Scienze e diritto nella procreazione medicalmente assistita

di Flavia Anastasi.

La fecondazione eterologa permette l’unione dei gameti artificialmente, osservabili tramite il microscopio. Il seme o l’ovulo provengono da un individuo al di fuori della coppia. I metodi ammessi dalla legge 40 del 2004 in Italia per questa tipologia di fecondazione sono principalmente due e si suddividono in interventi di primo e secondo livello.

Nell’inseminazione artificiale si procede attraverso l’inserimento di liquido seminale nella cavità uterina, la tecnica  viene detta di “primo livello” e superando il tratto cervicale gli spermatozoi giungono direttamente all’utero.  L ’inseminazione intrauterina mira, attraverso una terapia ormonale (generalmente gonadotropine) a stimolare la produzione di ovociti da parte dell’ovaio durante il medesimo ciclo. Lo scopo è indurre una crescita follicolare multipla. In tal caso è importante monitorare ogni due giorni la crescita dei follicoli (che diventeranno ovociti) tramite ecografie oppure analisi del sangue per controllare la secrezione ormonale.

Se la sterilità è di grado importante si ricorre alla tecnica di secondo livello, detta fertilizzazione in vitro con trasferimento degli embrioni. .I tre ovociti  sono prelevati per via transvaginale in anestesia e l’ intervento è monitorato da ecografia. Successivamente vengono scelti gli ovuli per la fecondazione e viene preparato il campione di sperma.. Gli ovociti sono posti su una piastra in cui è presente liquido seminale, se avviene la fecondazione si prelevano 3 embrioni che vengono trasferiti nell’utero.. Il numero di tre è previsto dalle line guida  della European Society for Human Reproduction & Embryology (ESHRE) allo scopo di mantenere un certo equilibrio fra probabilità di gravidanza e rischio di gravidanza plurigemellare.  Il trattamento può durare dalle 4 alle 6 settimane.

Altrimenti,  un’altra opzione, sempre di secondo livello, prevede l’iniezione intracitoplasmatica di sperma. Un singolo spermatozoo è inserito nel citoplasma , al fine di fecondare l’ovulo, con i medesimi accorgimenti medici della precedente tecnica. Anche in questa evenienza, infatti, è importante il monitoraggio della risposta ovarica. Così si crea artificialmente l’unione delle cellule riproduttive mature, ovvero i gameti.  Clinicamente si pongono problemi rilevanti, come la possibilità che tramite metodi artificiali si possano generare figli malformati o con problemi genetici. Tali possibilità sono dovute alla situazione biologica pre esistente della madre e non alle tecniche utilizzate. Molto spesso queste donne si sottopongono a severe terapie ormonali o interventi dell’apparato genitale proprio per il loro problema di infertilità.

La fecondazione di secondo livello presenta invece questioni legate ad anomalie dell’imprinting genomico, di fatti alcune rare malattie genetiche ( sindrome di Angelman, di Berkwitz) sembrano poter essere correlate proprio alla tipologia di inseminazione intracitoplasmatica. Ciò sembra derivare dalle condizioni di ipofertilità  paterna . Tali rischi inducono i clinici a consigliare di sottoporsi alla fecondazione di secondo livello solo in casi estremamente gravi di infertilità..

La diagnosi pre impianto , clinicamente, risulta essere una pratica molto importante. Tale indagine viene svolta su due globuli polari, o su blastomeri pre embrionali, prelevati dalla donna. I globuli polari sono corpi citoplasmatici che contengono i cromosomi espulsi dall’ovocita durante la maturazione meiotica.

Il primo esce durante l’ovulazione, il secondo con l’entrata dello spermatozoo nell’ovoplasma, con l’attivazione dell’ovocita. Le indagini vanno eseguite su entrambi e forniscono informazioni genetiche sull’ovocita e non sull’embrione. Si possono così utilizzare cellule uovo non portartici di malattie genetiche per il concepimento, in caso di malattie recessive di entrambi i genitori o di malattie genetiche della madre.

Sempre in relazione alla fecondazione artificiale una metodica utilizzata è   la crioconservazione ovvero il congelamento delle cellule uovo, che sostituisce quella dei pre embrioni (un metodo vietato in Italia) e permette la conservazione del patrimonio follicolare in donne con patologie che danneggiano il sistema riproduttivo. Vengono congelate strisce di corticale ovarica trasferite poi in altre parti del corpo (es. addome) al fine di ripristinare una corretta funzionalità. Infatti la maturazione dei follicoli in vitro risulta altamente complessa.

Si sta tentando, in alcuni laboratori, di produrre ovuli artificiali per evitare la donazione di quelli naturali. Inoltre sperimentazioni sono in atto per ridurre l’ipofertilità, aumentando il numero dei gameti e dunque le possibilità riproduttive. Si coltivano in vitro spermatogoni, cellule germinative primordiali; negli ovociti si tenta di bloccare la divisione meiotica e attivare la mitosi per la moltiplicazione delle cellule.

Oggi la fecondazione eterologa nel territorio italiano è inclusa nei Livelli essenziali di assistenza (LEA) del Servizio Sanitario Nazionale ed è gratuita o tramite pagamento di ticket, fino a tre tentativi, per le donne fino ai 43 anni di età.

PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA ALLA LUCE DELL’ULTIMA PRONUNCIA DELLA CORTE COSTITUZIONALE

“Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”: con la Legge 40/2004 l’ordinamento giuridico italiano disciplina gli artifici medico chirurgici atti a sopperire l’incapacità umana, femminile o maschile che essa sia, di poter generare prole naturalmente. Sterilità e infecondità sono considerati alla stessa stregua.

A livello di legislazione i limiti imposti dalla legge (L.40/2004) riguardanti la ricerca clinica e sperimentale sugli embrioni, intendono evitare la possibilità di creare “bambini su misura”, intervenendo geneticamente sui gameti. Il ricorso all’eugenetica è vietato , così come ogni forma di speculazione economica. La recente disciplina in materia di procreazione assistita, quali risultati ha raggiunto, considerando i cambiamenti dell’opinione pubblica nel corso del tempo? Si tenterà di rispondere a tale domanda alla luce delle ultime pronunce giurisprudenziali in merito e in base agli avanzamenti della scienza medica in ambito di procreazione.

Il legislatore, fin dalla genesi della regolamentazione in questione ha optato per una visione omnicomprensiva del concetto di procreazione. Tale impostazione ha animato, nel corso di un decennio, numerosi dibattiti e pronunce giurisprudenziali, che hanno modificato la morfologia della legge stessa.

Tutt’oggi   la dicotomia tra bioetica e diritto genera antitetiche posizioni ideologiche, che mal si conciliano con una coerente e armoniosa interpretazione della norma pretoria.  Diverse concezioni si alternano nel dibattito odierno: alcuni ritengono sia impossibile rinunciare al diritto in questioni di bioetica, altri sostengono che quest’ultimo sia solamente un meccanismo costituito al fine di emettere sanzioni. Sul versante cattolico si palesa un’evidente avversione sulla costruzione di legislazioni in materia di etica ai fini di nuove nascite.

La bioetica nasce agli inizi degli anni settanta del millenovecento e si occupa di numerose questioni relative alla cura medica, alla morte e alla vita. In quest’ultimo caso si inseriscono le riflessioni sulla nascita al di fuori del rapporto sessuale, la tecnica della fecondazione in vitro e il trasferimento dell’embrione al fine di evitare malattie genetiche.

Difficile definire la stessa “bioetica”: tale scienza ricomprende l’etica ma non è identificabile con quest’ultima, gli aspetti inclusi sono la morale, il diritto e le regolamentazioni in ambito medico.

All’origine delle filosofie sulle nascite medicalmente assistite si instaura l’elaborazione di un’etica riproduttiva che ricomprenda i diritti dei singoli al pari della futura prole. In una concezione deontologica si rivelano avversioni sulla possibilità stessa di far nascere un bambino al di fuori della normale coppia eterosessuale, in un ottica consequenzialista prevalgono le valutazioni delle condizioni di vita della futura famiglia con prole, secondo invece le concezioni della virtù si valutano le caratteristiche personali di coloro che scelgono di far nascere una nuova vita.

L’etica medica e la bioetica non vanno comunque confuse: nelle questioni sanitarie si ricerca una soluzione accettabile sia dal paziente che dal medico.

Il lato normativo mostra dunque una sottile interposizione con il biodiritto, se si vogliono considerare quali criteri etici affrontare nel momento in cui si verificano problemi bisogna necessariamente aprire uno spazio etico di riflessione che ricomprenda una moltitudine di scienze umane quali l’antropologia, la psicologia la storia e la sociologia, indispensabili per evidenziare il contesto in cui i fatti si verificano. Il biodiritto si pone come un diritto giurisprudenziale e non legislativo. Il versante normativo si costituisce anche con la politica ai fini di confrontarsi sulle dimensioni normative che vengono istituzionalizzate.

Il primo caso si poneva all’attenzione del Tribunale di Roma già nel 1956, una donna riceveva da terzi il seme, al di fuori della coppia, per procreare, dunque una fecondazione di tipo eterologa. Tale fatto metteva in luce la necessità di porre una regolamentazione in materia, considerando i progressi scientifici e medici che accompagnavano tale tecnica. In questa posizione è possibile intravedere l’interazione tra biologia e ricerca medica e come si inserisca la natura bioetica dei fatti accaduti. In tal senso questa disciplina si pone come una struttura che permette agli esseri umani di usufruire di pratiche e scoperte che arricchiscono le potenzialità terapeutiche.

Si poteva dunque costruire e pensare un’etica riproduttiva che considerasse le ragioni morali dei singoli e della prole? Ovviamente la risposta era affermativa, si sviluppava un filone di studi che dava vita, nel proseguo del tempo, alla recente legge del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita. Il livello normativo però, fino alla fine degli anni 90 non è progredito al pari della scienza medica. Sorgevano nuove ipotesi come, “il diritto alla procreazione e ad un patrimonio genetico non manipolato”, come anche il diritto di conoscere la propria origine in caso di fecondazione eterologa. A fronte di un vuoto legislativo e normativo nasceva la legge 40 del 2004 sulla procreazione assistita a livello medico.

(… segue …)

Leggi l’articolo completo: Flavia Anastasi, Scienze e diritto nella procreazione medicalmente assistita, in Scienze e Ricerche n. 33, 15 luglio 2016, pp. 54-56