano psicologico è dimostrato che il contratto corrisponde all’introverso; l’espanso all’ estroverso.

L’altro principio fondamentale è che le spinte emotive diverse nei soggetti,a secondo se sono, dunque, dei contratti-introversi o dei dilatati-estroversi, determinano un’attività differenziata dei muscoli mimici ma anche delle altre strutture anatomiche del viso.

Ancora il viso  comprende tre piani: superiore o cerebrale,medio o affettivo,l’inferiore o istintuale. Ogni piano è correlato con le funzioni dei cosiddetti cervelli uno e trino di Mac Leran: rettili ano,limbico,neocorticale. Sinteticamente  come si conduce un’analisi neuropsicomorfologica ?

Supponendo che:

a=armonia tra le strutture del volto ovvero equivalenza tra elementi di contrazione e di espansione

b=disarmonia con prevalenza di elementi di contrazione (introversione)

c=disarmonia con prevalenza degli elementi di espansione (estroversione)

Indicando con PS il piano superiore o cerebrale;PM il piano medio o affettivo;PI il piano inferiore o istintuale.Avremo per ogni piano queste possibilità:

PS:a-b-c        PM:a-b-c       PI:a-b-c

Combinando queste eventualità risulteranno altrettanti morfotipi e corrispondenti aspetti della personalità

A chi interessa la neurpopsicomorfologia? A tutti. Dai genitori agli insegnanti dai medici agli imprenditori ecc essendo un metodo di lettura del volto che ci aiuta a capire noi stessi e, quindi, a migliorare la qualità della vita

 

La NEUROPSICOMORFOLOGIA è un metodo innovativo di lettura ed interpretazione del volto. Il termine Neuropsicomorfologia si compone di tre parole chiave in grado di specificarne il preciso significato.

NEURO, per indicare che affonda le sue radici nella neurofisiologia ed in particolare nella “teoria del cervello uno e trino “di Mac Lean. Questo neuropsichiatra, nei suoi numerosissimi studi a riguardo, ci parla di tre cervelli:il rettiliano (il più vecchio filogeneticamente); il limbico (di media epoca); il neocortex (il più recente). Tali cervelli, aventi ovviamente funzioni diverse, sono, rispettivamente, in corrispondenza coi tre piani del viso che si distinguono in Neuropsicomorfologia: piano inferiore o istintuale, piano medio o affettivo, piano superiore o cerebrale. Essi, inoltre, hanno un’autonomia funzionale, ma, contemporaneamente, sono interdipendenti tra di loro.

La seconda parola chiave è PSICO, per significare che l’obbiettivo finale del Metodo è la definizione degli aspetti fondamentali della personalità.

La terza parola chiave è MORFOLOGIA, in quanto l’analisi parte dai dati morfologici del viso.

Tanto premesso, nel presente articolo, vogliamo soffermarci sull’origine della Neuropsicomorfologia, passando, naturalmente, per la tradizionale MORFOPSICOLOGIA, che anche si occupa del rapporto tra Anatomia del volto e personalità.
Circa 5000 anni fa, nella regione del Sumer, ossia nella bassa Mesopotamia sul golfo arabo-persiano, in una località denominata Caldea, furono trovate delle tavolette particolari. Infatti, in queste era descritta la psiche dell’ uomo rapportata a quella degli dei e alla morfologia del loro volto.
Ad ogni personaggio mitologico si attribuiva una morfologia specifica del viso ed altrettanti aspetti della personalità. Nasceva, pertanto, la FISIOGNOMICA MITOLOGICA ricorrendo a nomi di divinità che si identificavano con i cinque pianeti del sistema solare: Mercurio, Marte, Venere, Giove, Saturno. A questi, successivamente, si aggiunsero Terra, Sole, Luna.

Ippocrate (460-377 a.c), 2500 anni dopo, ci parla dei quattro umori del corpo umano: linfa, sangue, bile (o bile verde), atrabile (bile nera), alla base di quattro temperamenti. Secondo la prevalenza in un soggetto di uno di questi quattro umori vi corrispondevano precisi aspetti della personalità. Questa, in sintesi, la morfopsicologia dei quattro grandi tipi stabiliti da Ippocrate.

