Addio al genetista che studiò le migrazioni dell’umanità

luca-cavalli-sforzaÈ morto venerdì pomeriggio a Belluno Luigi Luca Cavalli Sforza. Pioniere della genetica di popolazioni, ha dedicato la vita a studiare la storia dell’uomo con gli strumenti della biologia arrivando a decostruire l’idea dell’esistenza di diverse razze umane.

Cavalli Sforza era nato a Genova 96 anni fa e aveva studiato a Torino nella scuola di Giuseppe Levi (maestro anche di Salvador Luria, Renato Dulbecco e Rita Levi Montalcini, tre premi Nobel). Ma soprattutto era stato allievo di Adriano Buzzati Traverso, padre della genetica italiana e fratello dello scrittore Dino: la moglie di Cavalli Sforza, Alba Ramazzotti, era nipote dei fratelli Buzzati e ne aveva ereditato la casa bellunese in cui lo scienziato ha vissuto negli ultimi anni.

Con Buzzati Traverso e poi a Cambridge, Cavalli Sforza aveva studiato soprattutto la genetica del moscerino della frutta e dei batteri, ma dai primi anni cinquanta il suo interesse scientifico si è concentrato soprattutto sull’uomo. La sua idea principale, a cui ha dedicato decenni di ricerca e che fu presto adottata da numerosi altri scienziati, è stata quella di confrontare la diffusione dei geni (inizialmente, dei gruppi sanguigni) e l’evoluzione culturale umana costruendo il primo albero genealogico dell’umanità basato non solo su dati biologici ma anche archeologici e linguistici. I risultati delle sue ricerche sono stati da lui stesso raccontati in alcuni best-seller della saggistica scientifica, tra cui il fondamentale Geni, popoli e lingue.

Oltre all’insegnamento universitario, infatti, soprattutto a Parma, Pavia e Stanford, Cavalli Sforza ha dedicato molto impegno alle attività di divulgazione della scienza, anche incontrando il pubblico dal vivo in tanti festival e curando mostre sulla storia dell’umanità.

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