La periodizzazione nel calcio e la tutela della salute attraverso lo sport

di Stefania Santamaria, Vincenzo Russo, Ilaria Ricatti, Sara Cefola.

Lo sport apporta numerosi vantaggi all’individuo che lo pratica nonché alla collettività. Infatti, il miglioramento della salute e la diffusione di alti valori sociali sono soltanto alcuni dei benefici ad esso associati. Sebbene a livello europeo il diritto allo sport è esplicitamente riconosciuto e tutelato, non altrettanto può dirsi a livello nazionale ove riceve tutela indiretta. Nonostante ciò, forte è il legame tra l’art. 32 Cost e lo sport che ha come risvolto non solo l’obbligo da parte dello Stato di eliminare ogni ostacolo all’esercizio dell’attività sportiva del singolo ma anche la pretesa di quest’ultimo a ricevere un’adeguata assistenza tecnica e medico-sanitaria durante il suo esercizio.

Se quanto appena detto è vero, è altrettanto innegabile che la pratica sportiva comporta anche dei rischi per la salute stessa. Ciò non è stato sottovalutato dall’ordinamento giuridico e sportivo che si sono espressi in termini di responsabilità ed altresì hanno imposto la formazione e l’aggiornamento professionale per lo staff tecnico dell’atleta proprio per la realizzazione del connubio “sport-salute”, a partire dalla conoscenza dei principi base della preparazione atletica e dei diversi cicli di allenamento. La preparazione atletica è un processo sistematico estremamente importante dell’esercizio fisico che si basa sulla variabilità dei carichi di lavoro scelti considerando le caratteristiche antropometriche dell’atleta, il livello specifico delle sue capacità motorie, le sue capacità tecniche e tattiche nonchè le sue caratteristiche psicologiche. Sulla base di esse si potrà stilare un’adeguata periodizzazione la quale richiede sia una fase di pianificazione che una di programmazione che si fondano anche sulla tipologia di sport da praticare.

Lo sport e la tutela della salute

I benefici derivanti dalla pratica di un’attività sportiva sono ben noti: lo sport ha l’enorme pregio di sviluppare le capacità coordinative e condizionali, favorire un corretto sviluppo fisiologico, morfologico, psicologico, cognitivo e socio-relazionale di chi lo pratica, riducendo, l’insorgenza di malattie cronico-degenerative. Esso, inoltre, consente l’acquisizione di valori fondamentali, tra cui l’interazione e l’inclusione sociale, che sono spendibili non solo sul campo sportivo ma nella vita inter relazionale.

Tale ultimo aspetto è oggetto di considerazione sia nel Trattato di Amsterdam del 1997 che nella Relazione di Helsinki sullo sport del 1999 ove ci si sofferma rispettivamente sulla “[…] rilevanza sociale dello sport, in particolare il ruolo che esso assume nel forgiare l’identità e nel ravvicinare le persone […]” nonché sulla circostanza che lo “[…] sport rappresenta una tribuna ideale per l’inclusione e la coesione sociale […]” ed un “[…] incomparabile strumento educativo […]”.

Inoltre, l’impatto positivo che ha lo sport sulla salute è sottolineato sia nella Relazione del 1999 nonché nella Dichiarazione del Consiglio e dei rappresentanti dei Governi degli Stati membri del 2003 ove si afferma la necessità di “[…] diffondere i valori dello sport (NdR come mezzo) di promozione del benessere fisico e mentale e del miglioramento della qualità della vita […]”.

Ed ancora, il Libro Bianco sullo Sport del 2007 riconosce lo sport come “fattore benefico alla salute” e nella Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni: Sviluppare la dimensione europea dello sport del 2011 si legge: “Lo sport ha un grande potenziale per contribuire ad una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva e alla creazione di nuovi posti di lavoro grazie ai suoi effetti positivi sull’inclusione sociale, sull’istruzione e sulla formazione e sulla salute pubblica. Esso […] (Ndr migliora) la salute e la produttività della popolazione e (NdR garantisce) una migliore qualità della vita nella vecchiaia […]”.

In Italia, il riconoscimento dello sport, quale diritto fondamentale dell’individuo ha avuto un lento processo ed oggi ancora non riceve tutela diretta nella Costituzione.  Ciò nonostante in dottrina, si afferma che “lo Sport è un bene che lo Stato in nessun caso può sottrarre o gestire, per perseguire interessi diversi da quelli dell’individuo, sia come singolo, sia nelle aggregazioni specifiche della pratica sportiva. […] il fenomeno sportivo riceve dalla Costituzione una forma di tutela che può dirsi indiretta, non per questo meno efficace, tutela che si esplica nella garanzia dei valori e delle situazioni giuridiche con lo sport intimamente connessi e cioè negli oltre cinquanta articoli dedicati alla libertà e ai diritti della personalità […]”.