1) tipo linfatico: il viso è largo, colorito pallido, corpo piccolo, flemmatico,

2) tipo sanguigno: viso lungo, colorito roseo, corpo tarchiato, gestualità ricca

3) tipo bilioso: viso stretto, muscoloso, gestualità controllata che sta a significare il controllo sul modo di comportarsi.

4) tipo nervoso: viso stretto, colorito pallido, corpo slanciato, curvo; la gestualità è agitata.

Aristotele (384-322 a.c) ha contribuito alla origine della morfopsicologia con il suo trattato ANIMA in cui ha identificato nella psiche tre anime:

a) anima vegetativa

b) anima sensitiva

c) anima razionale
Tale suddivisone costituisce il presupposto della morfopsicologia successiva. Infatti l’anima vegetativa risiederebbe nel piano inferiore del viso o istintuale, il cui riferimento neurofisiologico è il cervello rettiliano (il più vecchio). L’anima sensitiva sarebbe in corrispondenza del piano medio o affettivo, collegato al cervello limbico. L’anima razionale sarebbe localizzata nel piano superiore o cerebrale, il cui presupposto neurofisiologico è il neocortex (quello più giovane, dunque dell’uomo).

Nel XIX-XX secolo si ha un grande impulso alla morfopsicologia da parte della Biotipologia, ossia di quella branca medica che si occupa dello studio dei tipi costituzionali.
E diverse sono state le Scuole in questo settore. Tra le più importanti ricordiamo la Scuola francese, americana, tedesca, italiana.

Si è distinta, a mio parere, la Scuola francese che ha avuto il massimo esponente in Claude Sigaud (1865-1921).
Questo Autore, infatti, ha classificato i biotipi in quattro gruppi fondamentali: respiratorio, digestivo, muscolare, cerebrale. Ad ogni biotipo corrisponde una determinata morfologia del corpo ed in particolare del viso ed altrettanti aspetti psicosomatici. Secondo Sigaud anche l’ambiente esterno può determinare la prevalenza di alcuni aspetti di un morfotipo su un altro. Per Martiny, allievo di Sigaud, la morfologia prevalente in un determinato morfotipo è da far risalire allo sviluppo prevalente di un foglietto embrionale sull’altro. Infatti, è noto che tutti i nostri organi derivano dai tre foglietti embrionali: endoderma, mesoderma, ectoderma.

Alla luce di questi brevi concetti, pertanto, gli antesignani della tradizionale Morfopsicologia, sono da considerarsi questi studiosi di Biotipologia, branca scientifica medica universalmente riconosciuta.

Per inquadrare ancora meglio la nascita della morfopsicologia classica un accenno lo merita la Posturologia. La Postura, ossia la posizione del corpo nello spazio, basa i suoi principi sulla conoscenza delle Catene Osteoartroneuromiofasciali, cioè catene tra ossa, articolazioni, muscoli, fasce muscolari e sistema nervoso. E’ dimostrato come tali catene o Sistemi collegano funzionalmente strutture del corpo anche molto distanti topograficamente tra di loro (pianta del piede o colonna vertebrale con il viso). E’ noto, d’altra parte, come certi atteggiamenti posturali denotano aspetti della personalità o somiglianza con i propri genitori. Si pensi, ad esempio al modo di stare in posizione eretta o del camminare, o del salutarsi con una stretta di mano o dell’accavallare le gambe da seduto o del guardare un’altra persona, scrutandola o meno.

La Morfopsicologia dovrebbe tener conto di tutti questi presupposti concettuali per un inquadramento più puntuale della personalità. Ma forse proprio per semplificare il discorso oggi la si limita all’analisi del solo volto senza tener conto delle connessioni di questo con le altre parti del corpo.
La morfopsicologia.inoltre, si differenzia dalla Fisiognomica, ormai completamente superata, poiché quest’ultima si proponeva di considerare il viso per tratti statici, disgiunti gli uni dagli altri, senza connessioni delle varie parti di esso. La morfopsicologia propone, invece, una interpretazione dinamica del viso, che si rimodella con l’età, ma anche a causa di vicissitudini della vita, ossia del nostro vissuto.

Comunque, va ricordato che grazie all’italiano Cesare Lombroso, criminologo, la Fisiognomica ebbe grande sviluppo tra il XVIII e il XIX secolo, influenzando scritti di romanzieri europei, come H. Honorè de Balzac, Charles Dickens, Charlotte Bronte, Thomas Hardy ecc., che assegnavano alla Fisiognomica dei loro personaggi descritti nelle opere, grande importanza.

