Mario Luzi. Storia della critica

Emiliano Ventura, Dottorando in Filosofia alla Pontificia Università Lateranense, Responsabile scientifico della Fondazione Mario Luzi.

Michel Foucault scrive nel 1970 la celebre frase: “Un jour peut-ětre le siècle sera deleuzien – un giorno, forse, il secolo sarà deleuziano”, riferendosi all’amico filosofo Gilles Deleuze. Dal canto nostro, in questo inizio secolo e millennio, si potrebbe dire: “un giorno, forse, il secolo sarà luziano” e non solo per l’ovvia affinità tra i due nomi. Nel 2014 c’è stato il centenario della nascita del poeta, nato proprio nel 1914; il Meridiano Mondadori che uscì nel 1998, e poi in nuove edizioni fino al 2010, non presenta una Storia della critica tra gli apparati; lo studio che segue è volto a colmare questa lacuna e, per sua natura, non può dirsi finito. Gli studi su Mario Luzi continuano a crescere, tesi di laurea continuano ad essere assegnate, Dottorati sulla sua poesia si assegnano regolarmente, non solo in Italia ma anche in Svizzera e in Spagna.

Abstract

Michel Foucault wrote in 1970 the famous phrase: “Un jour peut-être siècle the evening deleuzien – one day, perhaps, the century will be Deleuzian,” referring friend philosopher Gilles Deleuze. For us, in this beginning of the century, and millennium, we can say: “One day, perhaps, the century will be Luziano” and not just for the obvious affinity between the two names. In 2014 there was the centenary  of the poet, in fact he was born in 1914; The great edition, Meridian Mondadori, which came out in 1998, and then in the last edition in 2010, does not have a history of criticism between devices; the study that follows is intended to fill this gap and, by its nature, it can not be said to be finished.  Studies of Mario Luzi continue to grow, dissertations continue to be assigned, PhD on his poetry is assigned regularly, not only in Italy but also in Switzerland and in Spain.

 

Si è affermato spesso che Mario Luzi, al contrario di altri poeti, non ha avuto un grande critico come voce ausiliare o preferenziale, del tipo Contini – Montale o Mengaldo – Sereni.

La breve storia della critica luziana che si presenta vuole tentare di sfatare questo mito, i critici ci sono stati, quel che è mancato è stato il rapporto preferenziale poeta-critico. La complessità, l’evoluzione e la disparità dei temi e delle forme adottate dal poeta fiorentino hanno avuto bisogno di diverse professionalità per essere colte nella loro completezza; si potrebbe dire che a Luzi un critico, e finanche un grande critico, non possa bastare.

Nel 1935 Luzi pubblica La barca, nel ’40 Avvento notturno, in questo periodo sono gli amici poeti e scrittori ad essere i primi recensori e critici del poeta novissimo; siamo nella fase aurorale della critica luziana.

Il primo a recensire e a dare il via inconsapevolmente alla critica luziana è stato Giorgio Caproni, con la sua recensione a La barca.

Nel tempo sarà un lettore attento e critico sagace capace di spiegare alcuni aspetti della poesia non colti dallo stesso autore.

«Questo miraggio di beatitudine prossima che fa guardare al Nostro, senza nessuna asprezza, anzi con amore profondo, la vita terrena con le sue gioie e le sue pene, e che gliela fa celebrare con voce così umanamente elegiaca [...] Un’elegia, naturalmente, di modernissimi modi, appartenendo il Luzi, almeno come poeta, a quella generazione letteraria che, sulla fruttuosa orma impressa dalla rivolta ungarettiana, tenta per diverse vie la riconquista alla nostra lirica della primitiva lucidità d’espressione».

Anche l’amico Carlo Bo è tra i primi recensori e critici delle iniziali raccolte di Luzi:

«Così Mario Luzi fuori di qualunque soccorso di retorica è il più disposto all’avvento della propria parola: noi sappiamo che in lui finalmente la memoria drammatizzata del poeta è stata abolita per il cielo intatto in cui decade e resiste. Una poesia a tal punto fedele alla propria origine naturale non predica dei risultati e delle convenzioni laterali, è immediata nelle sue coincidenze».

