Lo sviluppo urbano nei territori dei grandi laghi italiani

di Francesco Zullo, Università degli Studi dell’Aquila, Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile – Architettura, Ambientale.

L’Italia è il Paese dell’area Mediterranea con un numero di specchi lacustri molto elevato rispetto ad altri Paesi europei. La favorevole condizione climatica unitamente al valore paesaggistico di questi luoghi li ha trasformati negli ultimi decenni in forti polarizzatori turistici con importanti conseguenze sugli ecosistemi. Il lavoro si concentra sulle modificazioni antropiche che hanno interessato queste aree negli ultimi cinquanta anni attraverso l’utilizzo di opportuni indicatori in grado di evidenziare le differenti situazioni in cui versano i maggiori laghi italiani anche da un punto di vista della qualità ambientale. Ciò consente di delineare delle politiche di gestione dei diversi casi alla scala locale al fine di arginare i processi di alterazione irreversibile degli ecosistemi lacustri.

Abstract

Italy is the country of the Mediterranean area with a very high number of lakes compared to other European countries. The favorable climatic conditions in conjunction with the landscape value of this area in recent decades has transformed them into strong polarizers tour with important consequences on ecosystems. The work focuses on human changes that have affected these areas over the last fifty years through the use of appropriate indicators that highlight the different situations in which are the major Italian lakes also an environmental quality point of view. This lets you define the management policies of the various cases at the local level in order to reduce the irreversible alteration processes of lake ecosystems.

1. Introduzione

L’ambiente lacustre ha da sempre rappresentato un forte attrattore per l’uomo: la presenza di acqua, la facilità di spostamento dovuta alla navigazione, il trasporto delle merci e le attività di pesca hanno portato ad una progressiva antropizzazione di questi luoghi che, sin da epoche storiche, hanno avuto un ruolo fondamentale nelle dinamiche di organizzazione del territorio. I laghi hanno svolto e tuttora svolgono un ruolo importante per le economie locali divenendone un elemento chiave della loro strutturazione territoriale (Innocenti, 2007). In Italia i laghi sono più numerosi rispetto ad altri Paesi dell’Europa mediterranea e, grazie anche alla particolare condizione climatica, sono divenuti da decenni forti polarizzatori turistici (Di Gregorio, 2013; Becheri e Maggiori, 2014). Secondo quanto riportato da Unioncamere (2013) nel 2012 il 4% degli italiani ed il 14% dei turisti stranieri hanno scelto un lago come meta delle vacanze. I dati dell’Agenzia Italiana del Turismo – ENIT (http://www.enit.it/it/studi.html) indicano che nel 2014 sono oltre 4.6 milioni (9% del totale) i turisti stranieri che hanno visitato i laghi italiani con oltre 23 milioni (12% del totale) di presenze (0.4% in più rispetto al 2013). L’indotto economico generato da questi “attrattori turistici” sostanzia buona parte delle attività locali, pur tuttavia ha generato nel tempo ingenti problemi come l’abusivismo edilizio, un eccessivo consumo di suolo, un prelievo idrico non coordinato, il conseguente inquinamento delle acque e un consistente degrado paesaggistico. La politica turistica applicata in questi luoghi è molto simile a quella che ha interessato la fascia costiera della penisola e delle isole maggiori: turismo stanziale con creazione di residenze e attrezzature per la balneazione e la fruizione dell’arenile. L’incremento dell’offerta sportiva e dell’industria del divertimento ha quindi profondamente inciso sulle modificazioni che hanno interessato i territori contermini ai laghi. Il lavoro di ricerca che viene presentato ha l’obiettivo di valutare le dinamiche evolutive delle aree urbane nelle fasce perilacuali dei più importanti laghi italiani analizzando al contempo l’attuale grado di frammentazione ecosistemica attraverso l’utilizzo di opportuni indicatori per lo studio delle caratteristiche ambientali. Il fenomeno del consumo di suolo legato alle dinamiche urbane, si verifica ogni qualvolta gli strati superficiali del terreno vengono trasformati o sostituiti con altri materiali artificiali, sia a fini di edificazione che di opere pertinenziali e accessorie (viabilità, servizi, parcheggi, aree di stoccaggio e manovra, etc,..) (European Environmental Agency, 2013). In questa interpretazione vengono compresi anche gli spazi che sono urbani “per uso”, come tipicamente sono le aree a verde privato o pubblico inglobate nel tessuto costruito. Appare quindi evidente che tutto ciò che si configura come urbanizzato sottrae suolo ad altri usi alterando la quantità di questa risorsa non rinnovabile, come è stata definita ormai da tempo nelle sedi di confronto nazionale e internazionale. E’ utile a tal fine ricordare gli obiettivi di sviluppo sostenibile individuati dall’ONU già fino al 2015 e poi rivalidati fino al 2030 (Agenda 2030 – http://www.unric.org/it/agenda-2030) tra i quali compare esplicitamente al punto 15: “Utilizzo sostenibile della terra…..bloccare e invertire il degrado del suolo…..” e il 7° Programma generale di azione dell’Unione Europea in materia di ambiente fino al 2020 (http://ec.europa.eu/environment/pubs/pdf/factsheets/7eap/it.pdf) che tra le priorità tematiche inserisce la tutela del suolo in prima posizione come “capitale naturale”. Anche nella dimensione nazionale l’urbanizzazione del suolo è guardata con preoccupazione e ne è testimonianza l’ampio dibattito in corso sul disegno di legge nazionale sul consumo di suolo, approvato in prima lettura alla Camera il 12.05.2016 e le corpose attività di censimento e documentazione che agenzie di stato come l’ISPRA e istituti come l’ISTAT hanno intensificato negli ultimi anni (ISPRA, 2014; 2015; 2016; ISTAT, 2015). Lo studio si concentra proprio sulle modificazioni urbane che hanno interessato i comuni lacustri ed in particolare la fascia dei 500 metri dalla linea spondale fortemente interessata dagli effetti descritti in precedenza. L’arco temporale indagato è relativo al periodo compreso tra la metà degli anni ’50 e la fine del primo decennio successivo al 2000. L’indagine è stata effettuata su base discreta (fascia lacustre suddivisa in tratti di 100 m) in modo da evidenziare le attuali condizioni ecologiche e di pressione urbana. La conoscenza infatti delle attuali condizioni ecologiche e ambientali delle fasce perilacuali unitamente alle dinamiche urbane che hanno caratterizzato tali territori nel corso dell’ultimo mezzo secolo, rappresentano una base informativa fondamentale per poter arginare i processi di alterazione irreversibile di tali ecosistemi, salvaguardandone al contempo la qualità ambientale necessaria per garantire l’erogazione degli essenziali servizi ecosistemici necessari per la sopravvivenza dell’uomo (Morri et al., 2015; Morri & Santolini, 2013; Santolini et al., 2010; Boyd e Banzhaf, 2005). Sono diversi infatti i servizi ecosistemici erogati dai laghi come ad esempio l’uso irriguo delle acque, il rifornimento delle acque di falda associate alla potabilizzazione, l’uso ricreativo-turistico, la pesca e l’acquacoltura (Emerton e Bos, 2004), la regolazione del clima con quest’ultimo aspetto influenzato in maniera sensibile anche dagli effetti dei cambiamenti climatici che portano le acque dei laghi a riscaldarsi più velocemente (O’Reilly et al., 2015; Ludovisi et al., 2013) con impatti sulla qualità dell’acqua (Mosello & Lami, 2014) e sulla fauna ittica locale. Anche se sono diversi i contesti ambientali in cui si trovano gli specchi lacustri considerati, appare chiaro che la capacità del suolo di erogare nel tempo gli essenziali servizi ecosistemici è legata essenzialmente all’adozione di misure di salvaguardia ambientale e di politiche volte a contenere la proliferazione urbana che è oggi il maggiore attivatore di conseguenze sociali, ambientali, climatiche ed energetiche che la letteratura scientifica ha più volte affrontato e definito (Ruddick, 2015, Ellis et al., 2013; Ellis, 2011; Ellis et al., 2010; Ellis and Ramankutty, 2008; Crutzen, 2002; Sala et al., 2001; Lambin et al., 2001; Crutzen and Stoermer, 2000).

