La depressione post-partum: il ruolo dell’attaccamento della neomamma alla figura paterna

Abstract

Studi di epidemiologia hanno dimostrato la presenza in Italia di oltre 90.000 donne che soffrono di disturbi depressivi e di ansia nel periodo perinatale, che comprende la gravidanza, il puerperio e i dodici mesi successivi al parto.

A esserne colpite sono circa il 16% delle donne nel periodo della maternità, con percentuali dal 10-16% al 14-23% in gravidanza e dal 10-15% al 20-40% nel post-partum. Si tratta di stime approssimative, perché spesso questi sintomi sono sottovalutati sia dalle pazienti sia dai clinici e solo in circa la metà dei casi viene diagnosticato il disturbo e fornito il trattamento adeguato. Scopo del presente studio è evidenziare alcuni possibili marcatori di sviluppo dei disturbi dell’umore legati al periodo perinatale.

Lo studio è stato svolto presso l’UO di Ostetricia e Ginecologia della Casa di Cura Sacro Cuore iGreco Ospedali Riuniti di Cosenza, raccogliendo i dati anamnestici di circa 392 donne nell’arco di 2 anni. Il protocollo prevedeva l’acquisizione di una serie di variabili demografiche (età, scolarità, stato civile, occupazione, numero figli), cliniche (numero di gravidanze, tipologia di parto, durata della gravidanza e tipo di allattamento) e psicologiche (tono dell’umore e stile di attaccamento). La valutazione dello stato depressivo è stata effettuata con la scala Edinburgh Postnatal Depression Scale (EPDS) e il General Health Questionnaire (GHQ-12), mentre lo stile di attaccamento è stato valutato con il Parental-Bounding Inventory (PBI). Per la parte statistica è stata utilizzata un’analisi di regressione multipla step-wise.

            In accordo con le statistiche mondiali, anche nel nostro campione si conferma un’alta percentuale di donne (circa 22%) con sintomi depressivi nel post-partum. Considerando tutte le variabili demografiche e psicologiche, solo il valore del PBI_Accudimento, relativo alla figura paterna, correlava con i valori di EPDS: minore era stato l’accudimento ricevuto dal padre nei primi sedici anni di vita della donna e maggiori erano i punteggi di sintomi depressivi nel post-partum (F= 21,4; beta= -.25; p-level <0.00001).

            Questi dati preliminari ci offrono un’interessante prospettiva psicobiologica, in cui si evidenzia l’importanza della figura paterna come possibile fattore di vulnerabilità nello sviluppo di psicopatologie depressive nel post-partum.

 

INTRODUZIONE

Secondo una recente ricerca londinese, circa il 30% delle donne percepisce la gravidanza come un evento traumatico. Tra i traumi psicologici legati a questo fenomeno naturale, emerge la depressione post-partum. Il DSM-5 considera la depressione post-natale come una forma di depressione generale specificata come “depressione post-partum” se si manifesta entro le prime quattro settimane successive al parto. Recenti studi epidemiologici internazionali sono concordi nello stabilire una percentuale dal 10% al 22% di donne affette da depressione o da sintomi depressivi nel post-partum, sintomi non sempre trattati perché fino al 50% dei casi restano sconosciuti e solo il 49% delle donne che si sentono profondamente depresse cerca aiuto. Percentuali così elevate da allertare l’Organizzazione Mondiale della Sanità a prevenire un problema di salute pubblica che non riguarda solo le singole madri, ma tutto il nucleo famigliare che dovrà fronteggiare questo cambiamento.

La letteratura internazionale ha confermato come la depressione nel post-partum influenzi significativamente la relazione madre-bambino sin dai primi giorni di vita. Per questo motivo è necessario poter intervenire in termini preventivi con screening clinici e trattamenti mirati sulla persona e sulla rete familiare.

 

La Prevenzione: Lo scopo del presente studio è la definizione di possibili fattori di vulnerabilità che possono essere associati alle manifestazioni depressive nelle donne dopo il parto. Per realizzare questo studio sono state intervistate donne partorienti presso l’UO di Ostetricia e Ginecologia della Casa di Cura Sacro Cuore iGreco Ospedali Riuniti di Cosenza. I criteri di esclusioni erano: a) presenza di disturbo depressione maggiore pre-parto, b) presenza di trattamenti farmacologici stabilizzatori del tono dell’umore pre-parto e c) conoscenza della lingua italiana insufficiente per poter partecipare allo studio. Le partecipanti erano a conoscenza dello scopo dello studio e firmavano un consenso al trattamento dei loro dati.