Alessandro Parronchi nel recensire Un brindisi nel 1946 si sofferma su alcune ascendenze della poesia europea:

«La poesia di Rimbaud e quella di Valery, sotto questo segno dello stile, anziché contrapporsi e differenziarsi in un’antitesi storicamente essenziale, potevano scoprirsi in tal modo egualmente necessarie e il loro operare conclusivamente, nella sintesi molto naturalmente compiuta dal giovane poeta italiano».

In questa prima fase critica è interessante come Caproni, Bo e Parronchi abbiano messo l’accento su aspetti naturali dell’origine del suo ‘evento’ della parola poetica.

Anche Oreste Macrì dedica tra gli anni ’50 e ’60 due studi critici sul poeta amico. Di particolare importanza si ricorda Le origini di Luzi nella rivista «Palatina» del 1961, proprio per essere un primo lavoro ad accogliere un insieme di testi poetici. Sempre a Oreste Macrì si deve la sistemazione in generazioni dei poeti tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento (La teoria letteraria delle generazioni), Luzi insieme a Bertolucci, Caproni e Sereni è inserito nella ‘terza generazione’; alla ‘prima’ appartengono Saba, Campana e Ungaretti, alla ‘seconda’ Montale e Betocchi.

Pier Paolo Pasolini in Passione e ideologia, recensendo Onore del vero, farà della poesia di Luzi quasi una questione meteorologica, con il suo far risaltare i cieli grigi la pioggia e il vento. Il poeta di Casarsa non è privo di contraddizione, parla anche di distanza ideologica ma definisce la raccolta luziana uno dei testi migliori degli ultimi anni.

Gianfranco Contini nella sua Letteratura dell’Italia Unita 1861-1968 non riesce a superare e a comprendere pienamente la forza di una poesia che nasce ermetica ma che poi approda ad altri lidi, l’io lirico si muta e si immedesima in cose e uomini, si immerge nella mutazione dell’essere e del divenire. Il grande critico rimane alla fase ermetica anche se segnala il cambiamento avvenuto con Onore del vero, ma non coglie l’importanza di un testo come Nel magma, che considera ‘una prosa pausata di nobile estrazione saggistica’.

Giacomo Debenedetti nel’62 pubblica Lo stile di Constant, è l’occasione per tracciare un breve ma significativo profilo del poeta.

In questa fase, anni ’60, non esiste ancora un testo di critica che possa dirsi una monografia complessiva, lo scritto di Oreste Macrì sulla rivista “Palatina” è quello che più si avvicina a uno studio esaustivo.

Alla fine degli anni ’60 è importante lo studio di Alfredo Luzi, La vicissitudine sospesa (rielaborazione di una felice tesi di laurea) che comprende un’analisi delle raccolte poetiche da La barca a Nel magma, oggi il testo è stato ripubblicato (Fondazione Mario Luzi Editore).

Con questa monografia di Alfredo Luzi si può datare e attestare la nascita della ‘critica luziana’.

«L’amore infatti è l’elemento accentratore del Quaderno […] A prima vista sembra di essere tornati ai temi iniziali de La barca [] Il poeta sconfessa l’immobilità particolare del’ Avvento […] Ancora una volta cade la teoria del Luzi diviso in due periodi ben distinti. Il canto della vita ne La barca, le pure immagini analogiche dell’Avvento, l’angoscioso dramma di Un brindisi non erano altro che tentativi successivi di acquistare consapevolezza del proprio io, talvolta sentendosi creatura fra le creature, talaltra dando piena fiducia alla creatività individuale ed infine ponendosi come osservatore partecipe di una catastrofe, per delineare le conseguenze del proprio spirito».

Come si evince dal brano estratto siamo in una fase in cui la critica vede già due periodi separati nella poesia di Luzi, mentre lo studio di Alfredo Luzi punta sull’evoluzione e sull’integrazione dei vari passaggi.

