La condizione delle strutture sanitarie per la salute mentale nelle province di Caserta e Napoli

di Ilaria Lauria, Dipartimento di Psicologia, Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”.

Il presente lavoro è centrato sullo studio della condizione e dell’organizzazione dei Centri di Salute Mentale (CSM) nella provincia di Caserta e di Napoli.  I centri che sono stati presi in esame sono: il CSM di Caserta, quello di Maddaloni e quello di Santa Maria Capua Vetere, la struttura psichiatrica riabilitativa di Casoria, il CSM di Ascalesi e di Ponticelli.

Obiettivi – Lo studio è volto a coglierne i miglioramenti, in seguito alle diverse normative varate, con il fine di superare il modello manicomiale e realizzare strutture adeguate per le persone con alienazione mentale, andando incontro ai loro bisogni ed esigenze. Oltre a individuare tali progressi, nello stesso tempo si è condotta un’analisi finalizzata a riconoscere i punti di forza, quindi i vantaggi, i punti di debolezza, ossia le problematiche presenti all’interno delle strutture prese in esame e le eventuali nuove esigenze. Inoltre, si sono individuate anche le eventuali esigenze.  Nello stesso tempo, oltre ad analizzare lo status quo delle stesse, si è valutata anche la presenza o meno delle possibili differenze che caratterizzano le strutture di Caserta e di Napoli.

Metodologia – E’ stato messo a punto un questionario basato sull’esame della Cultura Locale dei CSM, dato che quest’ultima permette di fornire una visione ben chiara dell’organizzazione del Centro e delle problematiche presenti al suo interno. A tal proposito è stata posta l’attenzione sulle opinioni degli operatori delle strutture all’interno delle quali lavorano.  Nello stesso tempo, sono stati intervistati i dirigenti di ogni Centro, con l’obiettivo di avere a disposizione maggiori fonti d’informazione riguardo gli aspetti positivi e negativi che lo  caratterizzano e lo distinguono dagli altri presi in esame.  Le risposte fornite dagli operatori sono state, poi, elaborate attraverso il programma statistico IBM – SPSS (Statistical Package for Social Science) e l’uso delle funzioni di Excel. È stata condotta sia un’analisi statistico-descrittiva, finalizzato al calcolo delle frequenze, un’analisi quantitativa, per misurare il grado di correlazione tra le variabili, e sia un’analisi qualitativa, al fine di valutare il livello di regressione lineare sulla base delle problematiche emerse, per comprendere l’eventuale presenza di un rapporto di causa-effetto tra le variabili.

Abstract

This work is centered on the study of  the condition and organization of Center Mental Health (CSM) in the province of Caserta and Naples. The centers examined are: the CSM Caserta, Maddaloni and Santa Maria Capua Vetere, psychiatric rehabilitation center of Casoria, the CSM Ascalesi and Ponticelli.

Goals – The study wants to grasp the improvements, like result of various regulations enacted with the aim of overcoming the asylum model and implement adequate facilities for people with mental illness, meeting their needs and requirements. In addition to identifying such progress, at the same time it has conducted an analysis to identify the strengths, and the advantages and weaknesses, that the problems present within the structures under consideration. At the same time, in addition to analyze the status quo of these, it i salso avalutated the presence or not of the possible differences that characterize the Caserta and Naples’s structures.

Methodology - It was developed a questionnaire based on the examination of Culture of CSM Local, since It allows to provide a very clear vision of the organization of the Center and issues within it. In this regard It has been paid attention to the opinions of the operators of the structures within which they work. At the same time, they were interviewed managers of each center, with the aim to have more sources of information about the positive and negative aspects that characterize and distinguish it from the others examined. The answers provided by operators were then processed through the statistical program IBM – SPSS (Statistical Package for Social Science) and the use of Excel functions. It was conducted both statistical-descriptive analysis, finalized to the calculation of the frequencies, a quantitative analysis, to measure the degree of correlation between the variables, and both qualitative analysis, in order to assess the level of linear regression on the basis of the issues raised, in order to understand whether there is a cause-effect relationship between the variables.