2. Area di studio

L’area indagata è rappresentata da una fascia perimetrale di 500 metri dalle sponde di 10 dei più importanti laghi italiani. Tale area rappresenta il territorio maggiormente soggetto alle trasformazioni antropiche più espressamente legate alle attività economiche generate dalla presenza dello specchio lacustre (pesca, attività commerciali, agricoltura) ed interessata dal turismo (strutture ricettive, infrastrutture). In dettaglio sono stati analizzati i laghi di Varano e Lesina in Puglia, il lago Trasimeno in Umbria, i laghi di Bolsena, Bracciano e Vico nel Lazio ed i laghi prealpini (lago Maggiore, lago di Garda, lago d’Iseo e lago di Como) i cui territori si estendono su 4 regioni (Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige e Veneto). Da un punto di vista geologico hanno una diversa origine: i laghi prealpini hanno una forma allungata dovuta alla genesi glaciale, tra questi la porzione meridionale del lago di Garda presenta una origine tettonica che ha avuto degli effetti indiretti anche sullo sviluppo turistico dei luoghi (Lozato Giotart, 2008). I laghi di Vico, di Bolsena e di Bracciano hanno una forma quasi circolare dovuta all’origine vulcanica. Il lago Trasimeno rappresenta un lago di tipo alluvionale la cui origine è di tipo tettonico con formazioni di depressioni circondate da rilievi, occupate successivamente dalle acque. I laghi di Varano e Lesina, identificati come zone umide dalla convenzione di Ramsar (1971) per via della scarsa profondità dei fondali, possono essere definiti dei laghi (Gautier e Touchart, 1999) di origine retro-costiera: il primo deriva dalla chiusura di un golfo in seguito alla formazione di un cordone litoraneo, mentre il secondo si è formato in parte dall’accumulo alloctono di sedimenti lacustri provenienti dai fiumi situati a monte del bacino e in parte dall’accumulo autoctono di depositi lacustri provenienti dai margini dello stesso lago. Da un punto di vista demografico è possibile evidenziare delle importanti differenze tra i vari laghi. I risultati in dettaglio sono riportati nella Tabella 1.

Nei territori dei comuni dei laghi attualmente vive circa l’1,5% della popolazione italiana, mentre l’area interessata riguarda l’1,7% del territorio della nostra penisola. Nell’ultimo mezzo secolo la popolazione è aumentata del 26%, ma in alcune aree si è invece registrato un calo demografico anche considerevole (per i comuni del lago di Varano la popolazione è diminuita del 21%), mentre per i comuni del lago Trasimeno e di Lesina il dato demografico è rimasto sostanzialmente invariato. L’incremento maggiore si è verificato nei comuni del lago di Garda con oltre 60.000 abitanti in più nell’arco temporale indagato. Analizzando invece la densità di popolazione nelle due cronosezioni i grandi laghi settentrionali, eccezion fatta per il lago di Garda, presentano un valore superiore alla media italiana (157 ab/km2 nel 1951 e 197/ab/km2 nel 2011) di entrambe le sezioni temporali mentre nel sud della Penisola è il territorio dei comuni del lago di Varano ad avere una densità di popolazione superiore al valore medio, ma solamente negli anni ’50 (Tab. 1).