Visionando le voci bibliografiche degli anni ’60, si rintracciano essenzialmente i nomi di Oreste Macrì, Carlo Bo, Giorgio Caproni, Piero Bigongiari, Carlo Betocchi, Leone Traverso, Alessandro Parronchi, Vittorio Sereni, Franco Fortini; è una fase ‘aurorale’ della critica che viene adempiuta da critici poeti.

Sono emblematiche le parole di Carlo Betocchi, recensendo La barca, afferma: «Si è scritto, del libro di poesia di Mario Luzi […] troppo poco e troppo meno del merito; se ne è parlato tra noi, invece, subito e con ammirazione vivace». Giancarlo Vigorelli afferma nel ‘36: «L’aiuto è di tutti, ma il ricalco di nessuno: più che modelli gli si trovano compagni – coetanei, dicevamo, e qualcuno dei poeti de L’Orto», a conferma della ristretta cerchia di attenzione critica che per anni ha circondato il poeta.

Ancor più lapidario è Alfredo Luzi quando conferma a chi scrive che negli anni del lavoro di ricerca per La vicissitudine sospesa (anni ’60) nessuno, o quasi, si occupava di Mario Luzi.

Oltre alla già citata monografia di A. Luzi, la fine degli anni ’60 fa registrare altri due studi monografici: Il metro di Luzi di S. Salvi, Leonardi, Bologna, 1967 e Luzi di G. Zagarrio, La Nuova Italia, 1968.

Il lavoro di Zagarrio presenta aspetti interessanti; l’analisi dell’evolversi dell’uso del lessema ‘vento’, assente ne La barca ma presente da Avvento in poi; per l’attenzione ai personaggi vagabondi della poesia luziana e, soprattutto, il tentativo di una sintesi trentennale:

«Si è accennato in questo senso al ‘campo’ cinematografico di un Fellini, o a quella teatrale di un Brecht; ma si può pensare forse con maggiore approssimazione alla pittura di Rosai, a quei suoi omini così immersi, come i vagabondi di Luzi, nella loro sofferenza individuale e universale insieme, ma dentro un misurato equilibrio di paesaggio, che è appunto la sintesi felice dei due opposti: dell’universale e del particolare (e specialmente il particolare toscano-umbro) in quelle misure egualmente urgenti e complementari che fanno poesia. È in questo senso che la poesia di Luzi coglie in Onore del vero il momento più colmo del suo iter trentennale».

In prossimità degli anni ’70 sia A. Luzi che Giuseppe Zagarrio impostano un primo discorso unitario ed evolutivo sulla poesia di Mario Luzi.

Stessa impostazione di insieme si riscontra nell’analisi di Claudio Scarpati in Mario Luzi, (1970), l’autore ravvisa in questa fase del fare poetico luziano, un cruciale spartiacque che si traduce in una sorta di definitiva emancipazione dagli stilemi tardo ermetici, gli stessi che avevano contraddistinto Quaderno gotico, e che ancora pesavano su certi aspetti delle Primizie.

«Ma per la sua riluttanza a concepire la condizione umana al di fuori di una prospettiva fissista, per il suo rifiuto del concetto laico di liberazione e, più velatamente, del concetto cristiano di redenzione, il suo itinerario potrebbe anche essere descritto dallo schema Kierkegaardiano del passaggio dalla fase estetica alla fase etica e a quella religiosa che troverebbe riscontro nel pellegrinaggio  nelle terre edeniche di Avvento notturno, al dibattito morale di Primizie del deserto, alla scoperta caritativa di Onore del vero. Ma questo tracciato non è lineare».

Pier Vincenzo Mengaldo nella sua antologia Poeti italiani del Novecento (1978) rimane legato al giudizio di Contini parlando di pagina decorativa e immobilità fachiresca, sebbene ciò possa essere vero rimane molto altro di non detto e non evidenziato.

Negli ultimi decenni (’70 e ’80) la forza di una poesia che si muove tra lirismo e quotidiano, tra la fissità e il movimento, tra dilemmi metafisici del male e del bene, è stata oggetto di attenta analisi da voci come quella di Giancarlo Quiriconi, Mario Specchio e Stefano Verdino.