 

Introduzione

Il presente lavoro di ricerca è basato sullo studio della condizione e organizzazione delle strutture sanitarie per la salute mentale in Campania. A tal fine, sono stati presi in esame i Centri di Salute Mentale (CSM) di Caserta e di Napoli: il CSM di Caserta, quello di Maddaloni e quello di Santa Maria Capua Vetere, la struttura psichiatrica riabilitativa di Casoria, il CSM di Ascalesi e di Ponticelli. L’obiettivo del seguente lavoro è coglierne i miglioramenti, in seguito alle diverse normative varate con il fine di superare il modello manicomiale (basti pensare alle Legge Basaglia 180/1978 o l’Asylum di Goffmann) e realizzare strutture adeguate per le persone con alienazione mentale, andando incontro ai loro bisogni ed esigenze.

A trent’anni dalla riforma introdotta dalla legge 180/1978(1), i cui contenuti sono stati compresi nella legge di riforma sanitaria 833/1978, dopo gli specifici provvedimenti di riforma del settore disabilità nell’infanzia, e le leggi 118/1971, 517/1977 e 104/1992 che indirizzavano l’istituzione scolastica al superamento delle classi differenziali e speciali e al consolidamento dei processi d’integrazione dei minori in situazioni di handicap, grazie ai cambiamenti posti dalla legge 1/83 (2), prevale l’esigenza di attuare un processo di puntualizzazione delle strategie volte a rilanciare la cultura dei servizi e le pratiche di intervento all’interno dei centri che si occupano di persone con alienazione mentale (3). I precedenti provvedimenti e i cambiamenti legislativi hanno portato allo sviluppo di:

- l’ottica di salute pubblica, comprendente tutte le forme di disturbo o disagio mentale in tutte le età della vita;

- la centralità del lavoro di equipe e della cultura multi-professionale;

-il collegamento con le aree e le istituzioni di “confine”;

-il lavoro di prevenzione e promozione della salute nella comunità in collaborazione con tutte le agenzie sociali e sanitarie sul territorio.

Nonostante la presenza di tali caratteristiche, che hanno portato alla creazione di strutture volte ad andare incontro alle esigenze del paziente al fine di garantire un trattamento riabilitativo efficace, sono presenti difficoltà organizzative che influiscono significativamente sull’efficienza dei trattamenti destinati ai pazienti stessi (4). Tali problematiche sono:

-la prevalenza di segnali di arretramento rispetto ai livelli di de-istituzionalizzazione raggiunti, con il timore che si possano innescare processi di re-istituzionalizzazione attraverso il frequente ricorso ai TSO (Trattamenti Sanitari Obbligatori), a pratiche estese di privazione della libertà e di contenzione, ad inserimenti su vasta scala in strutture residenziali a tempo indeterminato;

-la presenza di differenze tra indici di attività e di livelli di assistenza dei vari sistemi regionali, che raffigurano una reale disuguaglianza dei cittadini rispetto al diritto alla salute (es. assetto del settore residenziale e semi-residenziale; notevoli differenze nei tassi di trattamento sanitario obbligatorio);

-il problema del re-inserimento sociale, o meglio, nonostante si è riscontrato un miglioramento del trattamento delle cure fornite, che risultano essere sempre più accurate e tempestive sotto il profilo biomedico e riabilitativo, non sempre ed ovunque si è assistito ad una reale apertura dei processi di cura verso la dimensione sociale dei diritti di cittadinanza (come l’abitare, il lavoro, le relazioni, il contesto competente e supportivo);

-modificazioni della domanda e dei bisogni della salute mentale (5).

Nell’affrontare queste problematiche, risulta essere necessario porre l’attenzione sulla Cultura Locale (6), che va a caratterizzare ogni CSM presente nella Regione Campania. Lo studio della cultura locale dei CSM è importante per due ragioni fondamentali:

1.permette di avere una visione ben chiara dei comportamenti organizzativi presenti all’interno dei CSM;

2.permette di individuare le criticità esistenti, ovvero le problematiche presenti all’interno del contesto organizzativo: carenze di obiettivi comuni, pressione a produrre, difficoltà di relazione tra le persone, scarsa opportunità di sviluppo professionale da parte dei pazienti, problemi di relazione con i familiari dei pazienti ricoverati.

