Il 22 marzo si celebra la Giornata mondiale dell’acqua

Il 22 marzo si celebra la Giornata mondiale dell’acqua, istituita nel 1992 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per valorizzare e proteggere le risorse idriche. Il tema dell’edizione di quest’anno è Nature for Water, un’opportunità per riflettere sulla complessa relazione e interazione fra uomo, natura, ambiente ed economia. E se da una parte l’Onu lancia l’allarme, prevedendo che entro il 2050 oltre 5 miliardi di abitanti della Terra dovranno affrontare il problema della gestione delle risorse idriche, dall’altra propone una risposta concreta attraverso l’ultimo rapporto dal titolo Le soluzioni fondate sulla natura per la gestione dell’acqua. E prende come esempio la Cina che “entro il 2020, 16 città-spugna pilota saranno costruite su una superficie di oltre 450 chilometri quadrati, con più di 3 mila progetti di costruzione previsti e investimenti per un ammontare totale di 8,65 miliardi di yuan”, una serie di interventi che prevedono tetti delle case vegetalizzati, rivestimenti permeabili al suolo e altre soluzioni sostenibili per captare, canalizzare, purificare, riutilizzare l’acqua piovana proprio per contrastare il rischio di una grande sete planetaria dei prossimi decenni, fra consumi crescenti e annosi sprechi.

Nel 1986, lo Stato del Rajasthan (India) ha vissuto uno dei peggiori periodi di siccità della sua storia. Negli anni successivi, una ONG ha lavorato a fianco delle comunità locali per creare strutture per la raccolta dell’acqua e rigenerare terreni e foreste nella regione. Ciò ha portato ad un aumento del 30% della copertura forestale, i livelli delle acque sotterranee sono aumentati di diversi metri e la produttività delle colture è migliorata.

Queste misure sono buoni esempi di soluzioni basate sulla natura (NBS) sostenute nell’ultima edizione del rapporto, Nature-based Solutions for Water, nel quale l’acqua è riconosciuta non come un elemento isolato, ma come parte integrante di un complesso processo naturale che implica l’evaporazione, la precipitazione e l’assorbimento di acqua attraverso il suolo. La presenza e l’estensione della copertura vegetale tra praterie, zone umide e foreste influenza il ciclo dell’acqua e può essere l’obiettivo di azioni volte a migliorare la quantità e la qualità dell’acqua disponibile.

“Abbiamo bisogno di nuove soluzioni nella gestione delle risorse idriche in modo da affrontare le sfide emergenti alla sicurezza dell’acqua causate dalla crescita della popolazione e dai cambiamenti climatici. Se non facciamo nulla, entro il 2050 circa 5 miliardi di persone vivranno in aree con scarso accesso all’acqua. La presente relazione propone soluzioni basate sulla natura per gestire meglio l’acqua. Questo è un compito importante che tutti noi dobbiamo compiere insieme in modo responsabile in modo da evitare i conflitti legati all’acqua “, ha dichiarato il Direttore Generale dell’UNESCO.

“Per troppo tempo, il mondo si è rivolto verso infrastrutture “umane” o “grigie per migliorare la gestione dell’acqua, spazzando via in tal modo la conoscenza tradizionale e indigena che abbraccia approcci più verdi. A distanza di tre anni dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, è tempo di riesaminare le soluzioni basate sulla natura (NBS) per aiutare a raggiungere gli obiettivi di gestione dell’acqua”, così scrive nella prefazione del rapporto Gilbert Houngbo, Presidente di UN-Water e Presidente del Fondo Internazionale per l’Agricoltura Sviluppo.

Concentrarsi sull’ “ingegneria ambientale”

La cosiddetta infrastruttura “verde”, al contrario delle tradizionali infrastrutture “grigie”, si concentra sul mantenimento delle funzioni degli ecosistemi, sia naturali che costruiti, e sull’ingegneria ambientale piuttosto che sull’ingegneria civile per migliorare la gestione delle risorse idriche. Questo ha molteplici applicazioni in agricoltura, di gran lunga il settore col maggiore consumo di acqua. Le infrastrutture verdi possono aiutare a ridurre l’uso intensivo del suolo limitando l’inquinamento, l’erosione del terreno ed il fabbisogno idrico, contribuendo, ad esempio, allo sviluppo di sistemi di irrigazione più efficaci ed economici.

Per esempio, il Sistema di Coltura intensiva del Riso, introdotto per la prima volta in Madagascar, aiuta a ripristinare il funzionamento idrologico ed ecologico del suolo, piuttosto che utilizzare nuove varietà di colture o prodotti chimici, consentendo un risparmio dal 25 al 50% nel fabbisogno idrico e dall’80 al 90% nelle sementi, aumentando la produzione di risone dal 25 al 50%, a seconda della regione in cui viene implementato.

