In anteprima al CNR di Roma “Il processo del Sant’Uffizio a Galilei”

31 marzo 2017. Si svolge oggi a Roma, dalle 15,00 alle 17,00, nell’Aula Marconi del CNR (Piazzale Aldo Moro 7), la manifestazione di lancio dell’edizione 2017 del Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica, alla presenza di numerosi esponenti del mondo scientifico e della ricerca. E’ anche presente una nutrita rappresentanza di studenti delle università romane, chiamati quest’anno a partecipare ai lavori della giuria popolare che contribuirà a determinare a dicembre con il proprio voto tutti i vincitori del Premio.

Nel corso della manifestazione viene messo in scena “Il processo del Sant’Uffizio a Galilei”, atto unico promosso dall’Associazione Italiana del Libro per rievocare il processo intentato dal Sant’Uffizio contro Galileo Galilei. A portarlo a teatro i giovani attori del Centro Ricerche Teatrali “Teatro Educazione” di Fagnano Olona (Varese) che prosegue  in questo modo un percorso di ricerca nel campo dell’Educazione alla Teatralità. Anche l’arte e il teatro, dunque, possono rappresentare un potente veicolo di divulgazione scientifica. Direttore artistico del Teatro Educazione è Gaetano Oliva, coordinatore didattico del Master “Azioni e Interazioni Pedagogiche attraverso la Narrazione e l’Educazione alla Teatralità” dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Prologo. Nel 1495, tre anni dopo la scoperta dell’America, un giovane studioso polacco, Niccolò Copernico, arrivò in Italia per proseguire all’Università di Bologna i suoi studi di matematica e di astronomia. Copernico, basandosi sulle intuizioni di alcuni astronomi del passato, era andato convincendosi che è il Sole e non la Terra al centro dell’Universo, e aveva intenzione di dimostrarlo una volta per tutte. Tuttavia, spaventato dall’effetto che le sue scoperte avrebbero provocato nella cultura accademica dominante e nella Chiesa – sostenitrici della visione opposta: quella aristotelico-tolemaica – cercò di ritardare per quanto possibile la diffusione dei suoi stessi studi, così che la pubblicazione del suo libro “sulla rivoluzione dei corpi celesti”, poté vedere la luce, in un’atmosfera surreale di semiclandestinità, soltanto nel 1543, l’anno della sua stessa morte.

Nonostante i timori, il libro non ebbe inizialmente una gran fortuna nemmeno negli ambienti più dotti e le stesse autorità ecclesiastiche – concentrate a difendersi dalla sfida della Riforma protestante – non sembrarono preoccuparsene più di tanto. Ma il fuoco covava sotto la cenere e un numero crescente di studiosi andava approfondendo e sviluppando le teorie di Copernico, scontrandosi in modo sempre più aperto con l’autorità della Chiesa e i testi delle Sacre Scritture.

Tra questi studiosi il più noto è Galileo Galilei, considerato storicamente il fondatore del metodo scientifico e il padre della scienza moderna.

Galilei era nato a Pisa nel 1564, primogenito di una famiglia numerosa di cui dovette ben presto occuparsi a seguito della morte del padre. E lì, tra Pisa, Firenze e Siena fece i suoi primi studi, letteralmente incantato dalle potenzialità della matematica e dalle sue sterminate applicazioni alla meccanica e all’ingegneria. E sempre a Pisa ottenne la sua prima cattedra all’Università. Poi – conseguito un incarico meglio retribuito – si trasferì a Padova, nella Repubblica di Venezia, dove le sue osservazioni astronomiche lo convinsero definitivamente della validità delle teorie di Copernico.

Galilei scrive, si entusiasma, fa proseliti, dedica addirittura le sue scoperte al Papa, ma si attira i sospetti e le critiche sempre più feroci da parte delle autorità ecclesiastiche. Nel 1633, al culmine della polemica, viene convocato a Roma dal Sant’Uffizio per rispondere del reato di eresia: oltre due mesi di confronto e di interrogatori che si concludono il 22 giugno 1633 con una sentenza che ha fatto storia. 

L’evento presentato oggi 31 marzo in anteprima al CNR di Roma è la ricostruzione di quel processo.