Sulla base di quanto detto, l’obiettivo della ricerca è di individuare i punti di forza,  i segnali di difficoltà e criticità e le nuove esigenze che si riscontrano nei CSM odierni all’interno della Regione Campania, di preciso nella provincia di Caserta e di Napoli; nello stesso tempo, oltre ad analizzare lo status quo delle stesse, è doveroso analizzare la presenza o meno delle possibili differenze che caratterizzano le strutture di Caserta e di Napoli.

Metodologia

Tenendo conto dei segni di difficoltà e criticità, che caratterizzano i Centri d’Igiene Mentale della Campania, è stato messo a punto un questionario, costituito da domande a risposta multipla e  a risposta aperta.

Nella stesura del questionario, è stato preso come modello di riferimento la ricerca condotta da Carli et al. sulla Cultura Locale dei CSM italiani, facente parte di un progetto commissionato dal Ministero della Salute alla Cattedra di Psicologia Clinica della Facoltà di Psicologia 1 (Università Sapienza di Roma); tale progetto è volto a promuovere la competenza organizzativa nei CSM italiani.

Il questionario si focalizza sui seguenti aspetti:

1.La presenza o meno di tratti manicomiali, nonostante i cambiamenti legislativi innovativi che hanno caratterizzato il XX secolo, determinando il superamento del manicomio;

2.Il livello di assistenza offerto dalle strutture;

3.La presenza o meno di processi finalizzati a garantire la tutela dei diritti di cittadinanza dei pazienti;

4.La possibilità di re-inserimento sociale e lavorativo dei pazienti;

5.I nuovi bisogni dei CSM odierni.

Il questionario è costituito da 30 items, 24 a risposta multipla e 6 a risposta aperta (es. “Pensa che il sistema organizzativo del DSM (Dipartimento di Salute Mentale) sia migliorato o no? Se sì, perché? Se no, perché? Fornisca una sua opinione”; “Pensi al sistema organizzativo del CSM (Centro di Salute Mentale) all’interno del quale lavora: secondo lei, il CSM attuale presenta ancora dei tratti “manicomiali”? Se sì, quali?”). Tali tipologie di domande sono state poste in modo alternato all’interno del test al fine di renderlo più scorrevole e suscitare maggior attenzione e partecipazione nei destinatari.

Il questionario è stato somministrato a 3 Centri d’Igiene Mentale della provincia di Caserta e di Napoli. Le strutture di Caserta e provincia prese in esame sono: il CSM di Caserta, quello di Maddaloni e quello di Santa Maria Capua Vetere. Per quanto riguarda quelle di Napoli e provincia sono: la struttura psichiatrica riabilitativa di Casoria, il CSM di Ascalesi e di Ponticelli. Nel poter somministrare il questionario all’interno di queste strutture, è stato necessario avere l’autorizzazione del direttore del Dipartimento di Psichiatria dell’Asl di Caserta e di Napoli. I test sono stati distribuiti singolarmente agli operatori all’interno dei centri in cui lavorano, tenendo conto della disponibilità degli stessi, senza alcun limite di tempo per compilarlo, in modo tale da evitare eventuali distorsioni fornite nelle risposte.  Tenendo conto degli obiettivi esplicitati in precedenza, si sono valutati gli aspetti positivi e negativi di ogni Centro, avvalendosi anche d’interviste ai dirigenti responsabili delle strutture prese in esame; riguardo quest’ultime, sono state condotte interviste strutturate presso l’ufficio di ogni dirigente in giorni prestabiliti precedentemente. Questi aspetti sono stati valutati per singole strutture e correlati tra di loro (strutture).

Le risposte fornite dagli operatori sono state, poi, elaborate attraverso il programma statistico IBM – SPSS (Statistical Package for Social Science) e l’uso delle funzioni di Excel. È stata condotta sia un’analisi statistico-descrittiva, finalizzato al calcolo delle frequenze, un’analisi quantitativa, per misurare il grado di correlazione tra le variabili, e sia un’analisi qualitativa, al fine di valutare il livello di regressione lineare sulla base delle problematiche emerse, per comprendere l’eventuale presenza di un rapporto di causa-effetto tra le variabili.