Anche a causa del forte ruolo di luogo turistico andato consolidandosi negli anni, lo sviluppo urbano che ha interessato queste aree ha espresso energie diverse nei vari settori geografici: i laghi del nord Italia presentano tassi di urbanizzazione negli anni ’50 molto superiori alla media italiana del tempo (1,8%) dato ancor più evidente negli anni post 2000 dove questa fascia perilacuale risulta essere urbanizzata mediamente per il 35% (Tab. 2). La situazione è ben diversa per i laghi del centro e del sud Italia: il tasso medio di urbanizzazione negli anni ’50 è in linea con il valore nazionale mentre per i laghi pugliesi è addirittura inferiore. La situazione non cambia molto negli anni successivi al 2000 dove il tasso medio di urbanizzazione nei laghi del sud è prossimo a quello nazionale (circa 7,5%) mentre nella fascia territoriale dei 500 metri dei laghi del centro sfiora il 10%. In poco più di 50 anni sono andati persi per scopi urbani circa 7000 ha di suolo ad un ritmo medio pari a circa 140 ha l’anno corrispondenti a 4000 metri quadrati ogni giorno. È interessante notare come circa l’80% dei suoli persi è relativo alle aree dei laghi del nord Italia con effetti rilevanti sulle valenze ambientali e paesaggistiche di questi luoghi.

3. Metodologia e dati

La ricerca è stata condotta utilizzando le cartografie digitali di uso del suolo regionale (per la regione Umbria è stata utilizzata la Carta Geobotanica del 2002) alla scala compresa tra l’1:10.000 e 1:5.000 con anni di aggiornamento compresi tra il 2002 ed il 2009. Le analisi di confronto con le aree urbanizzate del primo periodo post Seconda Guerra Mondiale ha previsto l’estrazione di queste da cartografie storiche di uso del suolo come nel caso della Lombardia o dalla cartografia IGM serie 25V (per le restanti regioni) attraverso opportune tecniche GIS (Romano e Zullo, 2015, 2014, 2012). I dati relativi al perimetro dei laghi e quelli delle aree protette e dei SIC provengono dal Geoportale Nazionale (http://www.pcn.minambiente.it/GN/). Il perimetro di ciascun lago è stato suddiviso in settori della lunghezza di 100 metri (Fig. 1). Sono stati individuati poi cinque indicatori (Zullo F., 2016; Romano et al., 2015a;) che misurano delle incidenze percentuali, nelle quali il denominatore della espressione è sempre il singolo tratto di sponda (Pl). Il primo di essi (Iurb) indica l’incidenza percentuale dell’urbanizzazione e si collega alla pressione di trasformazione analizzata in entrambe le sezioni temporali (Fig. 3). Ci sono poi due indici riferiti alle forme di tutela ambientale (Iap = incidenza di aree protette e Isic= incidenza di siti Natura 2000 – Siti di interesse comunitario), e altri due riferiti alla qualità ecologica dei soprassuoli (Ifor= incidenza di forestazione e Ievl= incidenza di altri suoli di valore ecologico).

Relativamente gli indici di qualità ecologica devono essere espresse alcune precisazioni circa la selezione delle categorie di uso del suolo considerate. La nomenclatura utilizzata per le varie tipologie di soprassuoli varia spesso da regione a regione, alcune utilizzano direttamente le voci sinottiche dello standard europeo Corine Land Cover (CLC), altre invece modificano parti di esse o utilizzano una nomenclatura propria (come nel caso della carta geobotanica dell’Umbria ad esempio). L’indice Ifor considera le superfici forestali mentre l’indice Ievl tiene conto di tutte quelle superfici ad elevato valore ecologico (escluse quelle considerate per l’implementazione dell’indice Ifor). Entrambe queste tipologie di uso del suolo rappresentano dei suoli ad elevato carattere naturale e seminaturale o comunque ambienti in cui la pressione antropica è assente o contenuta, garantendo al contempo la permanenza di condizioni di elevata qualità ambientale. Utilizzando l’informazione alfanumerica contenuta nei database GIS dei vari usi del suolo regionali, le varie descrizioni sinottiche sono state ricondotte al livello III del CLC in modo da avere una base omogenea per tutti i suoli della fascia dei 500 metri dei laghi considerati. Sia le categorie forestali sia quelle ad elevato valore ecologico appartengono alle categorie 3 (Territori forestali ed ambienti seminaturali), 4 (zone umide) e 5 (corpi idrici) del CLC (Tab. 3).

