Quanto è sicuro volare oggi? L’aereo a confronto con i mezzi di trasporto più diffusi

di Salvatore Brischetto e Luca Albregard.

“Quanto è sicuro volare oggi?” Domanda inflazionata ma non banale, soprattutto per chi con il volo non ha mai avuto un rapporto idilliaco. Cercheremo di fare un po’ di chiarezza provando a districarci fra numeri e indici, questi ultimi non sempre di chiara interpretazione e spesso utilizzati in modo tale da condizionare l’esito della risposta verso una direzione voluta. I primi dati, che inizialmente proveremo a rileggere in chiave “terapeutica” per chi non ama volare, provengono dall’organizzazione principe dell’aviazione civile, ossia l’ICAO (International Civil Aviation Organization), attraverso il suo annuale Safety Report [1]. Nel 2014, fra voli commerciali internazionali e nazionali, si sono mossi 3.2 miliardi di passeggeri nel mondo. Nel 2013, sono stati 3.1 miliardi, mentre nel 2012 si sono avuti 2.9 miliardi di passeggeri. Considerando aeromobili con peso massimo certificato al decollo superiore ai 5700 kg e revisionati dall’ICAO tramite il Safety Indicators Study Group (per intenderci, velivoli che svolgono almeno voli di linea regionali con un minimo di 10 passeggeri), il numero di incidenti nel 2013 è diminuito del 10% rispetto al 2012, passando da 99 incidenti a 90. Il dato ancora più significativo è legato al numero di decessi, infatti tali incidenti hanno provocato 388 vittime nel 2012 a fronte delle 173 vittime del 2013. Le 173 vittime del 2013 rappresentano il valore più basso mai registrato dal 2000, in diminuzione del 53% rispetto al 2012 e del 65% rispetto alla media dell’ultimo quinquennio. Inoltre, se si considerano tutte le operazioni commerciali schedulate, nel 2013 si sono avuti 2.8 incidenti per ogni milione di partenze, anche questo dato è in diminuzione, del 13%, rispetto al 2012 dove si sono avuti 3.2 incidenti per ogni milione di partenze. Il 2014 è stato invece un anno molto particolare e di difficile interpretazione, che ha visto il numero di incidenti risalire rispetto al 2013, riassestandosi all’incirca al valore del 2012, ossia 98 invece che 99. Le vittime sono state invece un numero veramente importante, ossia 904. Questo dato è di difficile interpretazione visto che il numero di vittime si è quintuplicato rispetto al 2013 a fronte di un simile numero di incidenti. Interpretare un dato del genere risulta molto difficile e attribuire al caso il fatto di avere un numero così elevato di morti a fronte dello stesso numero di incidenti potrebbe anche essere una parziale spiegazione. Conferma di ciò è data dal rateo di incidenti per milioni di partenze, che nel 2014 si è attestato al 3.0, non molto dissimile dai due anni precedenti (2.8 nel 2013 e 3.2 nel 2012).

Tali numeri assoluti e freddi possono comunque non tranquillizzare chi ha davvero paura di volare. Cerchiamo quindi di fare un confronto generale, non solo con gli altri mezzi di trasporto ma anche con alcune attività quotidiane: il risultato potrebbe sorprenderci. Innanzitutto per fare un confronto rigoroso occorrerebbe tenere conto del numero totale di mezzi di trasporto che si muovono quotidianamente nel mondo e possibilmente delle relative persone coinvolte. Ad esempio, confrontare in termini assoluti aereo e auto non avrebbe molto senso visto che molte più vetture si muovono nel mondo rispetto agli aerei, per di più regolamentate in modo del tutto diverso dal traffico dell’aviazione generale. Si deve parlare quindi di numeri relativi, ossia di indici opportunamente elaborati. A tal proposito, uno degli studi più interessanti degli ultimi anni è stato condotto nel 2000 dal Dipartimento dei Trasporti Britannico [2], [3] prendendo in esame il tasso di mortalità dei principali mezzi di trasporto in relazione a parametri come ad esempio le ore complessive di viaggio o i relativi chilometri percorsi. Tale analisi è anche rintracciabile in una raccolta dati ad opera di Roger Ford e pubblicata nel magazine britannico Modern Railways [4]. L’articolo in questione analizza il livello di sicurezza delle principali tipologie di trasporto, confrontandole tra loro in base al numero di ore di viaggio, di chilometri e di movimenti percorsi in media da ogni mezzo, e valutandone il numero di morti complessivo. Nonostante tale studio risalga al 2000, la pubblicazione mantiene una sorprendente attualità, con risultati che facilmente possono essere assimilati a quelli odierni, in virtù dei trascurabili cambiamenti nella tipologia di mezzi circolanti e nei comportamenti della popolazione (caratteristiche discusse nelle statistiche dei trasporti elaborate nel report [3] del governo britannico). In relazione alle ore di viaggio (numero di vittime ogni miliardo di ore) l’autobus urbano è il mezzo più sicuro con in media 11.1 morti, segue il treno con 30, mentre l’aereo si può considerare da questo punto di vista sicuro quanto il treno con 30.8 morti ogni miliardo di ore. Ma i dati più interessanti arrivano dopo, con nave e camion che hanno una media di 50 e 60 morti, fino ad arrivare all’auto con 130 morti ogni miliardo di ore. Scorrendo ulteriormente questa interessante classifica si arriva ai dati più sorprendenti, si hanno 220 vittime fra i pedoni, 550 se si va in bicicletta, per arrivare alla moto/motociclo che è il mezzo meno sicuro con 4840 vittime ogni miliardo di ore. Ma l’analisi condotta si è spinta oltre, in quanto i vari mezzi di trasporto analizzati viaggiano a velocità completamente diverse. Quindi le ore di viaggio si traducono in differenti quantità di chilometri percorsi: per percorrere i circa 700 km che separano Roma da Torino è sufficiente un’ora di aereo mentre con l’auto si impiega circa otto volte tanto. Questo significa che in termini di chilometri percorsi l’aereo sarà sicuramente il mezzo più sicuro poiché ne percorre di più a parità di tempo. Infatti secondo quest’ottica, nella classifica stilata dal dipartimento troviamo al primo posto l’aereo con 0.05 vittime per miliardo di chilometri percorsi, mentre l’autobus urbano e il treno risultano sostanzialmente distanziati con un valore di 0.4 e 0.6 rispettivamente. Tutti gli altri mezzi di trasporto hanno ordini di grandezza maggiori con camion, navi e auto comunque comparabili fra loro con 1.2, 2.6 e 3.1 vittime per miliardo di chilometri. Andando giù in questa classifica, si arriva quindi alla bicicletta con 44.6, pedoni con 54.2 e infine moto/ciclomotori con 108.9 vittime per miliardo di chilometri. Tale classifica cambia nuovamente se si considerano i morti per miliardi di movimenti. In questo caso l’aereo risulta più penalizzato rispetto agli altri mezzi, a parte i motocicli/moto che restano i più “pericolosi” a prescindere, perché ci sono meno movimentazioni totali, le quali in tale rapporto vanno al denominatore e quindi fanno crescere il valore di quest’ultimo indice per gli aerei.