Di seguito sono riportati i dati statistici delle strutture.

Le strutture sanitarie nella provincia di Caserta

Il campione in esame è composto da 60 dipendenti (precisamente ogni struttura è composta da 20 dipendenti), costituito dal 41,7% da maschi (n=25) e dal 58,3% da femmine (n=35), aventi età media circa 51 anni, residente sostanzialmente fuori Caserta (25% domiciliato a Caserta vs. 71,7% residente fuori provincia). Circa il 58,3% dei soggetti è in possesso di un diploma di scuola superiore, il 40% possiede una laurea/specializzazione, mentre l’1,7% presenta una licenza media inferiore. il 60% dei dipendenti esercita il ruolo di infermiere professionale, il 28,3% riveste il ruolo di dirigente medico, il 5% il ruolo di sociologo dirigente, il 3,3% il ruolo di educatore professionale e il restante 1,7% esercita il ruolo di assistente sociale.

Dalle risposte fornite dagli operatori al questionario sono emersi i seguenti risultati. Le strutture sanitarie presenti nella provincia di Caserta sono caratterizzate da un clima organizzativo soddisfacente dotato, tuttavia, di molti aspetti problematici (Figura 1).

Da una parte, tenendo conto delle risposte degli operatori, viene sottolineato il miglioramento delle strutture sanitarie rispetto al passato. Infatti, la maggior parte dei soggetti hanno messo in rilievo lo sviluppo organizzativo negli ultimi anni ed un’ottimizzazione delle relazioni sanitarie tra operatore e utenza, dato che, grazie al miglioramento dei trattamenti medici e riabilitativi, si è riscontrata una maggior apertura, sostegno e sensibilità da parte dei dipendenti del CSM nei confronti dei pazienti ricoverati all’interno di esse. Tenendo conto di queste informazioni, gli aspetti positivi che sono stati messi in rilievo sono (Figura 2):

1.La presenza di uno staff qualificato (Freq=25; Freq%=41.6%);

2.Il rapporto positivo tra operatore e paziente (Freq=17; Freq%=28.3%);

3.Il modo in cui è organizzata la struttura (Freq=10; Freq%=16.6%).

Nonostante questi miglioramenti, soprattutto a livello di assistenza verso la persona con alienazione mentale, prevale una certa difficoltà da parte dei pazienti di re-inserirsi all’interno del contesto sociale, soprattutto nell’ambito lavorativo. Questo aspetto merita una maggior attenzione: la questione fondamentale riguarda il fatto che, nonostante si sia assistito ad una serie di riforme a livello legislativo e amministrativo, finalizzate a garantire  al meglio i bisogni dei pazienti ricoverati all’interno di queste strutture, alla fine, queste esigenze non vengono totalmente soddisfatte. Infatti, se da una parte si assiste ad un maggior supporto, ascolto e professionalità da parte dell’operatore nell’andare incontro ai bisogni e alle esigenze dei pazienti con patologia psichiatrica, dall’altra parte è evidente la difficoltà delle strutture nel mettere in atto delle procedure finalizzate non solo alla guarigione, ma anche al re-inserimento sociale e lavorativo. Questo problema è strettamente legato a un’altra questione fondamentale: la necessità di maggiori risorse economiche e finanziarie.  La mancanza di fondi va ad influire fortemente sull’efficienza ed efficacia dei trattamenti usati all’interno del CSM. Questo porta, quindi, ad avere minore possibilità nel mettere a punto interventi centrati sulla riabilitazione sociale e lavorativa. Questo aspetto viene sottolineato anche dalle risposte fornite dai dirigenti nell’intervista (es. “Cosa pensa del livello di assistenza presente al livello del CSM?”; “Il paziente, una volta uscito dal CSM, riesce in qualche modo a re-inserirsi all’interno del contesto lavorativo e sociale?”).

Ponendo l’attenzione sull’aspetto organizzativo, gli elementi da migliorare all’interno delle strutture sono:

1.La comunicazione tra i diversi livelli e ruoli dell’organizzazione (Freq=27; Freq%=45%);

2.L’efficienza dell’organizzazione (Freq=25; Freq%= 41,6%);

3.La formazione degli operatori (Freq=16; Freq%= 26.6%).