4. Risultati

Una prima analisi è stata condotta lungo il perimetro dei laghi al fine di evidenziare i tratti di sponda libera da urbanizzazione e la velocità lineare con cui questo fenomeno ha interessato i tratti perimetrali nel periodo indagato. I risultati sono riportati nella figura 2. Negli anni ’50 i laghi del centro e del sud Italia si distinguevano nettamente dai laghi settentrionali in quanto le loro sponde erano poco o nulla pervase dal costruito; infatti la quasi totalità delle fasce spondali dei laghi di Bracciano (96%), Vico (98%), Bolsena (90%) e Varano (97%) era libera da urbanizzazione. La situazione era ben diversa per i laghi prealpini italiani: il lago di Garda ed il lago d’Iseo già avevano la metà del loro perimetro occupato da superfici urbane, mentre il lago di Como ed il lago Maggiore arrivavano ai due terzi. Negli anni successivi al 2000 i laghi del nord Italia presentano condizioni di forte saturazione urbana con importante contrazione della costa libera che, nel caso estremo del lago Maggiore, non supera il 10%. Il fenomeno riguarda anche i laghi del centro-sud a meno di casi come il lago di Vico ed il lago di Lesina che ancora conservano oltre l’80% della propria costa libera da costruzioni e attrezzature. In pratica negli ultimi 50 anni, considerando l’insieme dei perimetri lacustri, sono andati persi circa 210 km di tratti spondali ad una velocità media di 4 km ogni anno, con punte di circa 1 km/anno per il lago di Garda e ed il lago Maggiore.  

La figura 3 mostra invece l’andamento degli indicatori utilizzati mediante linee tendenziali degli stessi lungo le sponde dei singoli laghi. Nei riquadri in basso sono riportati i nomi e l’estensione dei territori dei comuni interessati dai laghi (per i laghi del nord sono stati inseriti alcuni dei centri più rappresentativi). Per il lago di Garda ed il lago Maggiore sono state inserite delle linee che indicano le diverse regioni di appartenenza.

 La fascia in grigio indica la variazione di urbanizzazione lungo la fascia dei 500 metri dal perimetro lacustre. Osservando i grafici si nota come l’andamento delle due curve relative alla pressione urbana sia sostanzialmente lo stesso per la metà dei laghi italiani con i valori che naturalmente risultano essere diversi nelle due sezioni temporali indagate. Le curve che riguardano invece le situazioni del lago Maggiore e del lago di Garda, evidenziano come ci sia stato un sostanziale aumento del livello di urbanizzazione su tutto il perimetro del lago anche in quei tratti che negli anni ’50 erano poco o nulla interessati da fenomeni di questa natura. In alcuni casi del centro Italia le curve invece evidenziano come l’urbanizzazione si concentri in particolari aree del perimetro, come ad esempio per il lago di Bolsena e di Bracciano. Variazioni sostanziali si rilevano nei laghi di Varano e Lesina dove ampi tratti poco o nulla interessati da urbanizzazione negli anni ’50 sono ora invece saturati come ad esempio la zona di Torre Mileto nel comune di Lesina (fig. 4) o l’area di Largolungo nel comune di Varano avvenuta a seguito di interventi di bonifica. 

Le condizioni individuate dai valori degli indici sono state analizzate quindi singolarmente per ciascun lago. La pressione urbana lungo la quasi totalità delle sponde del lago Maggiore è molto elevata e si manifesta quasi ovunque con incidenza superiore all’80%. Di contro si nota una maggiore concentrazione delle aree forestali lungo la sponda lombarda del lago con una netta diminuzione nella parte piemontese. Al contrario la presenza invece dei soprassuoli ad elevato valore ecologico è più limitata nella parte lombarda dove l’Ievl si mantiene per ampi tratti al di sotto del 40%. L’incidenza maggiore si riscontra nel territorio compreso tra Ghiffa e Cannobio dove c’è una forte commistione tra questi suoli ad alta valenza ecologica ed il territorio urbanizzato. La scarsa incidenza di aree protette e siti di interesse comunitario è dovuta evidentemente ad una situazione già fortemente compromessa da un punto di vista urbano già negli anni ’50. Solo nella parte a sud è presente una maggiore tutela ambientale dovuta alla Riserva Naturale Speciale dei Canneti di Dormelletto e al Parco naturale della valle del Ticino, fiume quest’ultimo immissario ed emissario del lago. Questa area, anche a causa delle diverse condizioni morfologiche ed idrauliche, risultava essere quella meno urbanizzata dell’intero lago nel periodo successivo al secondo dopoguerra.

Il lago di Garda presenta una bassissima incidenza di suoli ad elevato valore ecologico (la curva Ievl si mantiene sempre al di sotto del 10%) mentre risulta essere molto elevata la presenza di superfici forestali in alcuni tratti predominanti rispetto alle aree urbane (sponde gardesane trentine e venete). È anche lungo questi argini che si concentrano le aree tutelate del lago. Come evidenziato dalle curve Iap e Isic, la quasi totalità delle sponde è priva di qualsiasi forma di tutela ambientale (Iap inferiore al 20%), la sola area protetta limitrofa al corpo lacustre risulta essere la Riserva naturale integrale Gardesana Orientale di dimensioni davvero ridotte (220 ha circa e 11 km di perimetro). Maggiore è invece la presenza di Siti di Interesse Comunitario anch’essi concentrati lungo il territorio veneto con uno solo di questi (codice IT3210018 – Basso Garda) che riguarda una porzione vera e propria del lago. La maggiore naturalità dei luoghi ed un maggior grado di tutela è in parte dovuta ad un fattore morfologico (pareti scoscese o molto acclivi) che hanno condizionato l’espansione delle aree urbane nel tempo.

