Il Sole non è un pianeta. La divulgazione scientifica in Italia

di Giovanni Puglisi, rettore della Libera Università di Lingue e Comunicazione – IULM.

(tratto da: Giovanni Puglisi, Il Sole non è un pianeta, in Scienze e Ricerche n. 2, dicembre 2014, pp. 5-6)

Ogni anno, nella mia personale agenda di letture, c’è un momento che attendo con particolare trepidazione: si tratta dell’uscita, per i tipi de “il Mulino”, dell’Annuario Scienza Tecnologia e Società di Observa Science in Society. Non appena ho il volume tra le mani, lo sguardo corre frenetico al primo capitolo dove, solitamente, Massimiliano Bucchi fotografa in poche righe lo stato della relazione tra i cittadini italiani e la scienza, attraverso la riproposizione di tre semplici questioni, in grado di testare la nostra alfabetizzazione scientifica. Così, grazie all’Annuario 2014, scopriamo che circa la metà dei cittadini italiani non conosce le proprietà degli antibiotici, ritenendo erroneamente che essi possano essere utilizzati per contrastare sia batteri che virus; che un italiano su due non sa che un elettrone è più piccolo di un atomo; e, infine, che il 40% dei nostri concittadini è convinto che il Sole sia un pianeta. E mentre i curatori del volume esultano, rilevando come solo pochi anni fa le percentuali rappresentassero un quadro assai più desolante (solo nel 2010, a non riconoscere il carattere siderale del Sole era quasi il 50% degli italiani), noi non possiamo certo dirci soddisfatti.

In effetti, in una società sempre più determinata dal progresso scientifico e tecnologico, questi dati – accompagnandosi ad altri, altrettanto preoccupanti, come quelli su numero ed età dei nostri ricercatori (4,3 ogni mille occupati, contro la media europea di 7, di cui solo il 12,1% sotto i quaranta anni contro, ad esempio, il 49% della Germania) – parlano di un Paese in difficoltà sia dal punto di vista dello sviluppo economico – sempre più guidato, a livello globale, dalle capacità di innovazione tecnologica dei singoli Paesi – sia dal punto di vista delle competenze democratiche dei suoi cittadini: come affermato, infatti, nella Prefazione dell’ex Commissario europeo per la ricerca Philippe Busquin alla sezione “Scienza e società” del VI Programma quadro dell’Unione Europea “In una società della conoscenza, una governance democratica deve garantire ai cittadini i mezzi per partecipare, in piena consapevolezza, alla scelta delle opzioni offerte da un progresso scientifico e tecnologico responsabile”; e ciò sia sul piano delle scelte etiche – inerenti la vita e la morte, la malattia e le cure – sia sul piano più propriamente politico, ad esempio nell’opzione tra diversi modelli di sviluppo e di consumo.

Se quanto detto sopra è vero, ne consegue direttamente la necessità che tutti i livelli del corpo sociale – politico, amministrativo, accademico, intellettuale e via dicendo – cooperino per la diffusione di una comunicazione della scienza e di una divulgazione scientifica di qualità: a questa esigenza rispondono ad esempio, a livello mondiale, i diversi “Anni internazionali” proclamati dalle Nazioni Unite e dedicati di volta in volta alla Fisica (2005), all’Astronomia (2009), alla Chimica (2011) e via dicendo; a questa esigenza rispondono, a livello nazionale, la Legge n. 113/1991 concernente iniziative per la diffusione della cultura scientifica voluta da Antonio Ruberti e le sue successive modificazioni, che istituzionalizzano la Settimana della cultura scientifica e tecnologica ed erogano contributi ad istituzioni e progetti di divulgazione; a questa esigenza dovrebbero rispondere sia la programmazione del servizio pubblico radio-televisivo, che in Italia – quinta tra i paesi OCSE per consumo quotidiano di programmi tv con una media di 4,2 ore al giorno per cittadino – mantiene un ruolo di primaria importanza nonostante la crescente diffusione della Rete sia, più in generale, le iniziative del comparto editoriale, tra le quali spicca – oramai da due anni – l’istituzione del Premio Nazionale di divulgazione scientifica organizzato dall’Associazione Italiana del Libro con il patrocinio del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Il successo di quest’ultima iniziativa – che nella sua seconda edizione ha visto la partecipazione di 677 autori con 525 opere presentate – deve però spingerci ad una seria riflessione sulla qualità e la credibilità della comunicazione e della divulgazione scientifica nella società della conoscenza. Oggi, nel mondo, si scrivono ogni giorno tra i sei e i settemila articoli di argomento scientifico e le informazioni di tipo scientifico e tecnico disponibili nei diversi media aumentano ogni anno in modo esponenziale; ciò anche – e soprattutto – grazie alla comunicazione digitale, la quale è ormai da tempo entrata a buon diritto nel novero delle “rivoluzioni” nel sistema umano di trasmissione delle conoscenze (dopo la chirografica, la tipografica e l’elettrica), e le cui straordinarie potenzialità sono lungi dall’essere state completamente esplorate.