Di seguito sono riportati alcuni dei risultati tratti dall’articolo sopracitato, e precedentemente commentati, con relativa elaborazione grafica.

 

Tabella 1: numero di morti nel 2000 in Gran Bretagna per alcuni mezzi di trasporto
  Morti per miliardo di ore di viaggio Morti per miliardo di chilometri Morti per miliardo di movimenti
Autobus 11.1 0.4 4.3
Treno 30 0.6 20
Aereo 30.8 0.05 117
Nave 50 2.6 90
Automobile 130 3.1 40
Motociclo 4840 108.9 1640

 

Tralasciando il primato del motociclo/moto a livello di numero di morti per tutti e tre gli indici, è evidente il differente risultato che si ottiene a seconda delle modalità con cui i dati vengono elaborati, ad indicare quanto la valutazione del livello di sicurezza nei trasporti dipenda strettamente dalla tipologia di dati utilizzati e dal modo in cui essi vengono manipolati. A sostegno di questa tesi, sono stati calcolati nel presente lavoro altri due nuovi indicatori, ritenuti fondamentali per lo sviluppo di una corretta analisi del livello di sicurezza dei mezzi considerati. Il primo di tali indici è la “Mortalità”, calcolata come rapporto tra il numero di morti annuo e il numero complessivo di incidenti, mentre il secondo è il “Tasso di Gravità”, calcolato rapportando il numero complessivo di morti e feriti con il numero di passeggeri-km in miliardi (dove con passeggeri-km si intende la sommatoria del numero di passeggeri moltiplicata per l’estensione media del loro viaggio). Al fine di uniformare la trattazione con i risultati forniti da Ford, si è scelto di riferire l’analisi al panorama anglosassone, attingendo i dati da elaborare dalla medesima fonte dello studio di Ford, seppure aggiornata all’anno 2013 [4]. L’informazione contenuta nell’indice di mortalità, sebbene fuorviante per certi aspetti, è tra quelle maggiormente utilizzate in letteratura nell’ambito della sicurezza nei trasporti. Infatti, in quanto rapporto tra numero di morti e numero totale di incidenti annui, esso rappresenta il numero medio di morti per incidente, fornendo quindi una stima della gravità del singolo evento incidentale, senza tenere però conto della frequenza con cui tale evento si manifesta. E’ chiaro che un indice del genere penalizzi oltremodo l’aereo poiché pur avendo incidenti non molto frequenti, questi ultimi quando si verificano sono spesso gravi per conformazione e caratteristiche stesse del velivolo, e inoltre di solito viene coinvolto un numero elevato di passeggeri contemporaneamente. Risulta quindi più utile, dal punto di vista della sicurezza, valutare il tasso di gravità, il quale è in grado di fornire informazioni quantitative sui passeggeri che vengono coinvolti in eventi incidentali ogni miliardo di passeggeri-km, tenendo in considerazione nel calcolo anche i feriti. In questo caso trovandosi al denominatore la sommatoria del numero di passeggeri moltiplicata per il chilometraggio medio delle tratte, diventa logico trovare l’aereo al primo posto in questa particolare classifica. Purtroppo non è stato possibile calcolare questo indice nel caso del trasporto marittimo a causa di dati insufficienti o non dettagliati sul numero di passeggeri e soprattutto sulla lunghezza media delle tratte.

Le tipologie di indicatori che è possibile utilizzare sono quindi innumerevoli

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Leggi l’articolo completo: Salvatore Brischetto e Luca Albregard, Quanto è sicuro volare oggi? L’aereo a confronto con i mezzi di trasporto più diffusi , in Scienze e Ricerche n. 37, 15 settembre 2016, pp. 35-38