“Dalla famiglia alle famiglie”. Dibattiti intorno al riconoscimento sovranazionale e nazionale delle unioni omosessuali

di Brigida Lucia Coppedo, Stefania Santamaria.

La famiglia costituisce un nucleo pre-giuridico in cui si sviluppa la personalità dell’individuo. Si tratta di un concetto non universale e immodificabile ma condizionato nelle varie società ed epoche, dalla cultura, dalla morale e dal costume. Con il processo di industrializzazione, si è passati dalla famiglia plurinucleare e patriarcale ad una mononucleare nella quale vige la parità tra i sessi. L’evoluzione della società, poi, ha fatto emergere “nuove forme di famiglia”, non più legate ad un vincolo matrimoniale né al requisito della eterosessualità. Ciò ha messo a dura prova il legislatore, sovranazionale prima e nazionale dopo, che hanno dovuto trovare, non sempre tempestivamente, nuove forme di tutela.

Abstract – Family is an important institution in which a person develops his personality. It changes over time: societies grow, become more complex and stratified due to the evolution of economical system. Currently, in fact, society is composed not only by heterosexual families but by homosexual ones too. Therefore, it was difficult for the legislator realize new forms of protection in order to guarantee the equality between the above mentioned families.

Dalla famiglia patriarcale alle coppie omosessuali

La famiglia costituisce un nucleo pre-giuridico in cui si sviluppa la personalità dell’individuo. Si tratta di un concetto non universale e immodificabile ma condizionato nelle varie società ed epoche, dalla cultura, dalla morale e dal costume. La società prevalentemente agricola era caratterizzata dalla famiglia plurinucleare in cui il capo era il pater familias il quale godeva di una posizione di supremazia rispetto alla moglie ed i figli. Tale realtà sociale si rifletteva nel tessuto normativo: difatti, il testo originario del codice civile relegava la moglie in un ruolo di subordinazione rispetto al marito che era investito del potere maritale. Ciò emergeva, in particolare, nella scelta della dimora ex art. 144 c.c. ad appannaggio esclusivo del marito, nell’istituto della dote e nella separazione dei beni, quale regime patrimoniale legale della famiglia.

Successivamente, con il processo di industrializzazione si è passati dalla famiglia innanzi delineata ad una di tipo nucleare in cui tutti i componenti della stessa sono posti sullo stesso piano. La diversa realtà sociale ha influenzato la disciplina normativa. Innanzitutto, la famiglia quale società naturale fondata sul matrimonio ha trovato riconoscimento a livello costituzionale nell’articolo 29, ove viene garantita l’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi. Inoltre, con l’entrata in vigore della Costituzione del 1948 è sorta l’esigenza di apportare delle modifiche al diritto di famiglia per renderlo coerente con i precetti costituzionali. Tale adeguamento è segnato dalla stagione delle riforme post-codicistiche, con specifico riferimento alla legge n. 898 del 1970 sul divorzio, alla riforma organica n. 151 del 1975, sino alla legge n. 194 del 1978 sull’interruzione della gravidanza. Attraverso le stesse, il legislatore ha provveduto a rivisitare l’intera normativa sulla famiglia, assegnando ai coniugi una posizione di assoluta parità sia nei rapporti reciproci di natura personale e patrimoniale, che nei rapporti con i figli; inoltre, con esse si è verificato il graduale superamento della visione meramente istituzionalistica della famiglia, in quanto oltre il dato formale – l’atto di matrimonio -, si è deciso di valorizzare il concreto svolgimento della vita di coppia – il rapporto- e la sua funzione.

Tuttavia, l’assetto giuridico dei rapporti familiari è soggetto ad un continuo rinnovamento determinato dall’evoluzione del costume e dalle nuove esigenze poste dalla società. Così, il mutare del contesto economico-sociale ha condotto all’affermazione della famiglia di fatto cioè di quelle persone di sesso diverso che, pur non essendo legate dal vincolo matrimoniale, hanno inteso creare un rapporto stabile e continuativo basato sulla comunione morale e materiale di vita insieme agli eventuali figli nati dalla loro unione. Il loro primo riconoscimento è avvenuto ad opera della giurisprudenza che le ha annoverate tra le formazioni sociali, ex art. 2 Cost. meritevoli di tutela giuridica anche se non completamente assoggettabili alla disciplina prevista per la famiglia legittima. Inoltre, il legislatore ha provveduto a regolamentare la famiglia di fatto in specifici ambiti, attraverso una disciplina disorganica e frammentaria. Nel corso del tempo, all’interno del tessuto sociale è emerso il fenomeno delle coppie omosessuali che hanno sollecitato l’interesse della dottrina e della giurisprudenza. La questione ha assunto particolare rilevanza a seguito delle istanze di tutela avanzate delle dette coppie volte a un riconoscimento giuridico delle loro unioni.

Excursus verso il riconoscimento delle coppie omosessuali

In merito alla questione del riconoscimento delle coppie omosessuali, appare di preliminare importanza indagare, seppur brevemente, i rapporti che l’ordinamento italiano ha con l’Unione Europea e con la CEDU.