Si stima che la produzione agricola potrebbe essere aumentata di circa il 20% in tutto il mondo se si utilizzassero pratiche di gestione delle acque più ecologiche. Uno studio citato dalla relazione ha esaminato i progetti di sviluppo agricolo in 57 paesi a basso reddito e ha scoperto che l’uso dell’acqua in modo più efficiente, combinato con riduzioni nell’uso di pesticidi e miglioramenti nella copertura del suolo, ha aumentato i raccolti medi del 79%.

Le soluzioni verdi hanno anche mostrato un grande potenziale nelle aree urbane.

Se le pareti vegetali e i giardini pensili sono forse gli esempi più riconoscibili di soluzioni verdi adottate in contesti urbani, esistono ulteriori e più incisive misure verdi per riciclare e raccogliere acqua, fra le quali cavità di ritenzione idrica per ricaricare le falde acquifere e la protezione dei bacini idrografici che riforniscono le aree urbane. La città di New York, per esempio, ha approntato misure di protezione dei suoi tre maggiori bacini idrografici a partire dalla fine degli anni ’90. Smaltendo il più grande rifornimento idrico non filtrato negli Stati Uniti, la città ora risparmia oltre 300 milioni di dollari all’anno per il trattamento delle acque e i costi di manutenzione.

Nel 1986, lo Stato del Rajasthan (India) ha vissuto uno dei peggiori periodi di siccità della sua storia. Negli anni successivi, una ONG ha lavorato a fianco delle comunità locali per creare strutture per la raccolta dell’acqua e rigenerare terreni e foreste nella regione. Ciò ha portato ad un aumento del 30% della copertura forestale, i livelli delle acque sotterranee sono aumentati di diversi metri e la produttività delle colture è migliorata.

Queste misure sono buoni esempi di soluzioni basate sulla natura (NBS) sostenute nell’ultima edizione del rapporto, Nature-based Solutions for Water, nel quale l’acqua è riconosciuta non come un elemento isolato, ma come parte integrante di un complesso processo naturale che implica l’evaporazione, la precipitazione e l’assorbimento di acqua attraverso il suolo. La presenza e l’estensione della copertura vegetale tra praterie, zone umide e foreste influenza il ciclo dell’acqua e può essere l’obiettivo di azioni volte a migliorare la quantità e la qualità dell’acqua disponibile.

“Abbiamo bisogno di nuove soluzioni nella gestione delle risorse idriche in modo da affrontare le sfide emergenti alla sicurezza dell’acqua causate dalla crescita della popolazione e dai cambiamenti climatici. Se non facciamo nulla, entro il 2050 circa 5 miliardi di persone vivranno in aree con scarso accesso all’acqua. La presente relazione propone soluzioni basate sulla natura per gestire meglio l’acqua. Questo è un compito importante che tutti noi dobbiamo compiere insieme in modo responsabile in modo da evitare i conflitti legati all’acqua “, ha dichiarato il Direttore Generale dell’UNESCO.

“Per troppo tempo, il mondo si è rivolto verso infrastrutture “umane” o “grigie per migliorare la gestione dell’acqua, spazzando via in tal modo la conoscenza tradizionale e indigena che abbraccia approcci più verdi. A distanza di tre anni dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, è tempo di riesaminare le soluzioni basate sulla natura (NBS) per aiutare a raggiungere gli obiettivi di gestione dell’acqua”, così scrive nella prefazione del rapporto Gilbert Houngbo, Presidente di UN-Water e Presidente del Fondo Internazionale per l’Agricoltura Sviluppo.

Concentrarsi sull’ “ingegneria ambientale”

La cosiddetta infrastruttura “verde”, al contrario delle tradizionali infrastrutture “grigie”, si concentra sul mantenimento delle funzioni degli ecosistemi, sia naturali che costruiti, e sull’ingegneria ambientale piuttosto che sull’ingegneria civile per migliorare la gestione delle risorse idriche. Questo ha molteplici applicazioni in agricoltura, di gran lunga il settore col maggiore consumo di acqua. Le infrastrutture verdi possono aiutare a ridurre l’uso intensivo del suolo limitando l’inquinamento, l’erosione del terreno ed il fabbisogno idrico, contribuendo, ad esempio, allo sviluppo di sistemi di irrigazione più efficaci ed economici.

Per esempio, il Sistema di Coltura intensiva del Riso, introdotto per la prima volta in Madagascar, aiuta a ripristinare il funzionamento idrologico ed ecologico del suolo, piuttosto che utilizzare nuove varietà di colture o prodotti chimici, consentendo un risparmio dal 25 al 50% nel fabbisogno idrico e dall’80 al 90% nelle sementi, aumentando la produzione di risone dal 25 al 50%, a seconda della regione in cui viene implementato.

Si stima che la produzione agricola potrebbe essere aumentata di circa il 20% in tutto il mondo se si utilizzassero pratiche di gestione delle acque più ecologiche. Uno studio citato dalla relazione ha esaminato i progetti di sviluppo agricolo in 57 paesi a basso reddito e ha scoperto che l’uso dell’acqua in modo più efficiente, combinato con riduzioni nell’uso di pesticidi e miglioramenti nella copertura del suolo, ha aumentato i raccolti medi del 79%.

