Il ruolo degli zoo nella conservazione delle specie a rischio di estinzione

di Silvia Arossa, Plymouth University, Ecotoxicology Laboratory.

Si deve tornare indietro di più di 200 anni per risalire alla data di nascita degli zoo, in particolare, nel 1752 a Vienna, anche se in realtà il termine zoo fu utilizzato per la prima volta per indicare lo storico zoo di Londra, da un’abbreviazione di zoological garden. Queste strutture si sono nel tempo modificate, trasformandosi da semplici ménageries, esposizioni di animali, a veri e propri parchi zoologici, all’interno dei quali gli animali vivono in habitat del tutto simili a quelli naturali e in cui il benessere degli animali viene prima di tutto. Gli animali inoltre non vengono più catturati dalla natura, ma arrivano bensì da altre strutture zoologiche. Già dal 1973, grazie alla fondazione della CITES, è stato possibile controllare e regolamentare il commercio di animali e specie minacciate di estinzione.

I parchi zoologici attualmente si stanno pian piano evolvendo in centri di educazione e conservazione. Tenendo conto che il 10 % della popolazione mondiale visita ogni anno gli zoo, l’educazione e la sensibilizzazione del pubblico rappresentano uno dei principali obiettivi di queste strutture che riescono dunque a raggiungere un vasto numero di persone. Inoltre, queste strutture sono regolamentate da direttive e leggi che stabiliscono i punti chiave salienti che permettono agli zoo di diventare veri e propri centri di conservazione e di ricerca. Essi infatti fanno parte di un network mondiale, la World Association of Zoo and Aquaria, che collabora fra gli altri con WWF, IUCN e Nature Conservacy.

Grazie a queste organizzazioni, gli zoo stanno diventando parte attiva dei programmi di conservazione e reintroduzione degli animali in natura.

Il dibattito sugli zoo tra sentimentalismo e scienza

Sentimentalismo e moralismo sono spesso causa di problemi e incomprensioni riguardo al dibattito sugli zoo perché spesso sfociano in animalismo estremo, perdendo però di vista alcuni fattori fondamentali. In primis è necessario discernere scienza da morale, conservazione da animalismo ed etica morale. A livello globale, la tendenza è quella di trasformare gli zoo da strutture legate al semplice divertimento e al commercio, a centri di ricerca scientifica sul benessere animale, con il fine di preservare e conservare le specie a rischio di estinzione, riprodurre gli animali per poterli reintrodurre in ambiente naturale e sensibilizzare il pubblico.

Nel  1980 è stata redatta la Strategia Mondiale degli Zoo, nella quale vengono indicati i principali obiettivi delle strutture zoologiche in quanto tali. Innanzitutto, uno zoo deve sostenere attivamente la conservazione delle specie a rischio, quindi offrire supporto alla ricerca scientifica e sensibilizzare il pubblico riguardo alla necessità di conservare la natura e le specie in pericolo.

Nel 1999, invece, la Direttiva 1999/22/CE definisce gli zoo come strutture all’interno delle quali gli animali vengono detenuti a scopi didattici, di ricerca, di ripopolamento e allevamento, con l’obiettivo di partecipare a programmi di conservazione, promuovere l’istruzione e rispettare le esigenze biologiche e comportamentali degli animali ospitati. In particolare, gli zoo hanno l’obbligo di tenere registri aggiornati riguardanti gli animali presenti in struttura.

In Italia esiste anche l’Unione Italiana degli Zoo e degli Acquari (UIZA) che ha come obiettivo “quello di favorire la cooperazione all’interno della comunità degli Zoo e degli Acquari italiani al fine di promuovere la loro capacità di gestione degli animali allevati a scopo educativo, per la ricerca scientifica e per contribuire alla conservazione della biodiversità globale. Questi obiettivi sono raggiunti grazie alla collaborazione e coordinazione degli sforzi della comunità nell’educazione, conservazione e ricerca scientifica attraverso un incremento di cooperazione fra tutte le relative organizzazioni e nel rispetto delle legislazioni interne dell’EU”.

A livello europeo, l’European Association of Zoos and Aquaria (EAZA) svolge un ruolo molto simile. I membri dell’associazione devono svolgere le proprie attività seguendo le linee guida emesse da EAZA stessa, che sono in accordo con la IUCN e le direttive europee. Da questi documenti e da codice morale emesso da questa associazione se ne deduce la centralità della conservazione e della partecipazione a progetti di salvaguardia, ma soprattutto la trasparenza e la correttezza con la quale il lavoro deve essere svolto all’interno delle strutture zoologiche.

La conservazione ex-situ come strategia per la salvaguardia delle specie minacciate 

Nel caso in cui una specie sia fortemente minacciata o il numero di individui è molto ridotto, subentra un nuovo tipo di conservazione, quella ex-situ. Essa rappresenta una strategia non alternativa a quella in-situ, cioè quella attuata in natura, ma complementare, che viene messa in atto quando individui di una popolazione vengono ospitati in aree delimitate, le cui condizioni sono un qualche modo manipolate dall’uomo. Grazie alla presenza di popolazioni negli zoo gestite in maniera adeguata, diventa possibile la creazione di riserve genetiche essenziali per la sopravvivenza delle specie in natura. Le popolazioni presenti in natura e quelle in cattività devono essere gestite come metapopolazioni, e la sopravvivenza della specie stessa dipenderà da entrambe le parti, ex-situ e in-situ.

Lo svantaggio di questa tecnica è la possibilità di conservare solo una porzione della variabilità genetica delle specie, con l’eventualità di essere sottoposta a deriva genetica. Quando la conservazione in-situ non è più possibile, è importante dunque la cooperazione tra centri di conservazione ex-situ e centri di sperimentazione in-situ. La IUCN ha redatto nel 2014 delle linee guida per l’uso della conservazione ex-situ nella conservazione delle specie, da cui emerge l’importanza della collaborazione tra questi due programmi ex-situ e in-situ e la necessità di pianificare nei dettagli il progetto. CNR, MIPA e Ministero dell’Ambiente si occupano di gestire al meglio questa collaborazione.

I programmi di reintroduzione delle specie in natura sono coordinati dalla Captive Breeding Specialist Group (CBSG)…

(… segue …)

Leggi l’articolo completo: Silvia Arossa, Il ruolo degli zoo nella conservazione delle specie a rischio di estinzione, in Scienze e Ricerche n. 38, 1° ottobre 2016, pp. 16-18