Il fuoco e la metamorfosi di Giancarlo Quiriconi volge all’interpretazione della poesia e del pensiero di Luzi in relazione a Teilhard de Chardin:

«Le più avanzate ipotesi teologiche, da Boros a Chardin – nel tentativo di rompere il circolo vizioso della dannazione certa e dell’impossibile acquisto – postulano una direzione diversa alle cose nella loro tensione verso il divino. L’eden era in origine: la progressione della storia sarebbe dunque un viaggio à rebours nel tempo alla ricerca del paradiso perduto. Questa concezione, così carica di conseguenze, agisce ancora oggi nel mondo contemporaneo si viene sostituendo un’ipotesi opposta per cui l’eden sarebbe ravvisabile solo alla fine del viaggio del mondo come frutto di una evoluzione continua, di una progressione che va verso l’alto e non discende verso il basso a ritroso. La creazione allora non è un fatto acquisito una volta per tutte, ma un processo in fieri che coinvolge senza distinzione tutti gli aspetti e le forme dell’uomo e delle cose; essa si afferma portando in sé non più come una condanna ma come elementi attivi di tutto il processo, bene e male, innocenza e colpa, carnalità e spiritualità, tutte le antinomie possibili che si manifestano nel mondo le quali interagiscono, positivamente, verso l’epifania finale del Kerigma».

È un punto cruciale della poesia luziana, a mio avviso è in questa visione di creazione costante, di possibilità dell’evento che vanno letti gli ultimi testi di Luzi dal Viaggio di Simone Martini a Sotto specie umana, con la sua progressiva salita versi ‘i cancelli dell’assoluto’.

Stefano Verdino è un punto di riferimento grazie alla cura del Meridiano Mondadori (1998-2010), i suoi studi sono strumenti importanti per appassionati e ricercatori, ha curato anche le ultime raccolte poetiche fino alla raccolta postuma Lasciami non trattenermi.

La monografia di Lisa Rizzoli e Giorgio Morelli del 1992 (Mario Luzi. La poesia, il teatro, la prosa, la saggistica, le traduzioni, Ugo Mursia) è tra le più accurate e significative. È anche l’unico studio monografico ad essere scritto a quattro mani; genericamente il lavoro in gruppo non è  molto usato nelle scienze umanistiche in cui si predilige l’individualità, mentre la ricerca scientifica, in particolar modo quella la medica, ne fa un maggior uso. La curatela dei Meridiani Mondadori normalmente prevede due o tre studiosi operare nelle varie sezioni, si veda il Meridiano di Giorgio Caproni, di Pier Paolo Pasolini, Maria Luisa Spaziani. Come si evince già dalla complessità del titolo, Mario Luzi. La poesia, il teatro, la prosa, la saggistica, le traduzioni, gli aspetti toccati aspirano a una totalità esegetica; gli apparati come il profilo biografico e la bibliografia sono tra i più dettagliati, i più esaustivi insieme, e molto prima, all’edizione del Meridiano Mondadori curato da Stefano Verdino.

L’analisi degli autori procede dal soggettivismo degli splendidi inizi alla conquista del reale esistenziale delle raccolte centrali, fino all’immersione nel magma in cui gli uomini inventano la storia, Luzi non ha mai sospeso la sua vocazione sapienziale.

Merito di Lisa Rizzoli è stata la scoperta di una fonte di centrale importanza nell’allora ultima fase luziana (anni ’80 e ’90): l’influsso del mistico indiano Sri Aurobindo, che viene ad intrecciarsi con l’opposto occidentale, il filosofo e teologo gesuita Teilhard de Chardin nella ricerca di una metastorica centralità dell’Essere.

Dalla noosfera di Teilhard alla persona universale di Aurobindo gli ultimi raccordi luziani più che mai si spingono verso la conquista della coscienza che è la Verità. La Rizzoli mette bene in risalto il ruolo centrale che ha in Luzi l’idea della creazione ancora in atto, la possibilità dell’eventuale e del perfettibile.