Ma chi è da considerarsi il vero padre della morfopsicologia? È il francese Louis Corman, medico e psichiatra, il quale ha stabilito le leggi fondamentali di questa disciplina.
Nel 1937 ha fondato la Società Francese di Morfopsicologia, e nel 1982, è riuscito a farla inserire nei programmi universitari francesi come Laurea riconosciuta e spendibile professionalmente.

Qual è la carenza di questa Disciplina? Non esistono statistiche. Essa è basata su osservazioni cliniche che non potranno mai stabilire delle Leggi, ma solo ipotesi. Consente, infatti, di comprendere taluni comportamenti senza, però, darne una spiegazione completa. A mio avviso ha bisogno di apporto di ricerche di base, non solo cliniche, che vanno dalla genetica all’embriologia, dallo studio dei meccanismi neurofisiologici alla base della postura alle interazioni corpo-psiche. Per questi motivi, avendo attinto molto dagli studi più recenti di neurofisiologia, ho ritenuto denominare questo innovativo metodo di lettura del volto NEUROPSICOMORFOLOGIA.

Per approfondimenti si rimanda al mio blog www.neuropsicomorfologia.it, al mio ultimo libro
ANATOMIA DEL VOLTO E PERSONALITA’, Ed. Cuzzolin Napoli, 2012 e a quello in imminente pubblicazione LA NEUROPSICOMORFOLOGIA-Metodo innovativo di lettura del volto, Ed. Cuzzolin, Napoli.

 

I seni paranasali

La Neuropsicomorfologia studia il rapporto tra i dati anatomici del volto e la PERSONALITA’(6,7,8,9,10). Non va confusa con la vecchia Fisiognomica che si occupava dell’analisi del volto senza, tuttavia, tener conto delle interazioni funzionali esistenti tra i “tre” cervelli di Mac Lean (2), neocortex, limbico, rettiliano, collegati, rispettivamente, ai piani superiore, medio ed inferiore del viso. L’esponente di spicco della Fisiognomica è stato Cesare Lombroso che arrivò ad individuare un delinquente in un preciso dato anatomico del volto.
La Neuropsicomorfologia è da considerarsi un approfondimento e continuazione della Morfopsicologia che ha il suo fondatore in L.Corman (1,4). A differenza della Morfopsicologia la Neuropsicomorfologia affonda le sue radici in conoscenze neurofisiologiche ed in particolare nella ” teoria del cervello uno e trino di Mac Lean”Ad ogni piano del viso corrisponde un tipo di cervello con le relative funzioni.
Tanto premesso, nel presente articolo vogliamo discutere dell’importanza dei seni paranasali in un’analisi neuropsicomorfologica.
Sono stati studiati i seni paranasali più importanti e significativi; in particolare i seni frontali ed il seno mascellare. Infatti, sono questi seni che contribuiscono pesantemente alla morfologia del viso. Abbiamo preso in esame l’epoca di sviluppo, il loro ritmo di sviluppo con le relative modificazioni dell’anatomia del volto e le spinte emozionali che stanno alla base dello sviluppo stesso.
A – Seno frontale e Neuropsicomorfologia

I seni frontali non compaiono prima dei due anni di vita. Ciò spiega la forma rotondeggiante,non differenziata del neonato e bambino,che tradotto in termini neuropsicomorfologici significa espansione-estroversione accentuata. Tutto ciò in quanto le spinte emotive (3,5) non hanno svolto il loro ruolo,essendo ancora poche e non eccessivamente incisive. Prima dei sei anni comincia il vero sviluppo dei seni frontali con la comparsa delle bozze sopraorbitarie ,che si configura elemento di espansione-estroversione. La fronte del bambino si avvia ad una differenziazione. Si comincia a creare un diverso equilibrio tra le spinte motorie di sviluppo,in particolare per quelle emotive. Nell’adolescenza-pubertà le dimensioni del seno sono estremamente variabili. Possono accentuarsi,ridursi,scomparire. Ciò in relazione alle “turbolenze” emotive tipiche di questa fascia di età. Pertanto a livello frontale si potranno accentuare o diminuire gli elementi di espansione-estroversione o quelli di ritrazione-introversione. Dopo la pubertà l’accrescimento e modellamento del seno sono più lenti. Tutte le spinte motrici,comprese le emotive, si sono ormai stabilizzate e consolidate. Le emozioni non hanno più quella forza modellante tipica dei giovani. Ci si avvia sempre più verso una presenza di elementi di contrazione.introversione frontale. Per la definitiva morfologia frontale non va dimenticato il ruolo dello sviluppo del lobo frontale del cervello. Infatti, da queste modalità di sviluppo le bozze frontali saranno più o meno presenti conferendo alla fronte , dunque,presenza di elementi di contrazione o di espansione con il relativo significato neuropsicomorfologico.
B – Seno mascellare e Neuropsicomorfologia

