Semiotica dell’ascolto

Di Jacques Coursil (traduzione di Maria Giuzio).

Presentazione di Domenico Russo.

Proponiamo di seguito alcune dense riflessioni di Jacques Coursil sulla musica. Lo facciamo per due importanti ragioni tra le altre. La prima sta nel fatto che Coursil, inserendosi nel filone della prosa scientifica inglese e francese nata nel Settecento in quegli ambienti e tuttora vivacissima, maestra e redditizia, sa portare ai colleghi delle altre scienze e al pubblico colto i contenuti più avanzati e tecnicamente ostici della ricerca semiotica e linguistica. La seconda ragione sta nel fatto, sorprendente, che non c’è forse semiotica più negletta e mal trattata della semiotica musicale, nonostante sia, in termini statistici, di bello e buono la più praticata al mondo dopo quella linguistica. A tutt’oggi, infatti, sembra quasi che la musica venga guardata come si guardavano gli elettroni prima di Heisenberg. Cerchiamo di stabilire quali sia no i suoi significati cercando di stabilire come mai ne faccia a meno. Cerchiamo di stabilire quali siano i suoi significanti cercando di stabilire come mai non ne abbia. Non c’è scritto di semiotica musicale da cui non trapeli una sotterranea e sottile vena di infelicità degli studiosi, costretti loro malgrado, nonostante i modi assertivi, a lasciare da parte chi la quantità di moto (la musica esprime idee, sentimenti, ideologie, archetipi e quant’altro ancora) chi la posizione (ineffabilità, asemanticità, purezza, armonia, forma acustica del biologico innato o epigenetico che sia). Coursil, che nella sua gerla ha una delle letture più rigorose e penetranti dei testi linguistici e semiologici saussuriani, nelle riflessioni che pubblichiamo avanza una soluzione ai paradossi del principio di indeterminazione, mostrando quale possa (qualcuno direbbe debba) essere il modello, matriciale o ondulatorio poco importa, con cui studiare i fatti che chiamiamo musicali. E’ una soluzione interessante, che ci porta molto dentro alla musica che ascoltiamo quotidianamente e forse ancora più in profondità nelle lingue che parliamo.

Riassunto: C’è una scissione d’essenza tra le onde acustiche e i rumori che mostra come la nostra capacità d’ascolto sia una parte culturalmente organizzata della nostra sensibilità, sia cioè un interpretante  che semiotizza dei saperi – I limiti semiologici del rumore colti per differenza con i suoni musicali e quelli linguistici – La musica come linguaggio senza segni ma isomorfo al linguaggio parlato – In che modo i numeri e le scritture del solfeggio mostrano l’inaccessibilità della musica al linguaggio parlato – La genesi nell’ascolto della fonte sonora e la conseguente natura di architettura psichica dell’ascolto della musica – L’intervallo d’ottava come relazione differenziale d’identità (a = b) – Alternanza dei valori acustici e ethos del timbro.

Résumé: Entre les ondes acoustiques et les bruits il y a une coupure d’essence montrant que notre capacité d’entendre n’est qu’une part culturellement organisée de notre sensibilité, c’est-à-dire un interprétant qui sémiotise des savoirs – Les limites sémiologiques des bruits face aux sons musicaux et linguistiques – La musique en tant que langage sans signes, mais qui présente, dans sa structure, un isomorphisme avec le langage parlé – De quelle manière les nombres et les écritures du solfège montrent l’inaccessibilité de la musique au langage parlé – La genèse dans l’entente de la source sonore témoigne l’architecture psychique de la musique – L’intervalle d’octave en tant que relation différentielle d’identité (a=b) – Alternance des valeurs acoustiques et ethos du timbre.

Leggi l’articolo: Jacques Coursil, Semiotica dell’ascolto, in Scienze e Ricerche n. 44, gennaio 2017, pp. 21-27