Queste “défiance” dimostrano la presenza di conflittualità all’interno del gruppo di lavoro, la necessità di un aggiornamento del personale e soprattutto la mancanza di strategie organizzative efficaci. La presenza di conflittualità tra operatori, (soprattutto a livello della relazione vertice-base), è principalmente legata al fatto che negli operatori non è presente l’idea di lavorare, cooperare in gruppo, dato che prevale un lavoro strettamente individuale. Tale problematica viene affrontata e sottolineata anche nelle interviste condotte ai dirigente delle strutture (es. “E’ soddisfatto del rapporto professionale con i suoi colleghi?”; “Come si trova a lavorare con i suoi colleghi?”) Per questo motivo, è necessario mettere in atto un processo di formazione rivolto agli operatori, con l’obiettivo di trasmettere l’idea del lavoro di gruppo. Di conseguenza, queste conflittualità relazionali vanno ad influenzare fortemente l’efficienza dell’organizzazione. Quindi, le problematiche che prevalgono sono (Figura 3):

1.La conflittualità tra operatori (Freq=25; Freq%=41.6%);

2.L’atteggiamento dei pazienti e familiari (Freq=11; Freq%=18.3%);

3.La difficoltà delle strutture nel raggiungimento degli obiettivi (Freq=24; Freq%=40%);

4.L’efficienza delle strutture sanitarie nel re-inserimento sociale e lavorativo del paziente (Freq=17; Freq%=28.3%).

Nonostante la presenza di problemi a livello relazionale, tuttavia si osserva:

-Un rapporto collaborativo soddisfacente tra gli operatori (Freq=42; Freq%=70%);

-il grado di soddisfazione dei dipendenti riguardo il ruolo che rivestono all’interno delle strutture (Freq=24; Freq%=40%);

-il grado di soddisfazione relativo al livello di gradevolezza, vivibilità e agibilità dell’ambiente lavorativo (Freq=41; Freq%=68.3%).

Le strutture sanitarie nella provincia di Napoli

È stato esaminato un campione di 66 dipendenti (precisamente, la struttura psichiatrica riabilitativa di Casoria è costituita da 25 operatori, l’UOSM di Ascalesi da 21 dipendenti e l’UOSM di Ponticelli da 20 operatori), di età media di circa 44,98 anni, costituito dal 42,4% da maschi (n=28) e dal 57,6% da femmine (n=38), di cui il 31,8% è in possesso di un diploma superiore e il 68,2% di una laurea/specializzazione, residenti principalmente a Napoli (86,4%). La maggior parte degli operatori esercita il ruolo di infermiere (28,8%), dirigente medico (18,2%), psicologo (16,2%), consulente tecnico per la riabilitazione psichiatrica (10,6%) e di operatore socio-sanitario (10,6%).

Dall’indagine è emerso che le strutture sanitarie riabilitative psichiatriche di Napoli sono caratterizzate da un clima organizzativo che, se esaminato nel complesso, può considerarsi soddisfacente. A tal proposito, dall’analisi delle considerazioni degli operatori (precisamente, dall’analisi delle risposte fornite al questionario), è emerso che il clima organizzativo è considerato soddisfacente avente, tuttavia delle difficoltà. Infatti, come si osserva dalla Figura 4, il 47% del campione ne mette in rilievo gli aspetti problematici.

Inoltre, dalla Tabella 1 si nota che una buona percentuale del 47% lo valuta positivamente (il 25,% ha risposto “buono” e il 21,2% “soddisfacente”). Questo è legato al fatto che si è assistito ad un miglioramento dei CSM, attuando cambiamenti organizzativi e dirigenziali, portando ad una maggiore chiarezza dei ruoli e dei compiti e rendendo il personale più qualificato. Quindi, è stato messo a punto un sistema urgenza – emergenza distaccato dal sistema programmato. In questo modo, si attua un processo di riabilitazione che è centrato sulla cura della persona, prendendo in considerazione i bisogni e le esigenze dei pazienti. A tal proposito, lo staff oltre a presentare una maggiore competenza, mostra una maggiore sensibilità ed empatia nei confronti degli utenti.  In riferimento a quanto detto, si riscontra (Figura 5):

1.Una buona relazione tra operatore e paziente (la Frequenza di tale risposta è stata di 32 – Freq%= 48,4%);

2.La presenza di uno staff qualificato (la Frequenza è stata di 29 – Freq%=44%);

3.L’esortare il paziente a svolgere le varie attività previste dalla struttura (la Frequenza è stata di 21 – Freq%=32%).

