L’attrazione per la mamma proviene dai geni. Nuove scoperte dall’Università di Trento per la diagnosi precoce dell’autismo

L’osservazione del comportamento degli animali aiuta la scienza a capire meglio come funziona il cervello umano. Uno studio del Centro interdipartimentale Mente/Cervello dell’Università di Trento pubblicato oggi su Scientific Reports conferma l’attrazione innata dei pulcini verso la forma della chioccia. E nei bambini? Se manca l’attrazione verso il volto della mamma potrebbe essere un indizio di autismo. Dallo studio un passo avanti verso la diagnosi precoce dei disturbi dello spettro autistico.

Cosa hanno in comune bambini e pulcini? Entrambe le specie sono attratte fin dai primi momenti di vita dai volti e da chi si prende cura di loro. Bambini e pulcini cercano subito, istintivamente, una guida affidabile che li aiuti a orientarsi e a sopravvivere nel mondo. Ma mentre noi esseri umani da neonati siamo tanto immaturi da richiedere cure e nutrimento a lungo da parte dei genitori, al contrario i pulcini, subito dopo la schiusa e prima di aver avuto un qualsiasi contatto con il mondo esterno, sono già autonomi. Questa è una condizione ideale per studiare i loro comportamenti spontanei, ancor prima che possano apprendere dal mondo esterno. E per capire tante cose su come funziona non solo il loro, ma anche il nostro cervello e, in particolare sulla presenza innata di un “cervello sociale”. Le osservazioni sui comportamenti dei pulcini sono alla base dei test che vengono poi sviluppati sugli esseri umani. Osservazioni preziose, perché permettono, ad esempio, di individuare variazioni patologiche in modo precoce.

In uno studio, pubblicato oggi sulla rivista Scientific Reports, del gruppo Nature, un gruppo di ricercatori italiani coordinati dal Centro interdipartimentale Mente/Cervello (CIMeC), dell’Università di Trento dimostra che la preferenza verso gli “oggetti sociali” – ad esempio i tratti che ricordano un volto o la forma di un individuo della stessa specie – ha una base di variabilità genetica. Che si potrà ora studiare.

«La variabilità dei comportamenti rispetto agli “oggetti sociali” è un tratto distintivo che negli esseri umani determina diverse propensioni sociali e può sfociare in disturbi dello spettro autistico» spiega Elisabetta Versace, ricercatrice del CIMeC e prima autrice dello studio. «Sapere che alcune componenti genetiche influenzano le primissime reazioni dei neonati all’ambiente sociale potrà aiutare a determinare il rischio di sviluppare disturbi dello sviluppo e pianificare interventi adeguati. Insieme ai risultati dei nostri colleghi del CIMeC, che hanno recentemente mostrato la minore attrazione dei neonati umani ad alto rischio familiare di autismo per i tratti del volto umano, questo studio apre la strada alla determinazione di fattori di rischio e alla possibilità di intervento precoce».

La ricerca rientra nell’ambito di un progetto ERC (European Research Council) sullo studio delle predisposizioni precoci all’individuazione degli esseri animati coordinato da Giorgio Vallortigara. Lo studio è stato condotto da Elisabetta Versace del CIMeC in collaborazione con le ricercatrici Ilaria Fracasso e Antonella Dalle Zotte dell’Università di Padova (Dipartimento di Medicina Animale, Produzioni e Salute – MAPS) e con Gabriele Baldan dell’Istituto Istruzione Superiore Agraria “Duca degli Abruzzi” di Padova.

(Fonte: Università degli Studi di Trento)