Il lago di Como presenta ampi tratti coperti da superfici forestali (curva Ifor superiore sempre al 60%) mentre le curve relative alla pressione urbana mostrano un andamento simile nelle due sezioni temporali indagate anche se naturalmente con energia diversa. In particolare i livelli di urbanizzazione del perimetro lacustre erano abbastanza elevati già negli anni ’50 (Iurb > 50% quasi ovunque) mentre la curva relativa agli anni successivi al 2000 evidenzia come ci sia stato un generale aumento della pressione urbana su quelle aree già urbanizzate nel secondo dopoguerra. Generalmente i tratti meno interessati da urbanizzazione sono quelli in cui il fattore morfologico (in particolare l’acclività dei versanti) risulta essere determinante (Pierfermi, 1996) o dove vi è la presenza di aree tutelate come il tratto di Pian di Spagna (tra i comuni di Sorico e Colico) dove il fiume Adda si immette nel lago. Quest’ultima infatti, insieme al lago di Mezzolla, è anche una importante Riserva Naturale e SIC e rappresenta uno dei pochi tratti tutelati dell’intero perimetro lacustre insieme al Parco naturale dell’Adda Nord nel comune di Lecco e Pescate a sud del lago. È qui che la curva dell’Iscis raggiunge i valori più elevati (20% circa) registrati per la presenza del SIC dell’area montuosa della Grigna meridionale, dove la curva dell’indicatore Ievl evidenzia una maggiore incidenza di suoli ad alta valenza ecologica. L’andamento delle due curve relative agli indicatori di tutela ambientale denotano scarse attenzioni di protezione in parte dovute anche ad un forte pressione urbana già esistente negli anni’50.

Il lago d’Iseo con i suoi 70 km di perimetro ed una superficie lacustre di 65 km2 è il più piccolo dei laghi prealpini ed è quello che tra questi presenta la percentuale (24%) più elevata di sponde libere da aree urbane. Di notevole interesse è l’andamento della curva dell’Ievl che, a differenza degli altri laghi, mostra un’incidenza superiore al 30% per la quasi totalità del suo perimetro. Anche la curva dell’Ifor presenta valori elevati lungo tutta la fascia analizzata di contro però risulta essere molto bassa la tutela ambientale. La Riserva naturale “Torbiere del Sebino d’Iseo” con valenza anche di SIC, risulta essere l’unica area soggetta a tutela lungo il perimetro del lago. E’ questo un ambiente caratterizzato da una grande abbondanza di acqua, inadatto all’urbanizzazione, e che sin dalla fine dell’800 è stato sfruttato come giacimento di torba, combustibile questo fondamentale per l’economia locale che è stato poi sostituto del carbone. Dagli anni ’50 è cessato lo sfruttamento ma il paesaggio della zona e con esso la flora e la fauna ne è risultato fortemente compromesso (fig. 6).

Ciò che caratterizza e distingue i laghi del centro-sud è un elevato grado di tutela ambientale ed una pressione urbana attualmente concentrata solo in alcune zone del perimetro dei laghi stessi, condizione questa riscontrata già negli anni ’50 e che ha avuto un ruolo importante nel successivo sviluppo urbano. Il Trasimeno fa eccezione sotto questo aspetto in quanto, già nel secondo dopoguerra, il perimetro del lago risulta essere interessato da fenomeni di urbanizzazione di una certa rilevanza in parte dovuti anche alla forte utilizzazione agricola del territorio (attualmente circa il 60% dei soprassuoli della fascia perilacuale di 500 metri è a utilizzazione agricola) (Bodesmo et al., 2012) che inevitabilmente hanno avuto importanti ripercussioni sul paesaggio (Paquette e Domon 2003). Questa intensa attività agricola ha inciso profondamente sulla presenza della vegetazione ripariale autoctona e su quella forestale, come testimoniato anche dall’andamento della curva dell’Ifor (valori inferiori al 30% per gran parte del perimetro) con ripercussioni importanti anche sulla flora e sulla fauna locale (Orsomando e Catorci, 1991). Il Trasimeno è, tra i laghi del centro-sud, quello ad avere la percentuale più bassa di sponde libere da urbanizzazione in entrambe le cronosezioni analizzate (72 % negli anni ’50, 45% negli anni post 2000). Di contro l’area è fortemente caratterizzata dalla presenza di soprassuoli ad elevata valenza ecologica (curva Ievl) soprattutto in quelle zone dove la pressione urbana cala di intensità. Tale caratteristica può avere importanti risvolti in chiave di connessione ecosistemica. Un elevato grado di tutela ambientale caratterizza le rive del lago in quanto esso è sia un Parco regionale sia un SIC (Iap e Isic pari al 100%).

Il lago di Bolsena presenta, sia negli anni ’50 che attualmente, una pressione urbana rilevante solo in alcune aree specifiche (centri urbani di Bolsena, Marta e Capodimonte) con una scarsa dispersione urbana nelle restanti parti del territorio. Bolsena, unitamente agli altri laghi vulcanici di Vico e Bracciano, rappresenta un importante hotspot di biodiversità di piante acquatiche (Azzella et al., 2013). Il diagramma di figura 3 relativo all’area del lago di Bolsena mostra una condizione abbastanza singolare: laddove la curva dell’Iurb presenta dei massimi, le curve dell’Ifor e dell’Ievl presentano invece dei minimi al contrario quando l’Ifor mostra dei valori massimi anche l’Ievl si trova nelle stesse condizioni (incidenza percentuale più bassa) e la curva dell’Iurb è prossima allo zero. La presenza di forti concentrazioni di superfici forestali unitamente a quelli ad elevato valore ecologico e l’assenza di pressione urbana testimonia un buon grado di conservazione della matrice naturale con importanti funzioni non solo per quanto riguarda gli essenziali servizi ecosistemici  ma anche e soprattutto nell’ottica delle connessioni e della funzionalità della rete ecologica (Malcevschi, 2010). Per quando riguarda quest’ultimo aspetto l’intero lago di Bolsena è un Sito di Interesse Comunitario in continuità geografica con un altro importante SIC quale quello dei vicini Monti Vulsini.