Il seno mascellare,quindi piano medio,inizia il suo sviluppo già al quinto mese di vita intrauterina. Ciò a conferma dell’importanza dell’attivazione della funzione olfattiva. Alla nascita il neonato possiede tutto il supporto per la funzione olfattiva,ma non solo quella. Già da questo momento ha inizio l’attivazione del circuito:stimolazioni emotive(fondamentale il rapporto con la madre o di chi ne fa le veci)-stimolazione dei muscoli mimici-effetto sul tono muscolare.apertura o chiusura del naso –effetto sulla struttura ossea.
Lo sviluppo del seno mascellare,praticamente la morfologia del piano medio,si protrae fino alla pubertà in maniera differenziata nei vari soggetti.. In questa fascia di età le spinte emozionali diventano più intense e,dunque, capaci di determinare zone di espansione-estroversione o zone di contrazione-introversione,compresa la chiusura o apertura del recettore naso,presenza o meno della visibilità del setto nasale. E’ tutto il sistema etmoidale a contribuire alla determinazione della forma non solo del naso,della lamina cribrosa (piano superiore),ma di tutto il piano medio. Va puntualizzato che questa lamina cribrosa ,che contribuisce alla formazione del pavimento della fossa cranica anteriore, e quindi, alla morfologia dell’osso frontale, sta a significare che l’area olfattiva svolge un suo ruolo anche per il piano superiore ,oltre che,principalmente, per quello medio.
Alla luce di quanto discusso appare evidente il ruolo che i seni paranasali hanno nella determinazione dei dati morfologici del viso. Il loro differente sviluppo da persona a persona contribuisce ,dunque,alla definizione del piano cerebrale ,collegato al seno frontale e di quello medio collegato al piano affettivo. Tali seni se hanno uno sviluppo particolarmente accentuato,portano all’espansione del volto ,che equivale,psicologicamente, all’estroversione. Se,viceversa, lo sviluppo è più lento o ridotto, determineranno un elemento morfologico di ritrazione e,quindi,psicologico di introversione. L’aspetto più interessante della nostra analisi è che lo sviluppo differenziato nei vari soggetti è in rapporto a spinte emozionali diverse nelle diverse età e in soggetti diversi. E ciò,dunque, vale in modo particolare per il seno mascellare che costituisce elemento osseo fondamentale del piano medio,ovvero di quel piano dove nascono le spinte emozionali,avendo come supporto neurologico il sistema limbico
Parole chiavi: Neuropsicomorfologia,seni paranasali,emozioni

Bibliografia
1 – Corman L.:Viso e carattere .Ed. Mediterrannee,Roma,2003
2 – Ernandez M.:La teoria del cervello uno e trino di Mac Lean. The Mankind Quartely 39 (2),173-2001,1998.
3 – Phan KL.: Functional neuroanatomy of emotio:a metanalysis of emotion studies in PET and fMRI,Neruroimage 15 (2),331-48,2002
4 – Spinetta J.: Volto e Personalità Ed. Mediterrannee,Roma,1991
5 – Thayer JF.:A model of neurovisceral integration in emotion regulation and disregulation. J. Affect Disord. 6,(3),201-16,2000
6 – Valentino B.:Elementi di Morfopsicologia .Ed. Florio,Napoli,1996
7 – Valentino B.: La Morfopsicologia:scienza o filosofia.Medicina 2000,vol.XLII,75-89,2011
8 – Valentino B.:Anatomia del volto e Personalità Ed Cuzzolin,Napoli,2012
9 – Valentino B., Passiatore C.:Significato morfopsicologico dell’Anatomia dell’occhio,naso,orecchio. Medicina 2000,vol. XLIII,53-56,2012
10 – Valentino B.,Passiatore C.:La Neuropsicomorfologia:un metodo