Tuttavia il clima organizzativo di questi centri presenta alcuni aspetti problematici riguardanti (Figura 6):

1.il processo di re-inserimento sociale del paziente (Freq=31; Freq%=46.9%);

2.la conflittualità tra operatori (Freq=20; Freq%=30.3%);

3.la difficoltà nel raggiungere gli obiettivi previsti (Freq=18; Freq%=27.2%).

Tali aspetti sono emersi anche dalle informazioni provenienti dalle interviste rivolte ai dirigenti. Infatti, è stato evidenziato che questi problemi riguardano gli aspetti gestionali ed operativi delle strutture che influiscono negativamente sulle normative da attuare,  incidendo significativamente sul rapporto comunicativo tra gli operatori e sul loro operato. Per questo è necessario intraprendere un percorso di rinnovamento dei modelli organizzativi e dell’offerta delle prestazioni, al fine di ricondurre le attività della stessa a livelli di garanzia assistenziale e di sostenibilità idonei e nello stesso tempo coerenti con i bisogni degli utenti ed i vincoli di bilancio. Quindi, gli aspetti da migliorare sono i seguenti (Figura 7):

1.la comunicazione tra i diversi livelli e ruoli dell’organizzazione (Freq=37; Freq%=56.06%);

2.l’efficienza dell’organizzazione (Freq=25; Freq%= 37.8%);

3.il rapporto tra operatori (Freq=24; Freq%=36.3%).

Tenendo conto di questi aspetti, è necessario realizzare un modello operativo condiviso, ossia modelli d’intervento clinici concordati e condivisi finalizzati a superare una logica basata essenzialmente sull’emergenza garantendo in questo modo un’assistenza continua; per far ciò, è necessario un maggior supporto economico.

Conclusioni

Confrontando i dati del CSM di Napoli con quelli di Caserta, le problematiche risultano essere le stesse. Infatti, i risultati di questa indagine hanno portato alle seguenti conclusioni.

In primis, le strutture sanitarie presenti nella provincia di Caserta e Napoli sono caratterizzate da un clima organizzativo soddisfacente dotato, tuttavia, di molti aspetti problematici. Da una parte, tenendo conto delle risposte degli operatori, viene sottolineato il miglioramento delle strutture sanitarie rispetto al passato. Infatti, la maggior parte dei soggetti hanno messo in rilievo lo sviluppo organizzativo negli ultimi anni ed un’ottimizzazione delle relazioni sanitarie tra operatore e utenza, dato che, grazie al miglioramento dei trattamenti medici e riabilitativi, si è riscontrata una maggior apertura, sostegno e sensibilità da parte dei dipendenti del CSM nei confronti dei pazienti ricoverati all’interno di esse. Tenendo conto di queste informazioni, gli aspetti positivi che sono stati messi in rilievo sono (Figura 8):

1.La presenza di uno staff qualificato;

2.Il rapporto positivo tra operatore e paziente;

3.Il modo in cui è organizzata la struttura.

Nonostante questi miglioramenti, soprattutto a livello di assistenza verso la persona con alienazione mentale, prevale una certa difficoltà da parte dei pazienti di re-inserirsi all’interno del contesto sociale, soprattutto nell’ambito lavorativo. Questo aspetto merita una maggior attenzione: la questione fondamentale riguarda il fatto che, nonostante si sia assistito ad una serie di riforme a livello legislativo e amministrativo, finalizzate a garantire  al meglio i bisogni dei pazienti ricoverati all’interno di queste strutture, alla fine, queste esigenze non vengono totalmente soddisfatte. Infatti, se da una parte si assiste ad un maggior supporto, ascolto e professionalità da parte dell’operatore nell’andare incontro ai bisogni e alle esigenze dei pazienti con patologia psichiatrica, dall’altra parte è evidente la difficoltà delle strutture nel mettere in atto delle procedure finalizzate non solo alla guarigione, ma anche al re-inserimento sociale e lavorativo. Questo problema è strettamente legato a un’altra questione fondamentale: la necessità di maggiori risorse economiche e finanziarie.  La mancanza di fondi va ad influire fortemente sull’efficienza ed efficacia dei trattamenti usati all’interno del CSM. Questo porta, quindi, ad avere minore possibilità nel mettere a punto interventi centrati sulla riabilitazione sociale e lavorativa.

