Qualche idea su come impariamo a parlare

di Maria Concetta Corcelli.

Comprendere i meccanismi in base ai quali i bambini acquisiscono la/e lingua/e può gettare luce sulla natura del linguaggio così come sulla natura della facoltà di apprendimento umana”. E’ questo l’obiettivo ultimo della ricerca sull’acquisizione della lingua, un obiettivo che abbraccia i quesiti sostanziali della linguistica e psicologia cognitiva, nonché la concezione che si ha della specie umana, il cui sistema comunicativo e la capacità stessa di apprenderlo, si configurano (stando alle conoscenze attuali) come uno dei fattori che definisce l’uomo rispetto agli altri esseri viventi.

I possibili sviluppi futuri nel campo dell’acquisizione linguistica sono la prospettiva scelta da Kendall A. King e Alison Mackey, professoresse di linguistica con all’attivo altre pubblicazioni nel settore.

Nel volume non si troverà una nuova teoria sull’acquisizione della lingua; si traccia invece una panoramica dei metodi e delle ipotesi che la linguistica ha generato in questo campo nel corso della sua storia, arrivando a delineare un’immagine della situazione attuale che funga da conoscenza di base per studenti e futuri studiosi.

Nella sua brevità, questo saggio di linguistica affronta, in due sezioni distinte, l’acquisizione linguistica nei bambini e l’apprendimento di una seconda lingua da parte degli adulti; lungo il percorso le due autrici non dimenticano mai di mettere in luce la necessità di compenetrazione tra questi due rami della disciplina.

La prima parte è dedicata all’affascinante processo grazie al quale i bambini, senza sforzo apparente e in assenza di un’istruzione formale, arrivano a essere fruitori competenti della propria lingua nativa entro i quattro anni d’età. Si comincia con i metodi della ricerca, a partire dai primi diari genitoriali della fine del ‘700, passando per gli studi basati sulle audio- o videoregistrazioni, fino agli studi sperimentali, considerando di volta in volta la qualità dei dati che ogni tipo di ricerca è in grado di sottoporre agli studiosi. Si illustrano quindi le tappe fondamentali dello sviluppo linguistico, stadi simili in tutti i bambini; si rivolge l’attenzione, tuttavia, anche alle variabili costituite dalla diversità delle lingue apprese, dalle culture in cui i bambini vengono educati, toccando anche il caso del bilinguismo. Si espongono infine le teorie che tentano di spiegare tali fatti linguistici, valutando se e in cosa falliscano.

In merito a questa prima sezione del libro va sottolineata l’assenza di riferimenti, se si esclude qualche vago cenno, agli studi che utilizzano tecniche mutuate dalla medicina (elettroencefalografia, risonanza magnetica), che hanno l’enorme vantaggio di poter osservare le reazioni cerebrali ad uno stimolo linguistico anche in assenza di una produzione verbale (impossibile nei neonati) o di una reazione comportamentale (per esempio, bambini di pochi mesi che succhiano a una velocità maggiore se sottoposti a uno stimolo linguistico che riconoscono come nuovo). Allo stesso modo, almeno nella prima sezione, non è stata introdotta una parte che riguardasse i processi cognitivi implicati nell’apprendimento della prima lingua, nonché i risultati delle neuroscienze sulle aree del cervello che presiedono al funzionamento della lingua; si tratta di nozioni, allo stato attuale della ricerca, ancora parziali e che per lo più non siamo in grado di interpretare e integrare all’interno di una teoria completa sul funzionamento e apprendimento della lingua; ma non si può negare che si tratti di dati reali dai quali un ricercatore non può prescindere nel suo lavoro. Considerando l’obiettivo essenzialmente didattico del saggio si scorge ancor meglio l’utilità di tali informazioni.

La seconda sezione sottolinea come il processo di apprendimento di una seconda lingua si differenzi rispetto al precedente non solo per contesto di apprendimento, ma soprattutto per le difficoltà che gli adulti incontrano, senza che il percorso arrivi necessariamente a una competenza nativa (non impossibile comunque), e secondo uno sviluppo in cui le differenze individuali, come l’età, il genere, la motivazione, hanno un maggior peso.

In una struttura quasi parallela alla prima sezione, vengono innanzitutto esposte le teorie e le ricerche che riguardano l’apprendimento della seconda lingua (SLA) e, dopo aver considerato le variabili individuali sopra citate, si passano in rassegna alcuni processi cognitivi coinvolti nella SLA. Un ultimo capitolo è dedicato al modo in cui l’insegnamento di una seconda lingua e la ricerca stanno e abbiano collaborato, elaborando metodi di insegnamento che attingono ora all’una, ora all’altra teoria.

L’ordine logico con il quale si susseguono gli argomenti nel volume risponde efficacemente al suo esplicito obiettivo, che si rivela anche nella varia bibliografia proposta, nei test di autoverifica e nei riquadri di approfondimento che legano il discorso teorico ai dati reali e spingono il lettore a porre attenzione ai fatti linguistici meno usuali: per esempio, la creazione di una sorta di lingua dei segni pidgin da parte dei bambini sordi nicaraguensi.

Gli studenti di linguistica noteranno, d’altra parte, la sovrabbondanza di esempi sull’apprendimento della lingua inglese; se in parte ciò è da ascrivere alle ricerche che per lungo tempo hanno riguardato quasi esclusivamente l’inglese, in parte il fenomeno va imputato alle scelte delle autrici, che da esperte nel campo e bilingui, avrebbero potuto optare per una maggiore varietà. Si deve segnalare però lo sforzo degli editori italiani e della traduttrice nell’aiutare la comprensione con traduzioni o sostituzione degli esempi.

La chiarezza linguistica e l’ampiezza dei temi coperti rende il libro fruibile da un pubblico vasto: neo-genitori preoccupati delle “prestazioni linguistiche” dei propri figli o dalle mescolanze di codici dei bambini bilingui; insegnanti che cercano il metodo più efficace per accelerare e portare a buon fine l’apprendimento nelle proprie classi; studenti di lingue, anche se, per questa categoria, alcuni risultati della ricerca potrebbero essere sconfortanti!

Il merito maggiore del libro sta nei punti non risolti, nelle domande che lascia aperte. Nella volontà di non cercare un punto d’arrivo della trattazione, se non quello di definire lo ‘stato’ degli studi di linguistica riguardanti l’acquisizione della lingua, si lasciano aperti tanti spiragli nei quali intravedere quali strade potrà intraprendere la ricerca; non solo chi scrive ne suggerisce, ma ogni lettore potrà lasciarsi trasportare in quesiti come: perché i bambini perdono la capacità di distinguere suoni simili in lingue che non siano quella nativa? Da cosa dipende il cosiddetto ‘periodo sensibile’ nell’apprendimento delle lingue? E la stabilizzazione?, e così via, ognuno in base ai propri interessi o ricettività. Tutti temi cruciali che una edizione aggiornata di questo lavoro aiuterà certamente a centrare e definire meglio.

Leggi l’articolo: Maria Concetta Corcelli, Qualche idea su come impariamo a parlare, in Scienze e Ricerche Magazine, supplemento a Scienze e Ricerche, ottobre 2017, pp. 16-17