In merito al fondamento costituzionale dell’adesione dell’Italia all’Unione Europea, esso è da rintracciarsi negli artt. 10 e 11 Cost.. Il primo, stabilendo che “l’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute”, si riferisce alle norme consuetudinarie e dispone l’adattamento automatico rispetto alle stesse. Invece, l’ art. 11 Cost. prevede che: “l’Italia […] consente in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tal scopo”. Con il riferimento alle “limitazioni di sovranità”, la norma consente forti limitazioni di competenza dello Stato italiano in conseguenza dell’adesione ai Trattati comunitari. Pur tuttavia, con il summenzionato articolo, non si assiste ad una totale cessione di sovranità: ne deriva che l’incidenza dell’Unione Europea sul sistema costituzionale incontra dei limiti, rappresentati dai diritti inviolabili della persona umana e dai principi fondamentali della Carta costituzionale.

Relativamente al fondamento costituzionale dei rapporti con la CEDU, si è escluso che esso si trovi negli articoli appena menzionati. Con riferimento all’art. 10 Cost., come già ribadito, l’espressione “norme del diritto internazionale generalmente riconosciute” ci si riferisce solo alle norme consuetudinarie e non alle norme pattizie, ancorchè generali contenute in trattati internazionali bilaterali o multilaterali. Relativamente, poi, all’art. 11 Cost. non vi è stata alcuna accettazione di limitazione di sovranità dello Stato italiano per effetto dell’adesione alla detta Convenzione. La Consulta ha, quindi, ritenuto che le norme CEDU rientrano nell’ambito di operatività dell’art. 117 co. 1 Cost. in quanto detto articolo condiziona l’esercizio della potestà legislativa dello Stato e delle regioni al rispetto degli obblighi internazionali tra i quali rientrano quelli derivanti dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

Da ciò emerge che la partecipazione dell’Italia all’Unione Europea produce, quali effetti giuridici, l’entrata a far parte nel sistema giuridico italiano di regole e valori. Con riguardo, in particolare, al diritto di famiglia ed al riconoscimento delle coppie omosessuali, occorre prendere atto della diversificazione di tutela all’interno dei Paesi dell’Unione Europea. Difatti, numerosi Paesi hanno disciplinato l’istituto del matrimonio omosessuale, mentre altri, riconoscono solo le unioni civili tra persone dello stesso sesso. Questa distinzione di riconoscimento delle coppie same sex è dovuta alla circostanza che il diritto di famiglia è rimesso alle legislazioni dei singoli Stati membri, anche se negli ultimi tempi è stato influenzato in parte dal processo di “europeizzazione” del diritto nell’ambito, in particolare, dei diritti fondamentali. Infatti, nell’ultimo decennio si è assistito ad un’erosione dell’ambito di discrezionalità degli Stati nella materia in esame ed ad una graduale, ma non piena, armonizzazione del diritto di famiglia nell’Unione Europea, in virtù delle legislazioni degli Stati membri particolarmente eterogenee.

A livello dei diritti fondamentali, riveste particolare importanza la Carta di Nizza che individua una serie di diritti inalienabili che incidono anche nell’ambito familiare.

L’articolo 9 della detta Carta, dedicato al diritto al matrimonio, non prevede la differenza sessuale tra i nubendi come condizione per contrarre il vincolo matrimoniale. La non necessaria eterosessualità, pur non essendo un dato che impone agli Stati membri di regolare le unioni omosessuali con il matrimonio, indica il favor verso la tutela delle stesse. Coerentemente, l’art. 21 vieta ogni forma di discriminazione, comprese quelle fondate sulle tendenze sessuali.

La spinta verso il riconoscimento delle unioni civili è stata avanzata dalle Nazioni Unite, dal Parlamento e dalla Commissione europea. Nel 2011, infatti, la risoluzione delle Nazioni Unite con la quale si riconoscono i diritti degli omosessuali, è stata sottoscritta dalla maggioranza dei Paesi europei che hanno disciplinato il matrimonio tra persone dello stesso sesso superando le discriminazioni tra coppie etero ed omosessuali sul presupposto che il rapporto omosessuale costituisca libera espressione della propria sessualità. Inoltre, più volte il Parlamento europeo si è espresso sulla questione sollecitando gli Stati ad adeguare le proprie legislazioni al fine di introdurre la convivenza tra persone dello stesso sesso riconoscendo loro gli stessi diritti e doveri previsti dalla convivenza eterosessuale. Difatti, di recente, con due risoluzioni nel 2012 e nel 2014, sono stati invitati gli Stati membri ad assicurare che “le coppie dello stesso sesso godano del medesimo rispetto, dignità e protezione riconosciuti al resto della società”.

(segue)

Leggi l’articolo completo: Brigida Lucia Coppedo, Stefania Santamaria, “Dalla famiglia alle famiglie”.  Dibattiti intorno al riconoscimento sovranazionale e nazionale delle unioni omosessuali, in Scienze e Ricerche n. 44, gennaio 2017, pp. 51-56