Infatti, in tutte le espressioni in cui esso si manifesta, il fenomeno sportivo è un modo nel quale si esprime la persona. L’uomo, attraverso di esso si sviluppa sia come singolo individuo sia come membro delle formazioni sociali cui egli appartiene.

Inoltre, la pratica dello sport, insegna e diffonde valori universali quali lealtà, correttezza, rispetto delle regole, legalità, integrazione, tutela della diversità e democrazia che possono racchiudersi nel più ampio concetto di fair play che viene considerato in dottrina espressione del dovere di solidarietà sociale, buona fede e correttezza.

Ed ancora, il collegamento tra la tutela della salute attraverso lo sport è un legame consolidato. La salute, e con esso lo sport, è un diritto fondamentale e primario riconosciuto in capo a chiunque. La tutela della salute, che si realizza attraverso lo sport, ha come conseguenza l’obbligo da parte dello Stato di eliminare ogni ostacolo all’esercizio dell’attività sportiva del singolo e la pretesa di quest’ultimo a ricevere un’adeguata assistenza tecnica e medico-sanitaria durante il suo esercizio.

Se quanto appena detto è vero, è altrettanto innegabile che la pratica sportiva comporta anche dei rischi per la salute stessa. Ciò non è stato sottovalutato dall’ordinamento giuridico e sportivo che si sono espressi in termini di responsabilità ed altresì hanno imposto la formazione e l’aggiornamento professionale per lo staff tecnico e medico dell’atleta.

Si consideri, a tal proposito, il regolamento del settore tecnico della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) che impone ai tecnici, all’art 19, di curare la formazione tecnica e le condizioni fisiche dei calciatori, nonché di promuovere la conoscenza delle norme regolamentari, tecniche e sanitarie. Inoltre, l’art. 32 impone ai predetti di partecipare ad incontri e seminari di aggiornamento e perfezionamento.

Da ciò si evince come sia necessaria una buona preparazione del tecnico per la realizzazione del connubio “sport-salute”, a partire dalla conoscenza dei principi base della preparazione atletica e dei diversi cicli di allenamento

La preparazione atletica e gli aspetti fisiologici che la caratterizzano

La preparazione atletica è un processo sistematico dell’esercizio fisico, con intensità e quantità ripetuti tali da produrre carichi progressivamente crescenti che stimolano i processi fisiologici di super-compensazione dell’organismo e che favoriscono l’incremento delle capacità fisiche, psichiche, tecniche e tattiche degli atleti al fine di consolidarne ed esaltarne il rendimento in compensazione.

La super-compensazione è un processo fisiologico che si verifica a seguito di un intenso allenamento seguito anche per parecchi giorni consecutivamente. Ad essa segue una fase di stanchezza generale, calo delle prestazioni e, dal punto di vista psicologico, un calo della voglia di allenarsi.

Per riprendersi da detto malessere bisogna stare a riposo per un periodo tale da consentire l’eliminazione delle tossine dai tessuti e la riparazione delle cellule danneggiate dall’allenamento.

Tale periodo è dipendente dal carico di allenamento a cui si è stati sottoposti.

Il gioco del calcio rientra in quelle discipline sportive a impegno aerobico-anaerobico alternato nelle quali vi è, appunto, l’alternanza più o meno regolare, codificata o prescelta, delle seguenti fasi:

a) sub-aerobiche: con impegno inferiore alla massima capacità aerobica;

b) aerobica: al limite della potenza aerobica;

c) anaerobiche: con sforzi che impegnano i sistemi metabolici in assenza di ossigeno;

d) di riposo.

Suddivisione dei vari cicli di lavoro

Il carico di lavoro prescelto si basa su diverse variabili tra cui le caratteristiche antropometriche (peso e statura), il livello specifico delle capacità motorie, le capacità tecniche e tattiche, le caratteristiche psicologiche. Sulla base di esse si potrà stilare un’adeguata suddivisione dei cicli di lavoro: la c.d. periodizzazione la quale richiede una fase di pianificazione ed una di programmazione.

La prima è un momento generale di formulazione della strategia delle grandi variazioni di struttura dell’allenamento riferite ad un ampio arco di tempo ed ad obiettivi intermedi. Vengono definiti gli obiettivi, le priorità, le scadenze più importanti, i tempi occorrenti per le varie fasi di preparazione, i metodi e i mezzi più idonei.

La programmazione è un momento particolareggiato di stesura del programma di allenamento sulla base di quanto pianificato in precedenza.

La periodizzazione si propone il raggiungimento della massima forma sportiva e quindi estrinsecazione da parte dell’atleta di tutte le sue potenzialità fisiche e psichiche.