In secundis, ponendo l’attenzione sull’aspetto organizzativo, gli elementi da migliorare all’interno delle strutture sono (Figura 9):

1.La comunicazione tra i diversi livelli e ruoli dell’organizzazione;

2.L’efficienza dell’organizzazione;

3.La formazione degli operatori;

4.Il rapporto tra operatori.

Queste “défiance” dimostrano la presenza di conflittualità all’interno del gruppo di lavoro, la necessità di un aggiornamento del personale e soprattutto la mancanza di strategie organizzative efficaci. La presenza di conflittualità tra operatori, (soprattutto a livello della relazione vertice-base), è principalmente legata al fatto che negli operatori non è presente l’idea di lavorare, cooperare in gruppo, dato che prevale un lavoro strettamente individuale. Per questo motivo, è necessario mettere in atto un processo di formazione rivolto agli operatori, con l’obiettivo di trasmettere l’idea del lavoro di gruppo. Di conseguenza, queste conflittualità relazionali vanno ad influenzare fortemente l’efficienza dell’organizzazione. Quindi, le problematiche che prevalgono sono:

1.La conflittualità tra operatori;

2.Il rapporto tra operatori;

3.La difficoltà delle strutture nel raggiungimento degli obiettivi;

4.L’efficienza delle strutture sanitarie nel re-inserimento sociale e lavorativo del paziente.

Nonostante la presenza di problemi a livello relazionale, tuttavia si osserva:

-il rapporto comunicativo soddisfacente tra gli operatori;

-il grado di soddisfazione dei dipendenti riguardo il ruolo che rivestono all’interno delle strutture;

-il grado di soddisfazione relativo al livello di gradevolezza, vivibilità e agibilità dell’ambiente lavorativo.

In sintesi, all’interno di tali strutture prevalgono problematiche riguardanti il livello comunicativo e relazionale tra gli operatori e nello stesso tempo, questioni organizzative riguardanti l’efficienza delle strutture di attuare un processo di re-inserimento sociale e lavorativo del paziente, avendo così difficoltà a raggiungere gli obiettivi prefissati.

A questo punto, è doveroso spostare l’attenzione sulle possibili prospettive di intervento, finalizzate a garantire un miglioramento delle strutture sanitarie attuali. Da un punto di vista legislativo, non è necessario varare  altre riforme, dato che le norme fondamentali sono già state messe in atto negli anni precedenti. La questione fondamentale non è tanto qual è il tipo di norma da attuare, ma piuttosto: come mettere in atto queste norme nella maniera migliore possibile? Da un punto di vista teorico le varie riforme legislative, che sono state prodotte tra il XX e il XXI secolo, permettono un livello ottimale di assistenza e riabilitazione per il paziente, ma non sempre si riesce a operare efficacemente nei vari ambiti.  Prendendo, ad esempio, in considerazione il Decreto della Giunta Regionale DGR n. 838/2006 (7), che pone l’accento sulle difficoltà che incontrano i malati di mente nell’accedere ad ambiti relazionali più ampi, a causa di uno stigma ancora molto forte sulla disabilità mentale, concretamente non si è assistito a procedure, provvedimenti, che permettono effettivamente al malato mentale, una volta rilasciato dalla struttura, di potersi re-inserire nella comunità senza incontrare forti pregiudizi. Di conseguenza, queste difficoltà si riscontrano anche e soprattutto nell’ambito lavorativo.