Il testo è una vera e propria ‘biografia poetica’, il senso cronologico e l’attenzione all’opera luziana ne fanno un testo corale imperdibile; i critici di riferimento sono Bo e Bigongiari, Ramat, Scarpati, Zagarrio e Quiriconi.

Che sia riconosciuto o meno, a più di venti anni di pubblicazione, il testo rimane un punto di riferimento imprescindibile per i ricercatori, per la vastità dei temi toccati, acume critico e cura degli apparati (quest’ultimi curati da Giorgio C. Morelli).

Una piccola antologia luziana, Poesie. Mario Luzi, viene curata dal critico Mario Santagostini per le edizioni Tea nel 1997. Il testo comprende un importante saggio introduttivo in cui Luzi viene definito il poeta ‘meno egocentrico’, una felice intuizione per l’attenzione del poeta all’alterità.

Marco Marchi è un critico collaudato, attento e molto presente, del poeta toscano con numerosi saggi e studi, di cui l’edizione Invito alla lettura di Mario Luzi, Mursia, 1998. A lui si deve una nuova edizione, con introduzione, della prosa luziana Biografia a Ebe (EdiLazio 2010).

Marco Zulberti nel 1999 cura e raccoglie i primi articoli e saggi di Luzi in un testo, Prima semina, al curatore si devono l’importante saggio introduttivo e la precisa bibliografia di testi luziani, anche i più dispersi e datati come articoli e prefazioni.

Nel 2000 si segnala l’edizione di Studium di Giorgio Cavallini, La vita nasce alla vita. Saggio sulla poesia di Mario Luzi.

Emerico Giachery, critico e amico di Luzi, dedica uno scritto sul ruolo della luce nella sua poesia, Mario Luzi cantore della luce (2003).

Filosofi come Massimo Cacciari e Marco Guzzi sono esegeti attenti e puntuali degli aspetti più metafisici della sua poesia.

In questa tornata di anni, tra il novanta e il duemila, si registrano diverse pubblicazioni di colloqui e lunghe interviste, interlocutori privilegiati sono Stefano Verdino, Mario Specchio, Renzo Cassigoli, Doriano Fasoli e Ugo De Vita.

L’antologia luziana curata da Valerio Nardoni, La ferita dell’essere. Un itinerario antologico ( Passigli, Firenze-Antella, 2004), pregevole per un taglio nuovo dato al ‘commento’, è stata ripubblicata dal quotidiano La repubblica con grande fortuna e diffusione.

Negli ultimi dieci anni (2005/2015), dalla morte del poeta in avanti, si registra una vivacità nella critica più recente, accademica e non, nuovi studi e nuovi autori si interessano agli aspetti e all’evoluzione di una poesia sempre più complessa: Paolo Rigo, Irene Baccarini, Elisa Tonani, Noemi Corcione, Laura Toppan, Elisa Donzelli, Laura Piazza, Rosario Vitale, Marco Menicacci sono tra le voci puntuali e dettagliate sulla poesia luziana.

La funzione degli spazi bianchi nella metrica, la topica e i debiti danteschi con le metafore animali e naturali, le prose sulla critica cinematografica, i legami epistolari e accademici tra Luzi e Carlo Bo sono solo alcuni degli aspetti oggetto di queste analisi.

Per il teatro, oltre all’imperdibile studio di Giancarlo Quiriconi compreso nell’edizione garzantina Tutto il teatro (1992) e lo scritto di Katia Migliori su Hystrio, si segnalano i testi di Maria Modesti (Finzioni e verità nel teatro di Luzi); Paola Cosentino che parte da uno studio rinascimentale del teatro con particolare attenzione al dramma religioso. Laura Piazza che nel fondamentale Il gesto la parola il rito, ha focalizzato l’attenzione sui legami tra il regista Orazio Costa e il poeta, mettendo in risalto alcuni aspetti tecnici e non solo poetici del teatro luziano. Chi scrive ha sottolineato la dignità e la valenza dei drammi luziani nonostante una minore attenzione della critica, ha curato l’inedito Seminario sul teatro. Incontro con il poeta (Fondazione Mario Luzi Editore).