L’andamento delle curve dei vari indici per il lago di Vico mostra come sostanzialmente sia possibile evidenziare due particolari condizioni territoriali. La prima è quella che denota un ambiente maggiormente soggetto alle attività antropiche e riguarda espressamente la zona meridionale del lago caratterizzata dalla maggiore pressione urbana (centro abitato di Punta del Lago del comune di Ronciglione), quella orientale e quella nord-orientale dove l’agricoltura ha profondamente inciso sul paesaggio originario. Qui infatti si estendono grandi coltivazioni di noccioleti e castagneti che per la zona rappresentano la risorsa economica primaria. La parte occidentale e quella nord occidentale del lago, dove si estende una notevole zona umida ed una giuncaia che occupa una considerevole estensione, è caratterizzata da un’ambiente con una naturalità molto elevata come testimoniato dall’andamento della curva dell’Ievl e dell’Ifor che comunque non scende al di sotto del 40%. L’indice Isic mostra che l’intero perimetro del lago è inserito all’interno di un SIC unitamente a parte del territorio circostante, mentre l’andamento della curva relativa all’Iap evidenzia che solo la parte del lago ricadente nel comune di Caprarola è tutelata tramite l’istituzione della Riserva naturale del lago di Vico il cui perimetro comprende anche le zone limitrofe del Monte Fogliano e del Monte Venere.

I laghi costieri di Lesina e Varano, distanti tra loro una decina di chilometri, hanno risentito anche delle dinamiche urbane che hanno caratterizzato la costa italiana nell’ultimo mezzo secolo. La curva dell’Iurb del lago di Lesina mostra sostanzialmente una concentrazione delle aree urbane lungo particolari zone, condizione questa già riscontrata anche negli anni ’50. Il grafico mostra anche che l’energia trasformativa dell’ultimo mezzo secolo si è espressa con intensità diversa nei territori limitrofi: in particolare è evidente il picco lungo la zona dell’istmo Schiapparo dove attualmente sorge la frazione di Torre Mileto, area questa per nulla interessata da fenomeni urbani negli anni ’50 (vedi anche fig.4). Mentre l’intero lago rientra all’interno del sito SIC Dune e Lago di Lesina – Foce del Fortore, solo una parte del suo territorio è interna all’area del Parco Nazionale del Gargano (curva Iap). La forte antropizzazione dei luoghi, espressa anche attraverso una intensa attività agricola, è ben testimoniata anche dall’andamento delle curve dell’Ifor e dell’Ievl che evidenziano una scarsa presenza di superfici forestali e di territori ad alta valenza ecologica, ad eccezione del tratto dell’istmo non interessato ancora da fenomeni urbani.

Le curve relative al lago di Varano mostrano sostanzialmente come le aree urbane siano concentrate lungo la fascia litoranea del lago (quella che da Capoiale arriva fino a Foce di Varano), lasciando liberi i restanti tratti. Così come per il lago di Lesina, la vicinanza geografica della costa adriatica (mediamente 1 km) ha condizionato fortemente l’urbanizzazione di questi territori tra il lago ed il mare. Il tratto retrodunale presenta ancora una buona naturalità grazie alla presenza di ampi boschi di conifere in parte tutelati dalla Riserva Naturale Isola di Varano, mentre la pressione trasformativa dettata soprattutto dalle potenzialità turistiche del luogo ha agito prevalentemente sul territorio del comune di Ischitella (fig. 3). L’analisi delle curve relative ai suoli con valore ecologico (Ievl e Ifor) mostra come gran parte del perimetro del lago libero da urbanizzazione è caratterizzato dalla presenza di suoli di questa natura che possono avere un ruolo importante nelle politiche di gestione ed ambientali del Parco Nazionale del Gargano e dell’annesso sito di interesse comunitario.