Come è stato più volte sottolineato, le problematiche che prevalgono all’interno dei Centri sono soprattutto di tipo organizzativo.  Prendendo in considerazione la L.R. 3-11-1994 n. 32 (8), questa definisce l’unità operativa Salute Mentale, che opera in collegamento con il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura. Nonostante vengono definiti le varie funzioni fondamentali, che devono essere svolte all’interno delle strutture sanitarie, tuttavia, sono emersi problemi a livello organizzativo: vengono meno le strategie organizzative, il lavoro di gruppo e la collaborazione tra gli operatori.  In questo caso, non è necessario attuare interventi amministrativi, ma piuttosto “abituare” gli operatori a lavorare in gruppo e, nello stesso tempo, migliorare e perfezionare i protocolli operativi anche e soprattutto nella relazione con le altre istituzioni.

Da quanto detto, si evince che, per migliorare l’organizzazione delle strutture sanitarie per la salute mentale, è fondamentale applicare coerentemente le varie norme approvate precedentemente. Per raggiungere tale obiettivo, la soluzione migliore è organizzare un corso formativo al fine di rendere gli operatori responsabili, prima di tutto, dei propri ruoli e delle proprie responsabilità e, nello stesso tempo, consapevoli degli incarichi e degli obblighi dei colleghi operanti all’interno delle strutture. Successivamente, è importante cambiare il modus operandi dei dipendenti: è doveroso trasmettere l’idea di lavorare in gruppo, basata sulla condivisione degli obiettivi da raggiungere e sull’interdipendenza. Di conseguenza, si deve porre l’attenzione sui seguenti indicatori:

1.chiarezza, delimitazione e definizione dello scopo;

2.congruenza fra lo scopo del gruppo, la sua organizzazione, le relazioni e comunicazioni interne al gruppo;

3.consapevolezza e attivazione degli individui e del gruppo.

Soffermandosi su questi aspetti, si può cogliere il livello di organizzazione delle singole strutture (il livello di comunicazione tra i diversi livelli gerarchici, l’efficienza nel raggiungimento degli obiettivi previsti dalla struttura, il grado di conflittualità tra gli operatori, l’efficienza dei trattamenti nel reinserimento sociale dei pazienti etc.). Di conseguenza, nel momento in cui prevalgono determinate problematiche, si metteranno in atto dei metodi di intervento specifici. Ad esempio, se si riscontrasse una certo grado di difficoltà a livello relazionale e comunicativo tra i dipendenti, si metteranno in atto dei metodi di intervento centrati sulla risoluzione dei conflitti e sull’incentivazione alla cooperazione. In questo modo, risolvendo queste difficoltà, migliorerà anche la funzionalità dei trattamenti nell’aiutare il paziente nel reinserimento sociale e lavorativo.

Inoltre, nel migliorare l’organizzazione delle aziende sanitarie, è possibile mettere in atto dei meccanismi di coordinamento (9-10), che sono processi relativi e finalizzati al mantenimento della coerenza e alla complementarietà dei comportamenti delle diverse unità organizzative. Tali meccanismi sono:

1.la supervisione diretta, consistente in un supporto diretto all’operatore da parte del dirigente con un controllo e direzione costante di solito al fine di “inizializzare” nuovi entrati o attività particolarmente importanti o complesse;

2.adattamento reciproco, basato sulla tolleranza reciproca e convivenza armonica, con rispetto e sensibilità;

3.standardizzazione di processi, output, delle conoscenze e dei modelli culturali di intervento (riferimenti culturali e/o tecnici). Quest’ultimo aspetto è fondamentale per la sanità pubblica ed è senz’altro il meccanismo più efficace nel creare un reale ed efficace coordinamento degli operatori;

4.lo sviluppo di piani e programmi, che avviene attraverso la definizione degli obiettivi comuni con una programmazione del lavoro e dei comportamenti;

5.definizione del ruolo di coordinamento, che avviene tramite l’assegnazione di ruoli identificando delle specifiche figure di integrazione e coordinamento.

 

(Leggi l’articolo completo: Ilaria Lauria, La condizione delle strutture sanitarie per la salute mentale nelle province di Caserta e Napoli, in Scienze e Ricerche n. 45, febbraio 2017, pp. 63-71)