Ora, proprio le caratteristiche uniche della comunicazione digitale – quali l’immediatezza, l’interattività, la globalità e l’economicità – possono rivelarsi impareggiabili strumenti di partecipazione e, al tempo stesso, formidabili dispositivi di disinformazione, in grado di produrre contenuti capziosi, di diffondere opinioni infondate e di orientare così l’opinione pubblica sulla base di un’informazione scorretta. Per questo, è sempre più necessaria la costruzione – a tutti i livelli dell’istruzione e della formazione – di una condivisa cultura critica dell’informazione; ma soprattutto, per questo, è necessario l’inserimento entro i programmi di studio universitari di insegnamenti tesi alla formazione di veri e propri professionisti della comunicazione e della divulgazione scientifica, i quali sappiano unire una solida preparazione di base sulle discipline di loro elezione alle doti personali di creatività, passione, fantasia ed empatia che deve possedere ogni bravo comunicatore e, infine, a una formazione rigorosa sulle basi deontologiche ed etiche della comunicazione della scienza.

Solo in questo modo, solo se le Università saranno in grado di formare seri professionisti della comunicazione e della divulgazione scientifica – sia entro i corsi di studio delle diverse scienze, sia all’interno delle Facoltà di comunicazione – la comunicazione scientifica in Italia sarà in grado di assolvere quel ruolo di facilitatore della partecipazione democratica che essa è chiamata a svolgere, tra l’altro, dall’Unione Europea; solo quando il mercato sarà in grado di comprendere l’importanza e il valore di inserire simili figure professionali entro le strategie e le politiche di istituzioni museali, centri di ricerca pubblici e privati e aziende, potrà essere finalmente smentita l’affermazione di Adriano Buzzati-Traverso che, nel 1969, denunciava come nel nostro Paese “la gente, anche le persone colte, che coprono posizioni di grande responsabilità, con pochissime eccezioni, non ha ancora capito che il livello della ricerca scientifica e tecnica è il più sicuro metro per valutare l’importanza di un paese nel mondo moderno[1]”; solo, infine, quando un’intera generazione di comunicatori della scienza, responsabili e rigorosi nell’esercizio della loro professione, avrà assunto un ruolo da protagonista nel panorama dell’informazione italiana, potremo sperare che, di fronte alle imprese di Samantha Cristoforetti – l’astronauta italiana ingaggiata per prendere parte alla Missione Futura sulla Stazione Spaziale Internazionale – i media italiani smetteranno di indugiare, sottilmente compiaciuti, sui commenti maschilisti e discriminatori di alcuni, o molti, nostri sciocchi concittadini, e si soffermeranno, invece, sui contenuti della missione spaziale, sugli affascinanti misteri del cosmo che essa contribuirà a svelare e – chissà, tra le righe – ricorderanno a tutti noi che il Sole non è un pianeta.

 

[1] La citazione è tratta dal contributo di P. Govoni, Un pubblico per la scienza. La comunicazione scientifica nell’Italia di ieri e di oggi, ComunicareFisica2005, Istituto Superiore di Fisica Nucleare, Frascati, 24 ottobre 2005 http://www.lnf.infn.it/ComunicareFisica/talks/Govoni.pdf