Le soluzioni verdi hanno anche mostrato un grande potenziale nelle aree urbane.

Se le pareti vegetali e i giardini pensili sono forse gli esempi più riconoscibili di soluzioni verdi adottate in contesti urbani, esistono ulteriori e più incisive misure verdi per riciclare e raccogliere acqua, fra le quali cavità di ritenzione idrica per ricaricare le falde acquifere e la protezione dei bacini idrografici che riforniscono le aree urbane. La città di New York, per esempio, ha approntato misure di protezione dei suoi tre maggiori bacini idrografici a partire dalla fine degli anni ’90. Smaltendo il più grande rifornimento idrico non filtrato negli Stati Uniti, la città ora risparmia oltre 300 milioni di dollari all’anno per il trattamento delle acque e i costi di manutenzione.

Sponge City” “Città Spugna

Di fronte a una domanda sempre crescente di acqua, i paesi e le municipalità mostrano un crescente interesse per le soluzioni verdi. La Cina, ad esempio, ha recentemente avviato un progetto intitolato “Sponge City” “Città Spugna” per migliorare la disponibilità di acqua negli insediamenti urbani. Entro il 2020, costruirà 16 Città Spugna pilota in tutto il paese. Il loro obiettivo è riciclare il 70% dell’acqua piovana attraverso una maggiore permeazione del suolo, conservazione e stoccaggio, purificazione dell’acqua e ripristino delle zone umide adiacenti (per maggiori info vedere http://www.corrierequotidiano.it/ambiente/21-03-2018/citta-e-case-sempre-piu-green-contro-il-rischio-siccita?&utm_source=google_gmail&utm_medium=social-media&utm_campaign=addtoany).

L’importanza delle zone umide

Le zone umide coprono solo il 2,6% del pianeta, ma svolgono un ruolo sproporzionato nell’idrologia. Hanno un impatto diretto sulla qualità dell’acqua filtrando sostanze tossiche da pesticidi, scarichi industriali e minerari.

È dimostrato che le sole zone umide possono rimuovere dal 20 al 60% dei metalli nell’acqua e intrappolare dall’80 al 90% dei sedimenti dal deflusso. Alcuni paesi hanno addirittura creato zone umide per trattare le acque reflue industriali, almeno in parte. Negli ultimi anni, l’Ucraina, ad esempio, sta sperimentando zone umide artificiali per filtrare alcuni prodotti farmaceutici dalle acque reflue.

Tuttavia, gli ecosistemi da soli non possono assolvere alla totalità delle funzioni di trattamento delle acque. Non possono filtrare tutti i tipi di sostanze tossiche scaricate nell’acqua e la loro capacità ha dei limiti. Ci sono punti di svolta oltre i quali gli impatti negativi del carico di contaminanti su un ecosistema diventano irreversibili, da qui la necessità di riconoscere le soglie e gestire gli ecosistemi di conseguenza.

Mitigazione dei rischi da catastrofi naturali

Le zone umide fungono anche da barriere naturali che assorbono e catturano le acque piovane limitando l’erosione del suolo e gli impatti di alcuni disastri naturali come le inondazioni. Con il cambiamento climatico, gli esperti prevedono che ci sarà un aumento della frequenza e dell’intensità dei disastri naturali.

Alcuni paesi hanno già iniziato a prendere precauzioni. Ad esempio, il Cile ha annunciato misure per proteggere le sue zone umide costiere dopo lo tsunami del 2010. Lo Stato della Louisiana (USA) ha creato l’Autorità per la protezione e il ripristino costiero in seguito all’uragano Katrina (2005), il cui impatto devastante è stato amplificato dal degrado delle zone umide nel Delta del Mississippi.

Tuttavia, l’uso di soluzioni basate sulla natura rimane marginale e quasi tutti gli investimenti sono ancora destinati a progetti infrastrutturali grigi. Tuttavia, per soddisfare la crescente domanda di acqua, le infrastrutture verdi sembrano essere una soluzione promettente che completa gli approcci tradizionali.

Gli autori della relazione chiedono quindi un maggiore equilibrio tra i due, soprattutto considerando che le soluzioni basate sulla natura sono meglio allineate con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile adottati dalle Nazioni Unite nel 2015. Coordinato dal Programma di valutazione delle risorse idriche dell’UNESCO, il Rapporto sullo sviluppo idrico mondiale delle Nazioni Unite è il frutto della collaborazione tra le 31 entità delle Nazioni Unite e 39 partner internazionali che comprendono l’UN-Water. La sua pubblicazione coincide con la Giornata mondiale dell’acqua, celebrata ogni anno il 22 marzo.

da: https://en.unesco.org/news/access-safe-water-green-revolution-around-corner

traduzione a cura della redazione di S&R