5. Conclusioni

La continuità dell’urbanizzazione a immediato ridosso dei laghi è un fenomeno che incide gravemente sugli ecosistemi e provoca inoltre danni importanti relativamente l’inquinamento, la frammentazione ecosistemica e di conseguenza sull’integrità ambientale di questi luoghi. Anche l’agricoltura, che pur rappresenta una voce importante nell’economia dei comuni lacustri, può generare fenomeni di eutrofizzazione e di ipossia delle acque con conseguenze sulle catene trofiche e sulla biodiversità. Appare quindi chiaro che si tratta di aree altamente sensibili che necessitano di una profonda conoscenza delle dinamiche urbane, socio-economiche ed ambientali locali al fine di approntare le necessarie politiche ed azioni di gestione territoriale. Lo studio condotto ha quindi evidenziato le dimensioni del fenomeno del consumo di suolo nelle aree limitrofe agli specchi lacustri (fascia dei 500 metri) rilevando al contempo non solo l’attuale condizione di tutela ambientale e di naturalità attraverso l’analisi dei valori di opportuni indicatori territoriali, ma anche i tratti spondali ancora privi di urbanizzazione. Le differenti condizioni morfologiche e le diverse caratteristiche ambientali dei più importanti laghi italiani ne hanno influenzato inevitabilmente anche le dinamiche insediative: i laghi del centro e del sud Italia evidenziano una minore dispersione urbana già dagli anni ’50 (situazione pressoché riscontrabile anche attualmente) mentre per i laghi del nord la situazione era già abbastanza compromessa sin dagli anni successivi al secondo dopoguerra e ciò ne ha fortemente influenzato la condizione odierna. Solo nella fascia dei 500 m dal perimetro lacustre, circa 7.000 ha di suolo sono stati urbanizzati nel periodo analizzato ad un ritmo medio pari a oltre 140 ha/anno, con punte di 40 ha/anno registrato per il territorio dei comuni del lago di Garda. Un dato che evidenzia le due diverse condizioni temporali di assetto urbano dei perimetri lacustri e quello relativo alla percentuale di costa libera: i valori più alti si riscontrano nei laghi del centro e del sud (mediamente il 60%), mentre per i laghi del nord la situazione appare più compromessa (18% di media) con il lago Maggiore che attualmente è libero da superfici urbane per il 10% circa del suo perimetro. D’altro canto i tratti di maggiore naturalità nei laghi del nord si rinvengono in quei settori morfologicamente molto acclivi o in aree paludose che difficilmente possono essere interessati da fenomeni di intensa urbanizzazione (fig. 6). Sono questi i tratti con maggiore incidenza di suoli forestali o ad elevato valore ecologico, ma a carattere residuale in quanto immersi in una matrice fortemente antropizzata. L’elevata urbanizzazione di questi territori già in epoca storica è dovuta anche alla presenza di un reticolo idrografico abbastanza fitto ed esteso caratterizzato da corsi d’acqua di una certa rilevanza (Mera, Adda, Toce, Ticino, Oglio e Mincio) che nel tempo hanno formato ampie piane o delle conoidi alluvionali nei pressi dei laghi (fig. 7).

Il rischio idraulico cui sono soggette queste aree è abbastanza elevato e dovuto sostanzialmente alle variazioni di portata dei corsi d’acqua legate ad eventi meteorici estremi che si manifestano ormai con tempi di ritorno di pochi anni. Le dinamiche legate alle costruzioni hanno fortemente vivacizzato il mercato imprenditoriale non solo per assolvere richieste di tipo residenziale ma anche di tipo ricettivo, dei servizi e delle attrezzature ad essi connesse. I dati dell’Istituto nazionale di statistica (censimento 2011) mostrano efficacemente l’energia di tale fenomeno: dal 1946 al 2000 nei comuni contermini ai laghi analizzati sono stati realizzati oltre 165.000 edifici ad uso residenziale (di cui 128.000 nei soli laghi del nord) pari a circa 3000 nuovi edifici residenziali ogni anno, 9 ogni giorno. Nell’ultimo decennio, complice anche la crisi nel settore dell’edilizia, si rileva un netto calo della crescita rispetto al periodo precedente ma comunque rilevante con circa 12.500 nuovi edifici residenziali, di cui circa il 70% realizzati nei suoli dei comuni dei laghi del nord del nostro Paese. L’incremento demografico registrato nello stesso periodo (circa 174.000 unità – tab. 1) confrontato con il dato precedente, indica come sia stato realizzato un nuovo edificio residenziale per ogni nuovo abitante. Dato ancor più interessante, è quello che si ottiene confrontando il patrimonio edilizio abitativo prima del 1946 e quello attuale con quest’ultimo che risulta essere triplo rispetto a quanto rilevato nella prima cronosezione. Questo valore è stato rilevato sia per i laghi del nord che per quelli del sud del Paese mentre i laghi vulcanici ed il lago Trasimeno il valore attuale è quasi quadruplo rispetto a quanto rilevato negli anni ‘50. L’effetto di queste trasformazioni insediative ha inevitabilmente pregiudicato la naturalità di questi luoghi soprattutto dei laghi prealpini ed ha sostanzialmente relegato la tutela ambientale a poche aree a margine. Ben diversa è invece la situazione dei laghi del centro e del sud che presentano un grado molto più esteso di tutela ambientale in quanto tutti sono dei SIC e 5 di essi sono interamente (o hanno una parte del loro territorio) delle Riserve o dei Parchi Regionali. Una tale diversità di condizione è dovuta principalmente alle minori pressioni urbane e demografiche presenti, derivanti da dinamiche economiche che nel tempo si sono espresse con energie sicuramente inferiori.

L’estensione dell’analisi all’intero territorio dei comuni interessati dai diversi specchi lacustri mostra come sono 25.000 gli ettari di territorio che sono stati trasformati dall’urbanizzazione a fronte di un incremento demografico leggermente inferiore alle 200.000 unità. Ciò vuol dire che per ogni nuovo abitante residente sono stati consumati 1300 metri quadrati circa di suolo equivalenti ad un quadrato di 36 metri di lato. L’indice relativo alla superficie urbana pro-capite, che mette in relazione le superfici urbanizzate con la popolazione residente in una data sezione temporale, mostra un valore di 150 m2/ab negli anni ’50 (valore superiore rispetto alla media nazionale del periodo pari a 115 m2/ab) che diventa poi di 530 m2/ab negli anni post 2000 oltre il triplo quindi rispetto alla condizione precedente e molto più elevato rispetto alla media nazionale e dell’Europa occidentale del periodo (370 m2/ab) (Romano e Zullo, 2013, Romano et al., 2015b). Il grafico di figura 8 fornisce ulteriori indicazioni in questo senso. Il valore di R2 basso indica una scarsa correlazione tra le variabili considerate: gli effetti trainanti delle economie turistiche ed, in alcuni casi agricole ed industriali, mostrano come anche in presenza di cali demografici si evidenziano sensibili aumenti della superficie urbana dettati principalmente dall’incremento delle strutture ricettive, delle seconde case, dei servizi pubblici e privati e delle attrezzature ad essi connesse.