Le fasi di acquisizione della detta forma sportiva sono tre:

- fase di sviluppo che si svolge in due momenti: uno iniziale indirizzato alla ricerca di una efficienza generale avente lo scopo di aumentare le capacità funzionali dell’organismo ed un momento successivo in cui si ricercano gli elementi più specifici che portano al raggiungimento della forma vera e propria. Pertanto, iniziando con un’attività multiforme e poliedrica si andrà gradualmente verso un lavoro sempre più specifico sia per quanto riguarda le qualità fisiche che per le capacità tecniche. Detta fase, negli sport di squadra, come il calcio, coincide con il periodo pre gara;

- fase di mantenimento nel quale l’andamento ondulatorio dei carichi di allenamento – che si realizza con opportune variazioni della quantità e della intensità – influisce sullo stato di forma che subisce leggere ondulazioni positive e negative. Negli sport di squadra coincide con i periodi di sosta dal campionato o in concomitanza con partite di secondaria importanza, mentre negli sport individuali, con il lasso di tempo intercorrente tra due competizioni;

- fase della perdita temporanea che si identifica con un calo transitorio (successivo alle gare importanti) e nel quale l’attività si riduce, per non indurre a fenomeni di saturazione fisica e psichica e conseguente abbassamento repentino della forma.

Al modello appena descritto di periodizzazione si stanno accompagnando nuove tendenze dovute al sempre maggior numero di competizioni sia negli sport di squadra che individuali.  In alcuni casi ciò sta avendo come conseguenza che le gare di minore importanza vengano considerate come parte della fase di allenamento. Inoltre, mentre, soprattutto negli sport di squadra, gli allenatori hanno introdotto una pianificazione mensile e non più annuale, per la preparazione ad ogni gara, negli sport individuali, quali pesistica, ciclismo e nuoto, si è persino rinunciato ad ogni forma di periodizzazione: gli atleti, pertanto, soprattutto di alto livello, vengono preparati nell’immediatezza della competizione.

A ben vedere, però, tale ultima scelta oltre a non avere alcun apporto scientifico, non ha nemmeno mostrato particolari esiti positivi i quali, invece, sono stati ottenuti da quegli atleti che nel loro ciclo di allenamento hanno introdotto dai due ai tre macrocicli con periodi ben definiti di preparazione e di gara.

La durata delle fasi è condizionata da vari fattori quali l’età dell’atleta, le sue caratteristiche fisiche e tecniche ed ovviamente la tipologia dello sport.

Negli sport individuali quali nuoto, pattinaggio sul ghiaccio di velocità e nell’atletica leggera, il periodo di gara può essere sino a 2 volte più breve rispetto ai giochi sportivi ed i giochi stagionali si caratterizzano per periodo di preparazione più lunghi e di gara più brevi rispetto agli sport con competizioni che si svolgono per tutto l’anno.

Inoltre, negli sport che presentano lunghi periodi di gara si sceglie una periodizzazione basata su una ripartizione uniforme dei carichi nelle fasi d’allenamento e di gara, mentre nei giochi sportivi con gironi, con pause abbastanza lunghe, si mantiene la periodizzazione tradizionale, con una struttura ad onda dei picchi di intensità nelle varie fasi della stagione.

Quantità e intensità del carico di allenamento sono in stretta relazione tra di loro condizionandosi a vicenda sia in senso positivo che negativo. Infatti, fino a un certo livello possono entrambe aumentare ma, quando è superato si ha stabilizzazione o addirittura decremento di una delle due.

Detti due parametri dovranno essere tenuti presenti non solo nella programmazione del lavoro annuale ma anche nei cicli più ristretti sia mensili e settimanali.

Nei microcicli settimanali è opportuno inserire nella prima metà carichi di allenamento caratterizzati prevalentemente dall’intensità, mentre nella seconda si intensificherà il lavoro quantitativo diminuendo quello intensivo.

Il macrociclo

In questa fase da una visione generale del programma di allenamento si tenderà a scendere sempre più al particolare fino alla singola unità di allenamento giornaliero.

Nella periodizzazione di un macrociclo sono quindi compresi:

- periodo preparatorio (suddiviso in tappa fondamentale e tappa sociale)

- periodo agonistico (o pre-gara)

- periodo transitorio (o di transizione)

Ogni periodo comprende mesocicli a loro volta composti da macrocicli, organizzati in singole unità di allenamento.

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Leggi l’articolo completo: Stefania Santamaria, Vincenzo Russo, Ilaria Ricatti, Sara Cefola, La periodizzazione nel calcio e la tutela della salute attraverso lo sport, in Scienze e Ricerche n. 34, 1° agosto 2016, pp. 74-79