Nell’arco di due anni dal 2015 fino a giugno del 2017, sono state coinvolte 392 donne sottoposte ad indagine demografica (età, scolarità, stato civile, occupazione, numero figli), clinica (numero di gravidanze, tipologia di parto, durata della gravidanza e tipo di allattamento) e psicologica (EPDS, GHQ-12 e PBI). L’EPDS rileva la presenza e il livello di alcuni tipici sintomi che caratterizzano la depressione quali umore depresso, mancanza di interesse, senso di colpa, ansia e pensiero di farsi del male. Il test comprende dieci domande che valutano i sintomi depressivi. Le partecipanti indicano su una scala likert la frequenza con cui si sono verificati i sintomi riportati negli ultimi sette giorni. A punteggi elevati corrisponde una maggiore sofferenza psicologica della donna. L’EPDS è stato originariamente istituito come uno strumento di screening postnatale. In linea con le indicazioni presenti in letteratura per lo screening sulla popolazione generale e rispondendo alle finalità principalmente esploratorie di questo studio, è stato adottato un cut-off di 10.

Il General Health Questionnaire GHQ-12 è uno dei più diffusi strumenti standardizzati di misurazione del livello di disagio emotivo utilizzato negli studi epidemiologici ed è stato elaborato allo scopo di individuare due principali categorie di problemi: l’incapacità di eseguire le proprie funzioni normali sane e la comparsa di nuovi fenomeni di natura stressante. Si tratta di un test comportamentale generalmente utilizzato in unione con l’ EPDS per ottenere una valutazione globale dello stato di salute mentale della donna nel breve periodo. Il questionario comprende 12 items con specifico interesse allo stato depressivo e ansioso. Attraverso la determinazione di un punteggio soglia (cut-off point), è possibile trasformare tale valutazione dimensionale continua in una di tipo categoriale discontinua, che offre la possibilità di stimare il numero dei casi presunti. Il cut-off scelto è >3, che è risultato avere una migliore sensibilità, come risulta dagli studi di validazione italiani del GHQ-12.

Seguendo le più recenti evidenze provenienti da metanalisi internazionali[11] si è scelto di utilizzare la Edinburgh Postnatal Depression Scale (EPDS) in combinazione con la GHQ-12, per ridurre al minimo i falsi positivi. In particolare, le donne che presentano punteggi > 10 all’EPDS e ≥ 3 al GHQ-12 sono considerate a rischio di sviluppo di sintomi depressivi.

Infine, per la valutazione dello stile genitoriale ricevuto è stato utilizzato il Parental Bonding Instrument (PBI). Il PBI misura due distinte dimensioni riferibili al costrutto dell’attaccamento: l’accudimento e l’iperprotettività. Tale strumento è sotto forma di questionario autosomministrato dove la persona deve ricordare la relazione con i propri genitori fino ai 16 anni di vita. Gli autori, sulla base della distinzione tra alto e basso accudimento e alta e bassa iperprotettività classificano sia le madri che i padri in quattro distinte tipologie: a) Vincolo affettuoso: genitori con alti punteggi sia per la scala “Accudimento” che “Iperprotettività”; b) Genitori ottimali: genitori con un alto punteggio nella scala “Accudimento” e basso punteggio nella scala “Iperprotettività”; c) Controllanti senza affetto: genitori con basso punteggio di “Accudimento” e alto di “Iperprotettività”; d) Genitori negligenti: genitori con bassi punteggi su entrambe le scale. Utilizzare questo strumento non è solo utile per predire o spiegare i vari disturbi, ma consente, inoltre, di attribuire ai sintomi un significato, per supportare in maniera esaustiva qualsiasi valutazione diagnostica, soprattutto in ambito psicoterapeutico.

Con il programma SPSS abbiamo valutato quali tra tutte le variabili demografiche, cliniche e psicologiche potessero spiegare i punteggi di depressione ottenuti con i test EPDS e GHQ-12, grazie ad una regressione multipla step-wise.

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Leggi l’articolo: Maria Cecilia Gioia, Alessia Aloi, Caterina Coloca, Giulietta Sesti, Carmen Danila De Luca, Carmen Marasco, Roberta Artusi, Rosanna Ammirata, Antonio Cerasa, La depressione post-partum: il ruolo dell’attaccamento della neomamma alla figura paterna, in Scienze e Ricerche n. 54, dicembre 2017, pp. 5-8