Rosanna Pozzi ha messo in rilievo il legame tra la poetessa Cristina Campo e il personaggio di Ipazia, la tensione verso il misticismo e all’idea di destino; Uberto Motta ha messo in risalto i legami tra Ipazia e Clizia, tra Montale e Luzi.

Nel suo volume dedicato a Mario Luzi, Il lungo viaggio nel Novecento. Storia politica e poesia, Marsilio, 2014, Giorgio Tabanelli parte dal racconto in prima persona di Luzi per ripercorre il viaggio umano e poetico attraverso le vicissitudini del Novecento. La poesia di Luzi nasce dal confronto serrato e stringente con gli accadimenti della cronaca. La sua teologia poetica si misura con la storia e con la politica dagli anni del fascismo al crollo della prima Repubblica, fino alla nomina a senatore a vita.  Per il suo impianto storiografico il volume è tra i più citati e studiati dai recenti lavori di dottorandi o laureandi.

Di particolare interesse le monografie di Marco Menicacci (2014) e di Rosario Vitale (2015). Mario Luzi e la poesia tedesca. Novalis, Hölerlin, Rilke di Marco Menicacci è un testo di cui si sentiva la mancanza, l’influenza dei pensatori francesi in Luzi è attestata e analizzata da tempo, certificata da esegesi puntuali e ricche. Non così per il pensiero tedesco, la poca familiarità di Luzi con questa lingua non ha impedito di approfondire e cogliere l’influenza di autori come i poeti citati nel titolo del saggio, ma anche di filosofi come Heidegger e Nietzsche.

Mario Luzi Il tessuto dei legami poetici, è il testo di Rosario Vitale (2015); è uno studio monografico dove si presenta l’opera poetica luziana come un vero e proprio macro-testo, un corpus unico, qui i vari legami intertestuali e extratestuali, i richiami e le relazioni tra Luzi e altri poeti, sono resi con rigore ma anche con un gusto per la composizione. I numerosi capitoli e paragrafi rendono bene l’idea dell’ampiezza dell’analisi compiuta; come ricorda l’autore di solito la critica si concentra su una raccolta o su un gruppo di raccolte vicine per tema.

Un po’come il pregevole lavoro monografico di Paolo Rigo che si concentra nelle ultime raccolte poetiche definite da Luzi stesso Frasi nella luce nascente. Al contrario, Cosimo Cucinotta, nel suo Mario Luzi Le stagioni del giusto (2010), si concentra sulla prima fase poetica da La barca a Onore del vero.

Rosario Vitale segue un filo analitico seguendo la continuità del lemma ‘vita’, vera e propria parola-chiave luziana lungo tutto l’arco della stagione poetica che dura circa sette decenni.

Questo è un punto nodale della storia della critica luziana, non a caso prende il via dalla morte del poeta, momento in cui, per necessità, il macro-testo luziano è concluso; aver cominciato un’analisi totale del grande libro luziano (magna opera) può consentire di superare ogni desueta etichettatura di scuola e di appartenenza.

Si segnala inoltre un accresciuto interesse anche negli studenti universitari che sempre più numerosi

hanno sostenuto e sostengono sessioni di Laurea e difese di Dottorato sul poeta toscano; a tal riguardo è significativo il premio che la Fondazione Carlo Bo, con l’Università di Urbino e il comune di Montemaggiore al Metauro, assegna alla migliore tesi di laurea su Mario Luzi.