La frammentazione ambientale generata non solo dalle aree urbane, ma anche dalla presenza di numerose infrastrutture stradali e ferroviarie, rappresenta uno dei maggiori problemi da affrontare a livello programmatico e territoriale per garantire la necessaria continuità ambientale. L’analisi condotta discretizzando il territorio (maglia quadrata di 1 km di lato) delle province/città metropolitane relative ai laghi prealpini è mostrata in figura 9, unitamente ai dati della RER (Rete Ecologica Regionale) della Lombardia (Bogliani et al., 2007; 2009; Malcevschi e Lazzarini, 2013). Si tratta di una delle maggiori conurbazioni italiane che da Varese arriva fino a Verona senza soluzione di continuità, dove le aree naturali residue hanno le dimensioni di poche centinaia di ettari immerse in una matrice di agricoltura intensiva.  

I laghi rappresentano delle aree prioritarie per la biodiversità in Lombardia oltre che degli elementi essenziali per le funzioni che essi svolgono in chiave ecologica ed ecosistemica. La figura 9 mostra abbastanza chiaramente come i laghi assolvono una funzione connettiva di raccordo tra la zona alpina e prealpina più ricca di biodiversità (Mörschel, 2004; Batzing, 2005; Arduino et al., 2006) e la pianura padana sottostante attraverso i corridoi regionali individuati negli alvei fluviali che ancora presentano buoni caratteri di naturalità. L’analisi diacronica mostra come la situazione relativa agli anni ’50 presentava ancora margini di recupero dettati da una densità urbana ridotta e dalla minore dispersione urbana. La presenza lungo i perimetri lacustri di suoli ad elevato valore ecologico rappresenta quindi una condizione che deve essere preservata e tutelata in quanto queste aree possono rappresentare dei varchi fondamentali per le connessioni ecologiche.

L’insieme di queste trasformazioni a basso tenore di controllo negli ultimi 50 anni ha profondamente inciso sull’odierno assetto territoriale con effetti rilevanti sui delicati ecosistemi dei laghi con conseguente perdita o comunque degradazione degli essenziali servizi ecosistemici che, unitamente alla disponibilità delle risorse ed alle attività economiche locali, svolgono un ruolo chiave relativamente il benessere umano delle popolazioni residenti.

Pur essendo diversi per caratteristiche morfologiche economiche e per le dinamiche urbane che hanno caratterizzato i loro territori negli ultimi 50 anni, è possibile individuare alcuni interventi di indirizzo generali e linee programmatiche che possono essere applicate per salvaguardare il sistema ambientale ed evitare che l’urbanizzazione possa compromettere ulteriormente la funzionalità ecologica dei luoghi. Come già sottolineato, la ricerca condotta su base discreta ed a livello comunale attraverso degli opportuni indicatori mostra l’esatta localizzazione e l’odierna condizione di queste aree e, quindi, le responsabilità individuali delle singole autorità amministrative. L’allestimento di progetti urbani finalizzati a recuperare i settori ancora liberi per tentare una difficile opera di ricucitura e di riconnessione spaziale, sono gli interventi di sicuro più efficaci per ottenere dei risultati nell’immediato nelle aree dove la situazione risulta essere abbastanza compromessa. E’ chiaro che interventi di questa natura possono però essere ostacolati dalla limitrofa e forte presenza di tessuti urbani densi e polverizzati e dagli interessi economici a questi collegati. Interventi di maggiore efficacia possono essere applicati in quei settori ancora liberi da urbanizzazione e in particolare le misure di tutela ambientale dovrebbero prevalere su tutte le altre. A tal proposito, soprattutto nei laghi del nord Italia, andrebbero tutelati questi tratti spondali residuali che rappresentano ormai porzioni minime del perimetro del lago (Fig. 10).

Si tratterebbe quindi di interventi di portata rilevante che necessitano di un approccio di tipo più ampio che integri le misure di protezione ambientale con quelle relative allo sviluppo sociale ed economico, da attuarsi ad un livello amministrativo almeno regionale quest’ultima totalmente mancata nel passato e che ha prodotto le enormi oscillazioni di comportamento insediativo alla scala comunale di cui si è detto ampiamente. Tali misure devono essere in grado di promuovere politiche fiscali incentivanti sui comuni per la conservazione dei varchi lacustri residui, con strumenti che sono già in fase di sperimentazione in qualche Paese europeo (Onori, 2009; Henger e Bizer, 2010; Ciani et alii, 2013; Ciabò et alii, 2015) utilizzando anche i ben noti meccanismi di perequazione fondiaria e compensazione ambientale al fine di minimizzare gli effetti negativi che il consumo di suolo genera. A tal proposito la sistematica attuazione di progetti di ripristino e riqualificazione ambientale delle aree dismesse presenti potrebbe fornire un contributo importante al riassetto dei mosaici ambientali con effetti indiretti anche sulle attività economiche legate alla ricettività e ai servizi turistici.

(Leggi l’articolo completo: Francesco Zullo, Lo sviluppo urbano nei territori dei grandi laghi italiani, in Scienze e Ricerche n. 45, febbraio 2017, pp. 27-42)