La casa editrice Aracne ha da poco pubblicato una monografia dal titolo Viaje terrestre y celeste de Mario Luzi Análisis de la espiritulidad luziana, di Encarna Esteban Bernabé (Giugno 2016). L’autrice del testo, Encarna Esteban Bernabé, è professoressa di lingua italiana presso il dipartimento di Filologia della facoltà di lettere dell’Universidad de Murcia, Spagna. Dalla nota personale del libro si apprende che la tesi di dottorato riguardava proprio La espiritualidad de Mario Luzi en su obra poética. Nel lavoro della docente spagnola sono evidenti una differenza e una distanza dalla storiografia italiana che tende a separare gli ambiti all’interno dell’opera di un poeta. Ad esempio in Luzi la poesia e la drammaturgia, sono state per anni oggetto di studio separato. La cosa non si ripete in questo studio, parlando dell’influenza di sant’Agostino l’autrice passa a parlare anche del testo drammatico Opus Florentinum, il dialogo intorno a Santa Maria del Fiore. Si sofferma a lungo sull’importanza della carità (caritas), cita giustamente il ruolo della madre Margherita come fonte originaria di questa adesione alla caritas cristiana. Ugualmente collega questo principio cristiano all’opera del pontefice Benedetto XVI e al testo teatrale Corale della città di Palermo per Santa Rosalia. Il testo è importante sia per il contenuto, veramente unitario come approccio metodologico, sia per essere scritto il lingua spagnola e pubblicato da un editore italiano.

Interessante il sito internet del poeta Andrea Temporelli, www.andreatemporelli.it, (storico redattore della rivista Atelier), con una grafica piacevole ricca di storici ritratti del poeta toscano, si presentano una serie di saggi centrati sulle ultime raccolti di Luzi.

Possiamo suddividere la storia della critica su Luzi in quattro fasi.

1) La prima che possiamo datare dal 1935 al ’60, è segnata dall’attenzione dei poeti e poeti-critici amici, come afferma Carlo Betocchi “se ne è parlato tra di noi”.

2) La seconda dal ’60 al ’70, gli anni in cui grazie alle monografie di Alfredo Luzi, Giuseppe Zagarrio e Claudio Scarpati, il fare poetico di Luzi viene inserito in un iter, un percorso evolutivo che lo libera dalla definizione di ermetico.

3) La Terza dal ‘70 al’ 98 anno di uscita del Meridiano Mondadori curato da Verdino, sono gli anni in cui la poesia è al centro della critica con importanti monografie, A. Luzi, Scarpati, Zagarrio, Morelli-Rizzoli, M. Marchi, sono anche gli anni delle candidature al Nobel. Il teatro, che in questi anni accoglie poco meno di una decina di titoli, rimane ancora ai margini della critica (Modesti, Migliori e Quiriconi); parafrasando Debenedetti a “Luzi non è sufficiente raccomandarsi come poeta per farsi ascoltare come drammaturgo”.

4) L’ultima fase è quella attuale che coinvolge i primi 15 anni del nuovo secolo. La morte del poeta (2005) ha messo un punto anche sulla sua opera che può essere fruita e studiata nel suo insieme concluso. Una nuova leva di studiosi si dedica ad aspetti finora inesplorati dell’opera magna, il teatro e il legame con Orazio Costa (L. Piazza), l’influenza del pensiero tedesco (M. Menicacci), gli aspetti più metafisici (M. Cacciari, S. Givone, M. Guzzi), la simbologia della luce (E. Giachery, P. Rigo).

Come specificato all’inizio non si trova nella critica luziana una relazione unica e preferenziale, autore-critico, che sia prevalsa su altre, come quella raccontata da Luzi stesso per il poeta degli Ossi: «Eugenio Montale ha visto innalzarsi sul corpo della propria poesia ad opera di Gianfranco Contini e di Rosanna Bettarini, il meglio del meglio cioè in fatto di filologia».

La vastità e la complessità della poesia, la diversificazione dei generi come la lirica, il teatro, la saggistica, e anche la narrativa, hanno imposto una molteplicità di discorsi e di professionalità.

Tornando alla citazione iniziale, “Un jour peut-ětre le siècle sera deleuzien – un giorno, forse, il secolo sarà deleuziano”, sembra che questo inizio di secolo abbia tutte le premesse per essere ‘un secolo luziano’ o, giocando ancor più con la somiglianza Deleuze-Luzi, un secolo di Luzi.

Leggi l’articolo su Scienze e Ricerche: Emiliano Ventura, Mario Luzi. Storia della critica, in Scienze e Ricerche n. 46, marzo 2017, pp. 14-19